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	<title>Brunabianchi's Weblog</title>
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		<title>La pena a vita</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 18:51:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brunabianchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Irina Lucidi, madre delle gemelline svizzere scomparse a gennaio, ha detto recentemente in un&#8217;intervista che suo marito era un ossessivo. Pretendeva regole ferree in casa e le applicava con rigidità costringendo la famiglia a sottostare alle sue decisioni. Le bambine, così piccole com&#8217;erano, non devono nemmeno essersi accorte di avere un padre affetto da una patologia e non soltanto da un carattere particolarmente imponente. Irina invece se ne era accorta, tant&#8217;è che ha tentato, come si fa in ogni coppia con problemi, prima di risolverli con lui, poi con l&#8217;aiuto di uno psicologo. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=brunabianchi.wordpress.com&amp;blog=1457698&amp;post=219&amp;subd=brunabianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Irina Lucidi, madre delle gemelline svizzere scomparse a gennaio, ha detto recentemente in un&#8217;intervista che suo marito era un ossessivo. Pretendeva regole ferree in casa e le applicava con rigidità costringendo la famiglia a sottostare alle sue decisioni. Le bambine, così piccole com&#8217;erano, non devono nemmeno essersi accorte di avere un padre affetto da una patologia e non soltanto da un carattere particolarmente imponente. Irina invece se ne era accorta, tant&#8217;è che ha tentato, come si fa in ogni coppia con problemi, prima di risolverli con lui, poi con l&#8217;aiuto di uno psicologo. Non è servito a niente, ha detto. Gli psicologi servono quando esiste la consapevolezza del problema, che ovviamente Mathias Shepp non aveva e se l&#8217;aveva non intendeva affatto risolverlo. Ce lo dicono con certezza, oggi, la sua fine e la scomparsa delle sue figlie.  Irina si è alfine separata dal marito come fanno molte coppie che tentano di risolvere i problemi dapprima cercando di individuarli affrontandoli e in seguito si danno per vinti con la famosa frase &#8221;incompatibilità di carattere&#8221;. Spesso, solo molti anni dopo, si comprendono le vere ragioni di quell&#8217;incompatibilità, espressione decisamente riduttiva che si usa nei tribunali e negli studi legali per non indagare le vere cause delle separazioni,  che spetta appunto ai singoli o tutt&#8217;al più agli psicologi e agli psichiatri se si intendono coinvolgere. Ma la storia di Irina e Mathias è del tutto particolare e per fortuna rara. La sua evoluzione ha generato un mostro, lo stesso che forse lei aveva intravisto (ma negato) quando obbligava tutti a cenare alle 7 di sera e andare a letto alle 9 senza possibilità di discuterne. Nelle vecchie generazioni questo era un classico e non un&#8217;ossessione. E difficilmente generava mostri. Più semplicemente creava rancori familiari dove uno solo comandava (e manteneva la situazione sotto controllo) e gli altri obbedivano (in silenzio e soffrendo). E allora dov&#8217;è la differenza tra il patriarcato di un tempo (ma ancora presente in moltissime case italiane) e la famiglia italo-svizzera finita in una tragedia immane? I segnali di allarme colti da Irina, donna indipendente e moderna, colta e aperta hanno scatenato la rabbia latente di Mathias Shepp. Lei non voleva essere controllata e umiliata, nè subire imposizioni da un marito-coetaneo. Impossibile darle torto. Il fatto che non usasse la violenza fisica non sposta di una virgola il problema: Mathias Shepp era un violento e l&#8217;ha ampiamente dimostrato, sia facendo sparire le bambine nascondendo, ingannando e depistando, sia uccidendosi contro la locomotiva di un treno (anche la scelta del  modo di suicidarsi parla delle persone). Non sappiamo realmente cosa abbiano percepito le piccole Alessia e Livia, ma la logica dice che non avevano paura del loro padre perché con loro non aveva motivo di entrare in conflitto. Il problema era la moglie. Perchè non ha ucciso lei invece delle figlie e di se stesso? Poche ore fa è stata riportata una dichiarazione illuminante del pluriassassino norvegese cui il giudice ha confermato altre settimane di isolamento in carcere: l&#8217;isolamento è noioso. E&#8217; una tortura crudele, ha detto Breivik, senza mai mostrare nessun rimorso per gli 85 ragazzi uccisi.</p>
<p> Thomas Shepp voleva garantire alla moglie l&#8217;isolamento di una cella, torturarla sadicamente per sempre, anche da morto, vendicarsi della sua ribellione al potere maschile che voleva rappresentare indiscutibilmente e non poteva farlo se non dandole una pena a vita, lenta e crudele: uccidere le sue figlie e non fargliene mai più ritrovare. Lui invece ha sofferto pochissimo lanciandosi contro il treno. Quindi si rifletta bene sulla pena di morte che a volte si invoca contro gli assassini più crudeli. Breivik, il mostro  di Oslo,  finalmente soffre del male che ha provocato. Peccato che non sia riusciti a a localizzare Shepp quando era in viaggio dalla Francia alla Corsica all&#8217;Italia, prima del suo suicidio.</p>
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		<title>La saliva delle gemelline</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 13:33:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brunabianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[delitti in famiglia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si comprende mai perchè ci vogliano tanti mesi per analizzare bene un reperto importante per le indagini. Mattias Shepp si è suicidato a Cerignola, in provincia di Foggia, in una stazione defilata e buia, il 3 febbraio scorso. La sua auto, una berlina nera, era parcheggiata appena fuori, chiusa a chiave. Quattro mesi dopo il sostituto procuratore della Repubblica di Foggia ha annunciato che le indagini scientifiche hanno rilevato una minuscola particella biologica di una delle due bambine scomparse, e precisamente una microscopica goccia di saliva. Le due bimbe di sei anni e mezzo sono state cercate a lungo dapprima in Italia (nei pozzi vicini alla stazione) poi in Corsica, sulle tracce di testimonianze vaghe , ma soprattutto di un ultimo viaggio compiuto dal padre ingegnere  svizzero che aveva ed ha ancora dell&#8217;inverosimile. Gli inquirenti le hanno sempre cercate morte. Uccise poco prima del suicidio del padre sotto il treno, oppure sul traghetto che porta in Corsica o, ancora, in qualche caletta della bellissima isola corsa. Poi è arrivata la volta della Svizzera. Andando a ritroso nel tempo, controllando gli orari, le telefonate, gli spostamenti del cellulare (che pecca sempre di errori di chilometri), l&#8217;uscita dall&#8217;autostrada in territorio francese, le immagini delle telecamere nel parcheggio sotterraneo di Marsiglia che lo ritraggono indubbiamente solo così come quelle riprese dal bancomat della stessa città francese, si è cominciato a pensare che Alessia e Livia non fossero neppure mai uscite dalla Svizzera. E gli svizzeri hanno cominciato a cercarle sepolte. Solo le televisioni, i giornali e la gente comune (in Facebook per esempio) ha seguito le altre piste, cioè, quelle delle testimonianze di avvistamento o dell&#8217;ipotesi, pur se peregrina, che l&#8217;uomo avesse potuto darle in affidamento a qualcuno pur di salvarle. I primi giorni di questa bruttissima storia ho scritto che le bambine potevano essere nel lago di Losanna, forse dentro le due valigie mai ritrovate e sicuramente sparite dalla casa paterna. Il ragionamento proveniva dall&#8217;attenzione verso i dettagli (diversi), di cui uno in particolare: i seggiolini dell&#8217;auto trovati in casa, all&#8217;entrata, quasi abbandonati lì come gli zainetti delle bambine. Sapendo che gli svizzeri da decenni usano i seggiolini e non disobbediscono ai codici della strada, suonava alquanto improbabile che Shepp avesse portato via le bimbe senza assicurarle come aveva sicuramente fatto centinaia di volte, in forma addirittura automatica. Pensarle nel lago rendeva logico il motivo del renderle introvabili (il lago non restituisce i corpi e, se zavorrati, non riemergeranno mai neppure in caso di movimenti violenti delle onde) e il trasporto in auto da morte e non da vive. Un caso del lago di Iseo (a Tavernola) era stato un esempio: due coniugi si erano suicidati gettandosi in acqua con l&#8217;auto e molto tempo dopo i sub professionisti che lì si allenano, avevano trovato la borsetta della donna (coi documenti intati) che si era arenata su una scogliera sommersa, ben più in alto dell&#8217;auto colata a picco. Un ritrovo assolutamente casuale, dunque legato a più di una circostanza fortunata. </p>
<p>Nei giorni successivi la teoria del lago di Losanna, è sopraggiunta la pietà verso le piccole e il bisogno di cercarle vive. Questo significa che chi indaga non dovrebbe neppure chiamare per nome le vittime per ragionare a mente fredda e non farsi prendere dalle emozioni. L&#8217;indagine, benchè sempre spronata da sentimenti di pietà, non può farsi condizionare da niente, tantomeno dalla speranza di un risultato che non sia doloroso per nessuno.</p>
<p>A distanza di tanto tempo la saliva ritrovata sul tappetino del bagagliaio, benchè minucola traccia che non consente per il momento nessuna certezza (portata da un oggetto della bimba, per esempio) dice ancora una volta che è la logica a dover guidare le ricerche. La saliva nel baule di un&#8217;auto significa normalmente che lì c&#8217;è stato un essere umano. Avvelenato? Non credo. Il veleno è dolorissisimo e non uccide in pochi secondi senza far soffrire. Invece una massiccia dose di farmaci addormenta fino alla morte. Le valigie diventano contenuitori per due corpicini morti da nascondere in un luogo dove non verranno trovate. L&#8217;obettivo di Sheppe era questo, non dimentichiamolo.  Dove sarebbero allora le due piccole? Nel lago di Losanna, o a Nord o a Sud di San Sulpice, dove lui e la moglie abitavano benchè in case separate. Dove le avrebbe addormentate a morte? In casa sua, luogo più sicuro e lontano da occhi indiscreti. Un bicchiere d&#8217;acqua prima di promettere loro di andare insieme al ristorante alle 13, per esempio. Due bicchieri c&#8217;erano, sul tavolo della cucina, ma non contenevano alcuna sostanza. Shepp era molto furbo: se ha usato bicchieri o bottiglie d&#8217;acqua con sostanze sciolte per uccidere le figlie ha buttato tutto insieme perchè sapeva che il suo vantaggio sulla moglie che avrebbe cercato in casa non era tantissimo. E, infatti, la moglie avrebbe potuto fermarlo prima che si suicidasse se soltanto avesse funzionato anche in Italia il tam tam partito dalla polizia di Marsiglia il giorno successivo per fare arrestare un uomo accusato di furto d&#8217;auto (l&#8217;escamotage che il bravissimo ispettore di Marsiglia aveva trovato). Irina l&#8217;avrebbe forse visto marcire in manicomio o in galera, ma delle bambine, c&#8217;è da giurarlo, lui non avrebbe mai detto una sola parola.</p>
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		<title>La soia colpevole?</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 18:47:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brunabianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[E-coli 104]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I morti sono 33, gli infettati 3000 e adesso sappiamo con certezza che la colpa è stata della soia. Anzi, dei germogli di soia perchè la soia era stata messa sotto accusa da subito per poi dire che non c&#8217;entrava niente.  Di solito dei tedeschi ci si fida. Ma in questo caso di batterio killer (o altamente aggressivo) chiamato E-104, stessa famiglia degli escherichia coli ma mai scoperto prima,  qualche dubbio viene. La metodologia per scovarlo pare impeccabile, da veri 007. Prima una sbirciata nel cassonetto della spazzatura dove un malato grave aveva gettato gli avanzi del pranzo micidiale, poi una visita a tutti i 28 ristoranti vche pronevano nel menu i germogli mescolati all&#8217;insalata o da soli. Se ben si ricorderà, i primi giorni dell&#8217;allarme, si era parlato di turisti che ad Amburgo avevano pranzato una sola volta. La parola turisti ora è scomparsa, e dalla Bassa Sassonia, dove i germogli vengono prodotti in un&#8217;azienda Bio, coltivati delicatamente in vaschette con acqua (attenzione: non infetta!) e venduti nei pressi perchè facilmente deperibili, l&#8217;allarme risuona circoscritto. Ma solo apparentemente. Infatti, visto che pare certo che i responsabili siano i germogli e non l&#8217;acqua che li coltiva, il batterio mutato da dove proviene? Dai semi. E dove sono i semi di soia? Verrebbe da dire in Cina.</p>
<p>C&#8217;è qualcosa però che i tedeschi hanno taciuto e che invece un medico di Berlino, sentito per telefono, dice senza reticenze:  l&#8217;E-coli 104 è un batterio che esiste da almeno dieci anni,mai scoperto non significa che non esisteva e non uccideva o faceva ammalare anche prima. I bassi numeri  (3000 infettati da un batterio che si trasmette da uomo a uomo, ha un&#8217;incubazione dai 7 ai 15 giorni, sono pochi per parlare di epidemia) non sono paragonabili nemmeno lontanamente alle tante infezioni tossicologiche gastroenteriche che spediscono spesso al creatore gli anziani e i debilitati.  Il medico berlinese ha notizie più interne rispetto a quelle rese pubbliche dal ministero della Sanità tedesca. E la logica dice che ha ragione. Prima di scoprire un batterio o un virus refrattario agli antibiotici tradizionali alcune persone devono morirne.  Quante ne sono morte prima dell&#8217;ultimo mese o quante si sono ammalate in chissà quali e quanti parti del mondo non è dato saperlo semplicemente perchè non era circoscritto come è successo ad Amburgo. Quindi, tranquilli. Tempo un anno e verrà scoperto un altro sconosciuto batterio o virus aggressivo, resistente anche a questi antibiotici. Non è detto che sia colpa delle case farmaceutiche ma certamente le case farmacutiche ci vanno a nozze.</p>
<p>Ps: il medico berlinese è stato contattato dalla sottoscritta ma non può rilasciare una dichiarazione pubblica, purtroppo.</p>
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		<title>Il batterio mai visto</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 14:37:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brunabianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Amburgo]]></category>
		<category><![CDATA[Batterio E-coli 104]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni intestinali]]></category>

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		<description><![CDATA[Duemila casi esplosi, 1600 accertati, 17 persone morte e dieci paesi coinvolti. L&#8217;E-coli 104, così battezzato dal biologo molecolare che l&#8217;ha scoperto nelle feci  di una persona infettata, ricorda altri batteri, virus o retrovirus scoperti sui pazienti all&#8217;inizio di grandi epidemie che poi, inspiegabilmente (e senza trovare le giuste cure) sparivano così come erano venute. Uno dei casi più eclatanti è stato quello dell&#8217;influenza A, denominata suina. Nel 2009 la pandemia partita dal Messico veniva spiegata così: Da aprile 2009 sono stati accertati focolai di infezione nell&#8217;uomo in Messico. Il numero dei casi, la presenza di morti accertati e la trasmissione da uomo a uomo hanno fatto salire il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=brunabianchi.wordpress.com&amp;blog=1457698&amp;post=200&amp;subd=brunabianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Duemila casi esplosi, 1600 accertati, 17 persone morte e dieci paesi coinvolti. L&#8217;E-coli 104, così battezzato dal biologo molecolare che l&#8217;ha scoperto nelle feci  di una persona infettata, ricorda altri batteri, virus o retrovirus scoperti sui pazienti all&#8217;inizio di grandi epidemie che poi, inspiegabilmente (e senza trovare le giuste cure) sparivano così come erano venute. Uno dei casi più eclatanti è stato quello dell&#8217;influenza A, denominata suina. Nel 2009 la pandemia partita dal Messico veniva spiegata così:</p>
<p>Da <a title="Aprile" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aprile">aprile</a> <a title="2009" href="http://it.wikipedia.org/wiki/2009">2009</a> sono stati accertati focolai di infezione nell&#8217;uomo in <a title="Messico" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Messico">Messico</a>. Il numero dei casi, la presenza di morti accertati e la trasmissione da uomo a uomo hanno fatto salire il livello di allarme. Casi sporadici sono sospettati anche in altri paesi americani. Il virus sembra colpire caratteristicamente le persone adulte sane e molto meno, al contrario della influenza classica, anziani e bambini. Questo è probabilmente dovuto al fatto che bambini e anziani sono in gran parte vaccinati contro l&#8217;influenza stagionale, e sembra che questa protezione diminuisca la capacità di infezione su questi individui. L&#8217;alimentazione a base di carne suina non aumenta le probabilità di contrarre l&#8217;infezione che si trasmette da uomo a uomo per via aerea come le comuni influenze. Secondo il prof. Calvielli  i casi di virus di origine animale mutati e trasmissibili da uomo a uomo sono dovuti ai metodi di allevamento del bestiame nutrito a base di mangimi animali<sup>[</sup>. Anche se alcuni Stati hanno autorizzato l&#8217;abbattimento di maiali indiscriminato nel loro territorio, consumare carne di maiale cotta ad almeno 70 gradi sembra azzerare la probabilità di trasmissione maiale-uomo della malattia attraverso carne di suino infetta. È deducibile che questa pandemia è stata oggetto di un &#8220;bombardamento&#8221; mediatico. Stando a risultati di analisi statistica, si può tranquillamente dedurre che la semplice influenza stagionale, produce un numero di vittime di gran lunga superiore a quelle provocate dal virus A/H1N1.</p>
<p>Ci furono, l&#8217;anno seguente, anche denunce esplicite contro le case farmaceutiche produttrici di farmaci e di gel disinfettanti che fecero affari d&#8217;oro. Poi tutto cadde nel dimenticatoio. Oggi molti si chiedono, più consapevoli del potere sanitario nel mondo, se anche questo batterio non sia per caso una bufala creata appositamente sia  per riequilibrare il mercato import-export, sia per &#8220;inventare&#8221; un nuovo antibiotico.</p>
<p>Appare in ogni modo sospetto l&#8217;atteggiamento della Germania, nella fattispecie dell&#8217;Istituto superiore della Sanità, che per prima cosa punta il dito su cetrioli d&#8217;importazione mettendo in ginocchio di colpo l&#8217;economia già fragilissima della Spagna. A seguire, il premier russo Putin annuncia che non farà avvelenare dall&#8217;Europa (tutta) il suo popolo in nome dell&#8217;Unione del Commercio europeo.</p>
<p>Il primo ragionamento da fare, in questi casi, è sospettare delle persone &#8221;fantasma&#8221; che sarebbero state infettate. Così come per l&#8217;influenza A, si è scoperto poco a poco che quelle che ne morivano erano tutte persone già malate o immunodepresse o poco reattive ai farmaci. Il secondo ragionamento da fare è il numero elevato di donne rispetto a quello degli uomini. I numeri di cui si tratta sono piuttosto bassi per una statistica vera e propria ma danno certamente un&#8217;idea veritiera del fenomeno suddiviso per sesso ed età. Il terzo ragionamento riguarda il cibo ingerito dai pazienti che hanno incubato il batterio dai 7 ai 15 giorni e non si è visto, invece, alcun elenco di alimenti sospetti (e il motivo) pubblicata dai tedeschi e ripresa dagli italiani. </p>
<p>Cosa manca in questo quadro? I controlli della falda acquifera della zona più prossima alla produzione agricola,  i cui prodotti sono stati commerciati nella zona sotto attenzione. Germania e Russia in questo sono identiche: in casa propria è meglio guardare il più tardi possibile e se anche le colpe sono interne è meglio non farlo sapere. Ecco spiegato perchè la prima accusata è stata la povera Spagna.</p>
<p>E&#8217; legittimo però chiedersi anche perchè il cetriolo sia stato messo sul banco degli imputati per poi venirne velocemente tolto. Probabilmente si è semplicemente andati per esclusione dovendo trovare una verdura di grande consumo. Altra ipotesi ben poco convincente: perchè britannici , americani e francesi (notare bene: gli italiani che ad Amburgo volano spesso per afffari sono intoccati dall&#8217;infezione) dovrebbero abbuffarsi di cetrioli crudi durante i loro pasti al  ristorante? Chi va in Germania difficilmente sfugge a un hot dog, ma del cetriolo può fare tranquillamente a meno. Gli hot dog di provenienza suina però non sono mai stati accusati. Vogliamo sperare che sia perchè c&#8217;è una spiegazione scientifica su questo tipo aggressivo di escherichia coli non presente nell&#8217;intestino degli animali (e dell&#8217;uomo). Le accuse precise riguardano i liquami fognari che sarebbero entrati nelle falde acquifere con la cui acqua è stata poi annaffiata la verdura. E perchè cetrioli e non insalata? Verdura, quest&#8217;ultima, peraltro molto più comune e di gran lunga prefertita, a tavola, dalle donne, che spiegherebbe la più alta percentuale di infetti di sesso femminile.</p>
<p>Avendo in prima persona sperimentato una grave forma di gastroentertite acuta (così denominata  in assenza di una specifica diagnosi) al rientro dall&#8217;Argentina, con gli stessi sintomi dell l&#8217;E-coli 104, mi sono chiesta se il mio caso non fosse isolato. Al ricovero in pronto soccorso (era il 2008) ho pensato che cosa avessi mangiato e dove negli ultimi tre giorni. Pesce d&#8217;oceano, lattuga  in abbondanza (di campo) e budino di latte fatto in casa. Essendo intollerante al latte ho accusato subito quest&#8217;ultimo e così hanno dedotto anche i medici non trovando assolutamente niente (batteri generici, tifo, salmonella, celiachia, ecc) che potesse aver dato un quadro tanto grave (emorragia dall&#8217;intestino, anse ispessite e versamento di liquidi all&#8217;esterno dell&#8221;ansa intestinale). Sono guarita in 4 giorni (solo con digiuno quasi totale e litri e litri di fisiologica), ma il dubbio (e il timore che si ripetesse) mi hanno fatto approfondire il problema. Niente: dopo 3 mesi di analisi mirate  (in un ospedale molto più specialistico) è risultato solo una ipersensibilità viscerale, cioè facilità a infiammarsi. Eliminata l&#8217;ansia, ho ricominincato a viaggiare ma ho inventato una dieta ad hoc che seguo anche in Italia: niente insalata e niente latticini (a parte il parmigiano reggiano che non contiene lattosio). Sono tornata in Argentina altre tre volte, fermandomi per diversi mesi e non ho mai più avuto un solo episodio. Fortuna? Caso? Può essere. Personalmente resto convinta che la causa fosse stata l&#8217;insalata mangiata a 38 gradi di temperatura in una estancia molto turistica a 100 km da Buenos Aires .  In quella estancia c&#8217;erano maiali, galline e orto, tutto nello stesso fazzoletto di terra.  Il tremendo batterio che a seconda dei casi i medici chiamano, popolarmente, maledizione di Montezuma o in nessun modo proprio perchè sconosciuto al microscopio,  esiste da sempre e ovunque ma nessuno si premura di fare statistiche. Al Nord dell&#8217;Argenrtina, per esempio, i bambini indios lo scorso anno sono stati decimati (14 morti in due settimane) dalla gastroenterite dovuta all&#8217;acqua inquinata. Qualcuno ha annunciato l&#8217;epidemia a lettere cubitali?</p>
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		<title>Padri distratti fino alla morte</title>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2011 15:57:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brunabianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bambini dimenticati]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini dimenticati in auto]]></category>
		<category><![CDATA[Elena]]></category>
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		<description><![CDATA[Visto? Aveva ragione la mamma di Elena, la piccola di 22 mesi morta per edema cerebrale da disidratazione in auto a Teramo. Ieri è morto an che Jacopo, mesi 11, stessa fine orrenda.  Anche lui dimenticato in auto dal padre, stavolta a Perugia. La mamma di Chiara si sarà consolata, noi invece siamo più sconcertati di prima. Come mai? Il presidente di Telefono Azzurro ieri ha tuonato: sono maltrattamenti, non dimenticanze. Togliamo la patria potestà a questi genitori.   Noi adulti senza colpe possiamo stare tranquilli: non lasceremo un figlio in auto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=brunabianchi.wordpress.com&amp;blog=1457698&amp;post=195&amp;subd=brunabianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto? Aveva ragione la mamma di Elena, la piccola di 22 mesi morta per edema cerebrale da disidratazione in auto a Teramo. Ieri è morto an che Jacopo, mesi 11, stessa fine orrenda.  Anche lui dimenticato in auto dal padre, stavolta a Perugia. La mamma di Chiara si sarà consolata, noi invece siamo più sconcertati di prima. Come mai? Il presidente di Telefono Azzurro ieri ha tuonato: sono maltrattamenti, non dimenticanze. Togliamo la patria potestà a questi genitori.</p>
<p>  Noi adulti senza colpe possiamo stare tranquilli: non lasceremo un figlio in auto chiuso dentro a 30 gradi, non scenderemo dall&#8217;auto distratti da mille cose ricordandocele tutte fuorchè una: il bambino.  Assolvere un adulto solo perchè si dispera di fronte alla sua colpa gravissima e al dolore che ne conseguirà per tutta la vita non riporta giustizia nè a Elena nè a Jacopo nè a tutti i bambini che non sono nel cuore e nella mente dei loro genitori &#8221;stressati&#8221;. Se non si punisce l&#8217;omicidio colposo limitandosi a credere nella buona fede di chi mostra sofferenza, disperazione e pentimento, la società non potrà chiamarsi nè civile nè giusta. Molti assassini soffrono per tutta la vita per quello che hanno fatto in un momento di cosiddetto raptus che è un misto di rabbia, depressione, sfogo e tentativo di risolvere un conflitto eliminandolo fisicamente. Eppure di loro non abbiamo pietà, la giustizia li giudica e li punisce anche quando dicono non volevo farlo e appaiono sinceri. Se non si esce dal buonismo del perdono che permette a un padre di non assumersi le sue responsabilità in vita verso un bambino affidatogli, vedremo altri Elena e Jacopo morire così, tra atroci sofferenze che non merita neppure un cane.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/brunabianchi.wordpress.com/195/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/brunabianchi.wordpress.com/195/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/brunabianchi.wordpress.com/195/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/brunabianchi.wordpress.com/195/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/brunabianchi.wordpress.com/195/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/brunabianchi.wordpress.com/195/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/brunabianchi.wordpress.com/195/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/brunabianchi.wordpress.com/195/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/brunabianchi.wordpress.com/195/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/brunabianchi.wordpress.com/195/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/brunabianchi.wordpress.com/195/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/brunabianchi.wordpress.com/195/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/brunabianchi.wordpress.com/195/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/brunabianchi.wordpress.com/195/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=brunabianchi.wordpress.com&amp;blog=1457698&amp;post=195&amp;subd=brunabianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;assoluzione  in nome di Elena</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 22:11:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brunabianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[dimenticata]]></category>
		<category><![CDATA[Elena]]></category>
		<category><![CDATA[Teramo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Procuratore del Tribunale di Teramo non ha riscontrato dolo per la dimenticanza della piccola Elena. Solo sfortunatissime coincidenze fatte di black out iniziale, nel mezzo e forse anche alla fine, se il padre non avesse sentito il rantolo della figlioletta che stava morendo appen a è salito in auto. La moglie l&#8217;ha chiamato al telefono per ricordargli di andare a prendere la bimba all&#8217;asilo e lui ha detto sì. C&#8217;era bisogno di ricordarglielo? Però non è servito a niente. Come non è servito portare un documento in auto a metà mattina (quando forse Elena si sarebbe potuta salvare) per quel strano aiuto interiore che ti fa scattare un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=brunabianchi.wordpress.com&amp;blog=1457698&amp;post=191&amp;subd=brunabianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Procuratore del Tribunale di Teramo non ha riscontrato dolo per la dimenticanza della piccola Elena. Solo sfortunatissime coincidenze fatte di black out iniziale, nel mezzo e forse anche alla fine, se il padre non avesse sentito il rantolo della figlioletta che stava morendo appen a è salito in auto. La moglie l&#8217;ha chiamato al telefono per ricordargli di andare a prendere la bimba all&#8217;asilo e lui ha detto sì. C&#8217;era bisogno di ricordarglielo? Però non è servito a niente. Come non è servito portare un documento in auto a metà mattina (quando forse Elena si sarebbe potuta salvare) per quel strano aiuto interiore che ti fa scattare un piccolo campanello d&#8217;allarme e te lo fa suonare sotto forma di documento. Ti ricordi della bambina? Non l&#8217;hai lasciata all&#8217;asilo&#8230; Niente, nemmeno il documento è servito. Così si sono fatti i funerali di Elena, in quattro e quattr&#8217;otto, asssolvendo chi nel parcheggio non ha visto niente per 5 ore (i vetri oscurati, quelli che in Italia hanno un numero infinitesimale di persone per sentirsi più sicuri  contro le aggressioni dei delinquenti e il padre di Elena, che era solo un docente universitario, li aveva)  e persino le maestre. Chè neppure loro si sono prese la briga di chiamare casa e chiedere come mai Elena non è venuta, perchè si sa che i bimbi piccoli spesso non vengono portati al nido e non bisogna preoccuparsi troppo. Tutti assolti. Assolti dalla famiglia, autoassolti, assolti dal prete, assolti dal giudice. Poteva capitare a tutti, è stato ripetuto come una tiritera che risuona una scusante per sopravvivere all&#8217;irresponsabilità più che al dolore. E&#8217; stato, quello del professore abruzzese,  un black out così selettivo (il lavoro, il documento, la casa, la moglie non sono stati toccati dall&#8217;area cerebrale spenta da troppo stress)  che suscita un discreto interesse. Centinaia di migliaia di genitori ogni santo giorno, da che mondo è mondo, fanno migliaia di cose (pensate alle contadine che hanno aiutato il marito nei campi, allevato cucciolate di figli, cucinato per tutta la famiglia e dormito poco per anni)) eppure continuano a proteggere l&#8217;unica cosa importante della vita: i figli.</p>
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		<title>La dimenticanza (o rimozione) di un figlio</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 13:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brunabianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[figli dimenticati]]></category>

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		<description><![CDATA[Elena non c&#8217;è più,  nessuno può dimenticare la realtà. Una realtà che fa male a tutti, come fece male Alfredino caduto nel pozzo di Vermicino per fatalità  e come fece male il sangue di Samuele schizzato sulle pareti della camera da letto di Cogne o come fece male la bastonata mortale toccata a Tommy che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=brunabianchi.wordpress.com&amp;blog=1457698&amp;post=186&amp;subd=brunabianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Elena non c&#8217;è più,  nessuno può dimenticare la realtà. Una realtà che fa male a tutti, come fece male Alfredino caduto nel pozzo di Vermicino per fatalità  e come fece male il sangue di Samuele schizzato sulle pareti della camera da letto di Cogne o come fece male la bastonata mortale toccata a Tommy che piangeva per essere stato strappato dal seggiolone. Morti inutili, disperate, sofferte prima di tutti dalle piccole vittime che hanno agonizzato, in secondo luogo da tutti noi, madri e padri universali dei più deboli. Il caso di Elena (che in 15 anni è il terzo, uno a Catania, l&#8217;altro a Merate e infine a Teramo)  consente meno analisi degli altri due, condannati dalla giustizia. A ben pensarci il caso di Tommy si è risolto con la giustificazione di un rapimento andato a male, la paura di venire scoperti, il non essere professionisti del crimine. Tommaso Onofri piangeva, come piangeva Samuele e come piangeva Elena nell&#8217;auto dai vetri oscurati, senz&#8217;aria e consapevole che la paura di venire abbandonata, tipica di tutti i bambini, per lei non era più solo una fantasia. La dimenticanza di Anna Maria Franzoni di aver ucciso suo figlio è stata chiamata rimozione di un atto sgradevolissimo, riprovevole, contro natura.  Eppure la Franzoni è stata ritenuta capace di intendere e volere e perciò non colta da amnesia da stress che pure era una condizione esistente. Lo stress che colpisce una madre, un padre o anche un rapitore improvvisato e che conduce alla morte di bambini così piccoli, è lo stesso. La differenza tra quello che colpisce un genitore normale e un genitore delinquente o addirittura un delinquente che genitore di quel bambino non è, è il campanello che risuona quando la soglia viene superata e si comincia a soffrire. Ecco perchè Freud parlava di rimozione. Tradotto: non ho colpa, non sono stato io.  Il primo trauma da rimuovere è  quello dell&#8217;adulto, che si riversa come un prolungamento di se stessi sul bambino.  Che trauma avevano patito il padre di Elena e la madre di Samuele e &#8211; io azzarderei - anche l&#8217;assassino di Tommy? Non sappiamo quasi nulla del passato lontano dei protagonisti della cronaca che è materia psichiatrica, a volte, del Tribunale e a volte nemmeno di quello, a seconda del tipo del reato o della catalogazione di un evento. Il padre di Elena è accusasto di omicidio colposo. Stessa accusa valida per i medici che compiono un errore in sala operatoria o durante una diagnosi. Stesso capo d&#8217;accusa di un incidente stradale dove non c&#8217;è volontà di uccidere. Fatalità che però vengono indagate e punite dalla legge.  Anna Maria Franzoni invece è stata condannata per omicidio volontario e per questo ha scatenato migliaia di sostenitori e oppositori: può una madre volere la morte del proprio bambino? Cosa può averle fatto per essere tanto odiato? C&#8217;è un odio che non si definisce odio, ma problema, o più correttamente, conflitto.</p>
<p> Il caso di Elena è uno di quelli borderline, cioè di confine.  I giornali non infieriscono nè indagano perchè i primi a non farlo sono i parenti stretti e il nome di chi è indagato è sinonimo di immacolato. Sfortunato, sotto stress. disperato. Certamente le cose sono andate come sono state raccontate. Con due variabili ancora sconosciute: perchè nessuno ha sentito la bambina piangere? Come mai nessuno è passato vicino a un&#8217;auto dentro un parcheggio in orario di grande attività scolastica? Peggio è sapere che l&#8217;uomo è andato a posare un documento in auto, sul sedile anteriore, alle 11 di mattina. Un documento da portare a casa. E&#8217; uscito dalla facoltà, è andato in auto, l&#8217;ha aperta, ha posato il documento. Tre ore prima aveva allacciato la bambina al seggiolino e avrebbe dovuto slacciarla, prenderla in braccio, chiudere l&#8217;auto, consegnarla alle maestre, darle un bacino. Tante cose, affatto automatiche. Nemmeno quel documento da portare a casa era un automatismo, e lui ci ha pensato. L&#8217;ha portato lì forse per essere sicuro di non dimenticarlo sulla scrivania. Allora come ha fatto a dimeticare di avere una figlia in auto ben due volte in poche ore? L&#8217;ha sentita rantolare alle 13, quando è risalito in auto per andare a pranzo e ha pensato fosdse il cane, nemmeno la figlia. Elena nella su testa non c&#8217;era. Dov&#8217;era Elena? Non a casa, perchè lui l&#8217;aveva presa in braccio e messa in auto. Non al nido, perchè lui non l&#8217;aveva tolta dall&#8217;auto e affidata alle maestre. La chiamano rimozione da stress. Un secondo figlio in arrivo, il lavoro, il cambiamento di casa. Tutto insieme genera un cocktail esplosivo tanto da far dire alla madre della bambina (povera donna), poteva capitare a chiunque.  La madre di Elena giustifica il suo uomo e con lui difende se stessa, non afferma una verità assoluta, perchè se capitasse a chiunque avremmo un caso al mese o forse all&#8217;anno, e invece per fortuna ne abbiano avuti tre soli in 15 anni.  Certo a questi vanno aggiiunti gli  incidenti  domestici mortali che spesso hanno le stesse identiche ragioni.  Sostenere che non si ha colpa nella dimenticanza  mortale è come sostenere  l&#8217;omicidio da stress.  Perchè allora la Franzoni è stata condannata, dato che non poteva odiare Samuele al punto da desiderarne la morte? Perchè la Franzoni ha usato suo figlio come prolungamento di se stessa, incapace di adattarsi all&#8217;ambiente che la circondava, alla famiglia attuale e a quella d&#8217;origine. Via il figlio via il problema. E&#8217; ovviamente un processo incoscio e non elaborato, ma l&#8217;essere umano contiene anche la capacità di sentire quel campanello d&#8217;allarme che gli fa chiedere aiuto prima di fare del male a sè o agli altri (i più deboli, donne e bambini).  Il padre di Elena non l&#8217;ha sentito o non l&#8217;ha voluto sentire, che non fa grande differenza.</p>
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		<title>Il volto di Shepp</title>
		<link>http://brunabianchi.wordpress.com/2011/03/16/il-volto-di-shepp/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 18:58:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brunabianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[delitti in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[gemelline]]></category>
		<category><![CDATA[gemelline scomparse]]></category>
		<category><![CDATA[Matthias Shepp]]></category>

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		<description><![CDATA[La nuova foto di Shepp in auto, mentre paga il pedaggio al casello di Nizza, resa nota oggi, ma che risale al 2 febbraio alle 9 e 13 del mattino, conferma solo quello che ampiamente si sopsettava. E cioè: le bambine sono rimaste in Corsica, o in Svizzera, o nella parte francese che comprende Annecy, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=brunabianchi.wordpress.com&amp;blog=1457698&amp;post=181&amp;subd=brunabianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La nuova foto di Shepp in auto, mentre paga il pedaggio al casello di Nizza, resa nota oggi, ma che risale al 2 febbraio alle 9 e 13 del mattino, conferma solo quello che ampiamente si sopsettava. E cioè: le bambine sono rimaste in Corsica, o in Svizzera, o nella parte francese che comprende Annecy, Lyon fino a Marsiglia. Già a Marsiglia, le foto che lo ritraggono ai vari bancomat e nel parcheggio lo mostrano solo. Ma è il volto di Shepp a incuriosire nelle immagini. Pare un uomo che stia compiendo un viaggio, un po&#8217; sospettoso ma non teso, nè troppo frettoloso. E infatti sta appunto compiendo un viaggio nei suoi sentimenti, l&#8217;ultimo, per andare a morire. Certo, non avevamo mai visto prima d&#8217;ora un assassino dei suoi figli comportarsi in modo così normale per tanto tempo (se le ha uccise il 30 gennaio nel primo pomeriggio, nei pressi di Saint Sulpice) ed è proprio questo a fare coltivare le speranze. Leggendolo però in un altro modo, un assassino che poi si suicida ha solo il mente il suo suicidio e nient&#8217;altro. Il percorso di Shepp è strano per noi che siamo razionali, soprattutto nella parte che riguarda questo passaggio a Nizza, sbarcando dalla nave che da Bastia porta a Tolone, con una puntata la stessa mattina prestissimo nei pressi di Tolone (all&#8217;interno, almeno una trentina di km) per imbucare  una cartolina alla moglie e dirle che è disperato. Certo, tutto appare strano e illogico: poteva imbarcarsi a Bastia e sbarcare a Napoli e da lì continuare per lo stesso percorso della memoria ma che ne sappiamo noi della sua memoria personale? Cosa voleva vedere in Italia? Quanto la voleva assaporare prima di cercarsi un luogo tranquillo e isolato come è la stazione di Cerignola? Anche lì, in attesa del treno giusto, è rimasto almeno un paio d&#8217;ore perchè il coraggio è difficile da chiamare a sè, anche in casi come questi dove tutto è già deciso con la mente.</p>
<p>Il volto di Shepp rivela pensieri cupi, doveri da compiere e altri già compiuti. Peccato che il gps sia inservibile e non chiarirà tutti i misteri rimasti, e invece se anche non si trova il registratore non mi pare così importante. Escludo che Shepp abbia detto cosa ne ha fatto delle figliolette per poi distruggere con se stesso quel nastro. Avrà raccontato nel  nastro molte altre cose personali, magari anche delle sue figlie, ma ritengo decisametne improbabile che abbia raccontato a ses stesso il dove. Avrà espresso solo il suo sconforto, così credo.  Se voleva dirlo a qualcuno l&#8217;avrebbe fatto inviando una lettera perchè quel registratore era suo, una sorta di alter ego che doveva morire con lui.</p>
<p>In tutta questa storia l&#8217;assenza più rilevante è quella dei suoi genitori, ai quali non ha scritto nemmeno una riga, nè nel testamento scritto lasciato a casa, nè in quello ideale inviato solo ad  Irina poco prima di suicidarsi. Per la madre, nel momento peggiore della sua vita, nemmeno una parola nè di accusa nè di richiesta di perdono. Niente di niente. Oltretutto, Shepp ha imbucato le ultime buste, quelle che contengono la confessione sulla sorte delle bambine e una con una parte del denaro reinviato, in una cassetta fuori uso da tempo. Impossibile che non se ne sia accorto. Basta guardare sulla pagina di Facebook dedicata da oltre un anno alla stazione di Cerignola Campagna per protesta dei residenti, le foto di quel luogo lugubre, vuoto e isolato 7 km dal paese. Curioso che chi ha scovato quelle lettere nella cassetta postale, dopo la morte di Shepp, abbia fotografato il suo contenuto dal buco e l&#8217;abbia consegnato ai carabineri.</p>
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		<title>La tragedia dentro di noi</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 21:45:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brunabianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[delitti in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[gemelline]]></category>
		<category><![CDATA[Alessia]]></category>
		<category><![CDATA[Livia]]></category>
		<category><![CDATA[Matthias Shepp]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; difficile non identificarsi nella bruttissima storia delle gemelline e dei loro genitori. In momenti così oscuri per tutti, sembrano crollare le poche certezze, come ai tempi in cui Anamaria Franzoni era accusata di aver ucciso suo figlio di tre anni e mezza Italia diceva no, non è possibile. Vi ricordate di Annamaria Franzoni? Oggi, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=brunabianchi.wordpress.com&amp;blog=1457698&amp;post=169&amp;subd=brunabianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; difficile non identificarsi nella bruttissima storia delle gemelline e dei loro genitori. In momenti così oscuri per tutti, sembrano crollare le poche certezze, come ai tempi in cui Anamaria Franzoni era accusata di aver ucciso suo figlio di tre anni e mezza Italia diceva no, non è possibile. Vi ricordate di Annamaria Franzoni? Oggi, moltissimi italiani che commentano in Facebook la pagina delle missing little girls di Saint Sulpice, si chiedono: ma siamo sicuri che quello che si è è suicidato a Cerignola era davvero Shepp? Ecco. Non è cambiato niente. Non importa se si continua a scrivere che sì, è proprio Shepp. Lo ha detto il Procuratore di Foggia, non uno spazzino di Cerignola. Hanno verificato perchè è legge e perchè i dubbi sono venuti anche a loro, che si crede? Una storia così assurda (ma realmente avvenuta) fa venire tanti dubbi anche a chi indaga. E invece bisogna accettare che un padre amorevole, biondo, normale ai nostri occhi possa uccida le proprie figlie, così come tanti padri lo hanno fatto prima di lui e altrettante madri. La tragedia greca ne sia d&#8217;esempio.<br />
Anche quella avvenuta a cavallo tra gennaio e febbraio del 2011 è una tragedia. Ci sono gli ingredienti del possesso, della gelosia, dell&#8217;ossessione, del rancore, della punzione e del non detto. Irina ha confessato: non mi aveva mai parlato così chiaramente come nelle lettere che mi ha inviato quando ormai era tardi. Perchè due persone non si parlano più pur avendo provato con terapie di coppia e rapporti di buon vicinato? Potrei azzardare l&#8217;ipotesi che Irina si è messa nelle mani del suo carnefice sicura che non l&#8217;avrebbe mai uccisa. Benchè sia difficile e scorretto immaginare rapporti di coppia quando non si è nella coppia, questa storia di dominio pubblico consente delle riflessioni. Quale madre lascerebbe la casa coniugale che le spetta di diritto? Quale madre accetterebbe di mandare le figlie di sei anni, 3 settimane in barca ai Caraibi col marito che non ama più da tre anni? Irina l&#8217;ha fatto, dice che le è costato ma l&#8217;ha fatto. Ha dato, in un certo senso, il manico del coltello in mano all&#8217;ex marito. Gli ha dato due messaggi in contemporanea: mi voglio fidare di te ma non mi fido più di te, tant&#8217;è vero che non oscillo nella decisione di lasciarti. Separati ma vicini di casa per il bene delle figlie. Qual era il bene delle figlie? Forse lo sanno bene i tribunali e gli psicologi, quelli che fanno tanta paura nelle separazioni. Ora sappiamo che Irina ha messo le figlie in mano al diavolo e per sopravvivere al suo fallimento di donna e di madre non può che negarlo. Credo che lo faremmo tutti o non resterebbe che la morte. Un amico ieri mi ha tramortito quasi gridandomi in faccia odio verso questa madre, vista solo in tv. Ha sostenuto che lei deve averlo diretto a bacchetta per anni, lui succube di lei, lei sempre perfetta e come si dice da noi, coi calzoni in casa. Il mio amico ha visto quello che io sinceramente non vedevo, forse in quanto donna. Di Irina mi hanno infastidito alcune cose e le ho considerate un campanello d&#8217;allarme importante nella mia indagine: non le si è mai incrinata la voce nei racconti più emotivi in tv e  ha atteso molto tempo prima di rispondere all&#8217;sms di Shepp in auto. Inoltre non ha parlato direttamente al telefono con le figlie per tutto il weekend del 29 e 30 gennaio. Almeno questo è quello che è arrivato fino a noi nelle sue testimonianze.<br />
Ho scritto una mail, tempo fa, all&#8217;indirizzo della pagina di Facebook aperta dalla famiglia. Chiedevo soltanto poche cose ma esatte e in lingua originale: gli orari e i contenuti di sms e lettere inviati da Shepp alla ex moglie. Mi sono presentata, ho lasciato tutti i miei recapiti e non ho ricevuto nessuna risposta. Mi sono chiesta perché,  finché un collega di Mediaset mi ha detto: Irina non accetta di parlare con tutti. Però con la televisione sì. Come mai non vuole aiuto dalla carta stampata? La stessa cosa mi è successa con Swiss Missing al cui presidente ho chiesto chiarimenti sulla sua dichiarazione a Quarto Grado e cioè la coppia intercettata a Lione proveniente da Fiumicino. Mi ha risposto dopo molti giorni soltanto inviandomi un&#8217;inutilissima agenzia locale sulle ricerche. Quindi ne ho dedotto che non c&#8217;era nessuna pista di coppia in attesa a Lione. Così come la testimonianza di Sanremo. Fatte alcune verifiche non risulta niente. Anzi. Mi sono soffermata su una parola della testimone: picciriddu. Non è pugliese, è siciliano. Ma la teste parlava di pugliesi. Quindi? Si inventa per la tv. Uno dei miei scolaretti del giornale, al chiedergli perchè proviamo tanta ansia per i delitti resi televisivi ha risposto candido: perchè così , generando ansia e aspettative, riguarderemo il programma la settimana successiva. Corretto. Questo bambino ha dieci anni e ha già capito tutto.<br />
Allora torniamo a Shepp e alle tante incongruenze. Una di queste è Cerignola. Ieri ho scoperto (non per caso..indago da un mese sulle gemelline molte ore al giorno) che la stazione di Cerignola Campagna ha una pagina in Facebook con 1600 sostenitori. Interessante, no? E&#8217; la stazione più isolata e abbandonata d&#8217;Italia&#8230;.Partire dalla fine aiuta a risalire all&#8217;inizio. Rileggendo tutto al contrario. Dai rapporti tra i coniugi, a due bambine suppostamente amate da entrambi ma non considerate figlie della coppia. Dalle foto si intuiscono delle cose. La prima è la normalità delle famiglie, la seconda l&#8217;esatto contario. C&#8217;è del non detto sui volti di tutti, ahimè anche delle gemelline.<br />
Non riesco ancora a capire<strong> come </strong>le abbia uccise, ormai convinta che l&#8217;abbia fatto tra le 13 e le 15 e 50, cioè quando ha avvisato Irina che le avrebbe tenute  una notte in più ma solo per allontanarla dalle sue tracce e non metterla in agitazione. Anche il cellulare spento ha la stessa motivazione, così come le cose razionali che ha fatto in una parte del suo viaggio. Penso persino il prelievo dei soldi: se è vero che avevano il conto cointestato (altra assurdità) aver prelevato il massinmo possibile  non consentiva alla moglie di prelevare niente per due giorni almeno, restava senza soldi e quindi lui aveva più tempo davanti per il suo piano di fuga. A fine piano, cioè il suicidio, restituisce tutto quello che non gli serve più. Non capisco come le abbia uccise per tre ragioni;  non aveva i seggiolini per portarle in auto e non avevano mangiato e perciò scalpitavano, e queste sono motivazioni logiche. Un duplice delitto non facile (non erano neonate) si compie all&#8217;alba, nel sonno, soprattutto se non è d&#8217;impeto. Quella irrazionale (emotiva) mi dice che non era un tipo violento e perciò  gli deve essere costato moltissimo, però nonostante questo ha atteso 4 giorni prima di morire. Oltretutto ha rischiaro di essere arrestato e finire in carcere i suoi giorni.</p>
<p>Le immagini che lo ritraggono al bancomat e nel parcheggio mi hanno mostrato un uomo circospetto, che teme di essere visto, e un uomo sfatto anche fisicamente. In uno di quei fotogrammi (nel parcheggio di Marsiglia) ci ho visto il volto di un criminale.</p>
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		<title>L&#8217;insostenibile tragedia di Medea e Giasone</title>
		<link>http://brunabianchi.wordpress.com/2011/03/06/linsostenibile-tragedia-di-medea-e-giasone/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 21:34:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brunabianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[delitti in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[gemelline]]></category>

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		<description><![CDATA[Vista l&#8217;indifferenza di Giasone suo sposo, Medea medita una tremenda vendetta.  Uccide i figli avuti con lui per assicurarsi che non abbia discendenza.  La perdita dei figli porta Giasone al sucidio. Come accadde per Annamaria Franzoni, ci si chiede se Schepp abbia veramente ucciso i suoi figli o addirittura se Shepp sia veramente morto suicida sotto il treno. La tragedia greca è dentro di noi. Anche così: Vista l&#8217;indifferenza di Medea sua sposa, Giasone uccide i figli avuti con lei. La perdita dei suoi figli porta Giasone al suicidio.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=brunabianchi.wordpress.com&amp;blog=1457698&amp;post=172&amp;subd=brunabianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vista l&#8217;indifferenza di Giasone suo sposo, Medea medita una tremenda vendetta.  Uccide i figli avuti con lui per assicurarsi che non abbia discendenza.  La perdita dei figli porta Giasone al sucidio.</p>
<p>Come accadde per Annamaria Franzoni, ci si chiede se Schepp abbia veramente ucciso i suoi figli o addirittura se Shepp sia veramente morto suicida sotto il treno.</p>
<p>La tragedia greca è dentro di noi.</p>
<p>Anche così:</p>
<p>Vista l&#8217;indifferenza di Medea sua sposa, Giasone uccide i figli avuti con lei. La perdita dei suoi figli porta Giasone al suicidio.</p>
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		<title>Le gemelline in fondo al lago di Losanna?</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 16:04:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brunabianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[delitti in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Alessia]]></category>
		<category><![CDATA[Gemelline]]></category>
		<category><![CDATA[lago]]></category>
		<category><![CDATA[Livia]]></category>
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		<category><![CDATA[Schepp]]></category>

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		<description><![CDATA[Torno alla mia prima ipotesi (post più sotto), decisamente più istintiva di quella di oggi, a lungo studiata e pensata. Dieci giorni fa avevo pensato che le bambine non fossero mai uscite dalla Svizzera per un semplice dettaglio: i seggiolini per l&#8217;auto lasciati in casa. Mettere le cinture di sicurezza così come usare i seggiolini [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=brunabianchi.wordpress.com&amp;blog=1457698&amp;post=160&amp;subd=brunabianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torno alla mia prima ipotesi (post più sotto), decisamente più istintiva di quella di oggi, a lungo studiata e pensata. Dieci giorni fa avevo pensato che le bambine non fossero mai uscite dalla Svizzera per un semplice dettaglio: i seggiolini per l&#8217;auto lasciati in casa. Mettere le cinture di sicurezza così come usare i seggiolini per i bambini, per gli stranieri (svizzeri in particolare) è un atto istintivo e non decisionale, non oscilla perciò a seconda dell&#8217;umore. Questo è stato il pirmo motivo che mi ha spinto a credere che Alessia e Livia non avessero viaggiato con lui nemmeno fino in Francia. Poi ho pensato al lago come luogo dove non si ritrovano più i corpi, dove è facile farli scivolare fino al fondo e non vederli neppure riemergere con piccoli accorgimenti..come il metterli dentro una valigia.<br />
Penso che sabato 29 gennaio, quando Shepp ha chiesto al vicino di tenere le bambine per un paio d&#8217;ore intendesse uccidersi da solo e cercare il luogo giusto per farlo. Penso che fosse devastato e non volesse mostrare la sua sofferenza alle bambine.<br />
Penso che non riuscisse neppure a stare con loro. Due giorni prima aveva scritto un testamento e cercato il modo per suicidarsi anche violento: arma da fuoco o veleno. Soffriva, e soffriva parecchio. Ha pensato alla Corsica e ha cercato in internet gli orari dei traghetti perchè lui era un uomo di mare che amava il mare e le barche. E le barche a vela. Chi vive una vita sull&#8217;acqua, l&#8217;acqua la ama e la vede come protettiva e amica. Forse voleva suicidarsi nel mare della Corsica, comprando una piccola barca per andare al largo (spiegherebbe il prelievo dei 7000 euro in un giorno, il massimo possibile).<br />
La domenica 30 gennaio Shepp ha lo stesso problema del sabato e chiede di nuovo al vicino di tenere le bambine. Non è detto che volesse ucciderle (anzi, le affida al vicino&#8230;), forse accarezzava l&#8217;idea come seconda ipotesi, certamente cercava un luogo dove farlo. Dove? Morges. A Morges ci sono 4 barche in dotazione della società per cui lavorava (così ho letto sui giornali svizzeri tempo fa, spero sia confermato) che sono state tra l&#8217;altro controllate. C&#8217;è stato certamente un cambio di programma ai suoi piani iniziali (morire) forse semplicemente perchè non ci è riuscito. Infatti va a riprendersi le bambine ma tarda almeno un&#8217;ora, ben oltre quella di pranzo metodicamente prevista in Svizzera. E&#8217; alle 13 che la decisione è presa, è definitiva e tremenda: parte da casa come un vulcano lasciando tutto com&#8217;è, anche le lasagne nel forno (segnale tipico degli scomparsi che poi vengono trovati suicida). Il suo cellulare è agganciato alla cella di Morges (5 km da casa) alle 15 e 50 quando lui telefona alla ex moglie per dirle che riporterà le bambine a scuola l&#8217;indomani e non alle 18 come concordato. Prende tempo per non farsi cercare. Allontana la moglie dai suoi passi che sono ancora lì, così vicini a casa . Davanti al lago di Losanna, così conosciuto, così in pace col mondo. Basta una barca e andare al largo un po&#8217; dove l&#8217;acqua è profonda.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/brunabianchi.wordpress.com/160/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/brunabianchi.wordpress.com/160/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/brunabianchi.wordpress.com/160/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/brunabianchi.wordpress.com/160/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/brunabianchi.wordpress.com/160/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/brunabianchi.wordpress.com/160/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/brunabianchi.wordpress.com/160/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/brunabianchi.wordpress.com/160/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/brunabianchi.wordpress.com/160/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/brunabianchi.wordpress.com/160/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/brunabianchi.wordpress.com/160/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/brunabianchi.wordpress.com/160/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/brunabianchi.wordpress.com/160/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/brunabianchi.wordpress.com/160/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=brunabianchi.wordpress.com&amp;blog=1457698&amp;post=160&amp;subd=brunabianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Matthias Shepp ha ucciso o no?</title>
		<link>http://brunabianchi.wordpress.com/2011/02/12/matthias-shepps-ha-ucciso-o-no/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 18:09:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brunabianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[delitti in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Corsica]]></category>
		<category><![CDATA[gemelline scomparse]]></category>
		<category><![CDATA[Losanna]]></category>
		<category><![CDATA[prospiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Viene un dubbio, non atroce, tutto il contrario. E se le frasi riportate dai giornali sono corrette, la lettera che Schepp scrive alla moglie Irina prima di suicidarsi (quindi da Cerignola) inviata insieme a quella, in un&#8217;altra busta, che dice che le bambine non hanno sofferto e riposano in pace, nascondessero altro? La lettera: &#60;Sono [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=brunabianchi.wordpress.com&amp;blog=1457698&amp;post=158&amp;subd=brunabianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Viene un dubbio, non atroce, tutto il contrario. E se le frasi riportate dai giornali sono corrette, la lettera che Schepp scrive alla moglie Irina prima di suicidarsi (quindi da Cerignola) inviata insieme a quella, in un&#8217;altra busta, che dice che le bambine non hanno sofferto e riposano in pace, nascondessero altro?<br />
La lettera:<br />
&lt;Sono pazzo, distrutto. Senza l&#039;affidamento congiunto non ce la faccio. Aiuto!! Non ne posso più, non ce la faccio più! Invece di un dialogo ragionevole, ho ricevuto come risposta questi avvocati di m&#8230;. Tutti volevano aiutarmi, soltanto tu no! Mia moglie! Non hai avuto tempo neanche una volta per parlare, e venire a Neuchatel era uno sforzo troppo grande per te, ed è stato per questo che sono andato fuori di testa!». E conclude: «Ora non voglio più nessun aiuto, è troppo tardi. Ti ho sempre amata!!!!!! Tutto ciò che volevo era una famiglia! Perdere te è stata già abbastanza dura, ma poi anche le bambine era troppo. Presumibilmente sono malato,<br />
ma non so di che cosa.Ciao per sempre! Non ne posso più! Mi dispiace enormemente, ma non c&#039;è più nulla da fare».<br />
Questa lettera non dice affatto che le bambine sono morte, anzi, dice : senza l&#039;affidamento non ce la faccio.<br />
Se è stata riportata e tradotta correttamente fa riaprire tutto il caso e cambiano anche le interptetazioni. Sembra che Schepp anunci sì il suo suicidio che sta per avvenire e lo fa per posta, sapendo quindi che la moglie non lo potrà più ferrmare (anche se in realtà vorrebbe&#8230;gli dispiace morire e quindi non deve essere così distrutto per aver provocato la morte delle sue figlie). Ma le bambine che per logica andavano incluse in questa missiva che spiega così bene perchè decide di farla finita sono citate al presente e non al passato. Sembra che siano escluse dalle dinamiche di colpevolizzazione tipiche delle coppie questa questa.<br />
C&#039;è poi la testimonianza di una signora corsa di Prospiano ritenuta molto attendibile: la donna dice di aver visto l&#039;uomo e le bambine in compagnia di una donna. Descrive correttamente i vestiti (delle bimbe, di lui non si sa) . Eranio le 9 e mezza del 1 febbraio. La donna ha tra i 45 e i 50 anni. Però l&#039;uomo e le bambine si sono imbarcati da soli e quindi o questa donna era sullo stessio ferry e lì l&#039;ha conosciuta, o si sono accordati per incontrarsi a Prospiano e quindi è corsa. C&#039;è anche il giallo del soprabito femminile trovato in casa di Shepp e della scomparsa di una donna da Morges (vicino alla casa dell&#039;uomo in Svizzera) di cui però no si sa niente, segno che non deve essere stata nemmeno collegabile. La polizia francese e quella svizzera pensdano che questa misteriosa donna di Prospiano in Corsica potrebbe avere avuto un ruolo. Allora: Shepp è disperato (non va dimenticato), depresso, stanco, e pazzo, come si definisce lui. Per chiedere aiuto a una donna deve invece essere stato molto lucido. E questo già farebbe crollare l&#039;ipotesi di una complice. Per punire la moglie e farla desistere dal non affidamento delle figlie, l&#039;uomo potrebbe anche aver tentato la strada di farle sparire per un po&#039;, giusto il tempo di far prendere un bel colpo alla moglie e farle capire quindi che fa sul serio. Indice di pazzia sì, ma non di criminalità. Chi si presta a un gioco così pericoloso e illegale? Forse qualche donna c&#039;è. Forse per soldi, forse per un amico, forse perchè è mezzo squilibrata anche lei. Ammesso che accetti di tenerle, perchè lui si uccide lo stesso? E perchè lei non le fa ritrovare avendo la polizia di 4 stati alle calcagna? La mamma di Alessia e Livia sta volando in Corsica, a Bastia per tentare di riconoscere luoghi affettivi conosciuti con il marito tempo prima e dove lui potrebbe essere andato con le bambine. </p>
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		<title>La pietà</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 14:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brunabianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[delitti in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Alessia.Livia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sentimento che mi ha animato il venerdì 4 febbraio, inizio pubblico di questa storia di duplice scomparsa di bambini, era di frenetica attività per ritrovarle. Il sospetto che fossero morte è sempre stato più forte di quello di ritrovarle vive, vuoi per esperienza di casi simili, vuoi per un dato di fatto eclatante: il suicidio dell&#8217;unica persona che era con loro. Il secondo sentimento che mi ha spinto a continuare le ricerche delle piccole oscillava, a volte, sulla possibilità che nella sua follia Matthias Shepp le avesse affidate a qualcuno con l&#8217;inganno: le verrò a riprendere tra tre giorni. Non sarebbe stato facile trovare una persona disposta a tanto, soprattutto se sconosciuta, ma non conosco i corsi, e nemmeno i francesi del Sud di paesi sperduti e l&#8217;ho ritenuto difficile ma non impossibile. Col passare dei giorni e le tante cose che si sono sapute, il quadro è molto più chiaro e anche i miei sentimenti sono decisamente cambiati. La rabbia verso un padre che uccide le figliolette si è trasformata di colpo in pietà. Voglio ripercorrere questa storia dall&#8217;inizio, mettendo insieme tutti i dati disponibili (a volte, alcuni un po&#8217; contradditori) non solo per capire meglio cosa può essere successo, e quindi dove sono le gemelline, ma anche per rispondere alle domande che la gente normale si fa, cercando in questo sito e in altri. Domande curiose poste nei motori di ricerca.<br />
Prima di tutto chi è Matthias Shepp. Un ingegnere della svizzera tedesca (Basilea), dove risiede ancora la sua famiglia. Ha una madre, un padre, una sorella e un fratello gemello. Il rapporto con il fratello gemello può essere stato problematico (non lo sappiamo, ma sappiamo che tra i gemelli si istaurano rapporti speciali), di sicuro non così unito da non permettergli di fare un viaggio da solo fino alla morte. Matthias ha sposato una donna italiana, bella, colta, in carriera. Il loro matrimonio non dura tantissimo, va in crisi dopo pochi anni. Lui è materno, affettuoso, un po&#8217; ossessivo sugli orari e le abitudini. Lei ha sempre vissuto a Bruxelles dove vive il fratello (medico chirurgo) a cui si vede che è legatissima. E&#8217; lui che parla coi giornalisti, lui che la porta via dalla casa del dolore, lui che la protegge dalle telecamere, lui che veglia su di lei. Sono decisamente uniti, come forse non era Matthias con la sua famiglia di Basilea. Matthias padre e marito è una figura più femminile che maschile in senso classico. Ma gli svizzeri, agli occhi di noi italiani, sono così perfetti e rigidi da faticare a capirli. La loro pulizia esteriore non sempre corrisponde a quella interiore e difatti non è un caso se la polizia non ha cercato subito le bambine all&#8217;allarme della madre sostenendo che ogni giorno padri seprati fuggono coi loro figli e quindi non c&#8217;era da preoccuparsi. La mitezza di quest&#8217;uomo e il rapporto paterno-materno con le figliolette femmine e gemelle (come era lui, vorremmo dire il suo femminile in senso psicologico, cioè la sua parte più emotiva e accogliente) non impedisce una separazione (che infatti avviene), ma non fa preoccupare Irina Lucidi. Gli affida appunto le figlie per dieci giorni prima di Natale per una vacanza ai Caraibi, nonostante la separazione sia effettiva da mesi e per lei senza ritorno. Lui pensa , forse ossessivamente, che non sarà più ricucibile il loro matrimonio, ma pensa anche che lei non sarà ( o forse ai suoi occhi non lo è mai stata) una buona madre. O che le sue figlie non sopravviverebbero senza di lui (tratti di narcisismo ed egoismo forse preesistenti e qui accentuati dalla depresione e dal senso di fallimento e perdita).<br />
Essendosi eletto lui padre e madre può disporre delle figlie come crede. Tutto fila liscio finchè qualcosa lo rende irreparabile: la richiesta di divorzio, cioè rottura definitva. Siamo abituati a padri molto più distaccati dai figli di questo. Ma dovremo prepararci a vedere altri padri simili a questo, molto più effemminati, molto più materni, molto più fragili durante le separazioni da donne forti, cioè quelle che sanno esattamente cosa vogliono prima, durante e dopo dalla vita e non la fanno dipendere da un compagno. Invece Matthias Shepp è totalmente dipendente. Da Irina, dalle figlie, dalla famiglia intesa come nucleo protettivo. Quando le va a prendere per il weekend, l&#8217;uomo è già in depressione acuta. A differenza di altri depressi però reagisce: coltiva il giardino con ossessività. Il giardino, simbolo della vita che si rinnova e dei figli che crescono. Le sue figlie sono la sua ragione di vita e lui si attacca sempre di più a loro. Ma loro sono troppo piccole per decidere con chi stare e Matthias sa che sarà un giudice a decidere e lui probailmente perderà sia nell&#8217;affidamento sia in un possibile trasloco della moglie. La depressione aumenta quando a gennaio l&#8217;ex moglie fa proprio l&#8217;ex: gli manda una mail per stabilire come dovrà essere la separazione effettiva, cioè l&#8217;accordo in tribunale. Sembra tutto perduto agli occhi di una persona dipendente. Non si nota la sua rabbia perchè forse rabbia non c&#8217;era. E questo fa pensare che non ci sia stata nemmeno vendetta.<br />
Cosa fa Matthias Shepp il 30 gennaio? Ha già deciso che non ce la fa più ma non ha le idee chiare come sembra. Controlla i siti internet sui traghetti per la Corsica (l&#8217;ultimo viaggio dove probabilmente vuole morire con le sue bambine) e il modo di morire. Non pensa al mare ma a due forme totalmente distinte di morte: una morbida (avvelenamento, inteso come farmaci) con passaggio dal sonno alla morte, l&#8217;altra violenta, cioè un&#8217;arma da fuoco. Sicura, immediata. Ma lui non sa come procurarsi un&#8217;arma nè forse saprebbe usarla contro quei due angioletti che ha messo al mondo, incredibilmente belle e felici di vivere. Perchè non pensa al mare?. Probabilmente lui e le bambine sanno nuotare bene e l&#8217;istinto di sopravvivenza potrebbe salvarli tutti e tre. Restano i tranquillanti che fanno dormire come tante altre volte ha visto fare alle sue figlie. Per sè cercherà invece una morte punitiva, tremenda, dolorississima, ma solo perchè si punisce per quello che ha fatto (ha ucciso le figlie, peccato mortale). Non doveva morire a Cerignola, ormai è chiaro. Matthias doveva morire in Corsica con le sue bambine ma non ce l&#8217;ha fatta. &#8220;C&#8217;è stato un problema&#8221; scrive in una delle ultime lettere a Irina da Cerignola. Che problema? Passava gente? I tranquillanti erano pochi per tutti e tre? Quello che ha reso insensato questo viaggio è stato proprio questa piccola mancanza: la morte insieme alle figlie, come avrebbe dovuto essere e come quasi sempre avviene in casi simili. Invede Matthias sopravvive a loro per due giorni. Torna in Francia e non ha le idee chiare. Forse vorrebbe addirittura tornare a casa perchè non riesce a suicidarsi. Da Tolone, dove sbarca, compie un tragitto assurdo e lunghissimo per arrivare a Cerignola: sarebbe potuto sbarcare a Piombino da Bastia e trovarsi già in ITalia invece non lo fa. Questo fa intuire che non c&#8217;era niente di programmato se non la partenza per la Corsica. Tutto quello che avviene dopo è un girovagare per trovare il coraggio di morire in qualche luogo. La stanchezza lo aiuterà a decidere che è &#8220;stanco della vita&#8221;, come scrive a irina da Tolone, ma la scelta di farsi tanto del male (buttarsi contro una locomotiva in velocità) è più difficile che aver chiuso gli occhi alle gemelline. Deve anche chiudere i conti con la moglie e le invia i soldi rimasti (non gli servono più), la chiama cara, l&#8217;avvisa che le bimbe sono in un luogo sicuro, non hanno sofferto. Condivide con lei non la pazzia, ma l&#8217;amore per le loro figlie. Incredibile, ma vero. Lui non odia Irina. Ama morbosamente, ossessivamente, in modo malato. Ma ama, non odia. Non dice dove sono le figlie, è vero. Probabilmente non lo ritiene importante dal momento che oscilla tra quello che avrebbe potuto fare e non ha fatto, quello che ha dovuto fare e quello che ormai è fatto. L&#8217;avvisa sempre, questo sì, dal primo momento che è in fuga. Alle 15 e 50 del 30 gennaio, domenica, le dice che non riporterà le bimbe a casa alla sera. Prende tempo per fuggire più lontano possibile, ma non mente. Non le riporterà. L&#8217;ultimo sms dirà: le bambine hanno bisogno di me. Vero. Lui si sente una madre senza prole. Quando mente? Mai. Non si nasconde, non compie percorsi fuori dalle autostrade, non fugge. Non ha fretta. Deve solo prendere due traghetti e morire. Ultima vacanza? No. La Corsica non è un luogo di ricordi, è un luogo bellissimo scelto per le sue bambine. Davanti al mare, in cima all&#8217;isola. Come le ha uccise e dove sono i corpi? Io credo siano sepolti in un luogo meraviglioso, dove non c&#8217;è nessuno e loro davvero possono riposare in pace. provo pena per quest&#8217;uomo che non sapeva amare neppure le sue figlie. Ho pena per Irina, a cui il marito ha raccomandato di non sucidarsi (quindi appunto non voleva farle del male direttamente, il suo obiettivo era &#8220;salvare&#8221; le sue bambine da una ipotetica sofferenza). Ho pena per Alessia e Livia che niente c&#8217;entravano e hanno pagato solo il fatto di essere nate lì, da quei due genitori destinati a non stare più insieme e soffrire così tanto per averle messe al mondo. </p>
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		<title>Uccise con sensi di colpa</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 15:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brunabianchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I giornali svizzeri, francesi e italiani confondono, volutamente o no, le notizie su Matthias Shepps e le gemelline. Quello che appare un puzzle intricato da decrifare non consente, a noi testimoni a distanza di una tragedia, nemmeno di aiutare a cercare, se qualcosa c&#8217;è ancora da cercare. Torna alla mente Irina Lucidi che mostra a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=brunabianchi.wordpress.com&amp;blog=1457698&amp;post=154&amp;subd=brunabianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I giornali svizzeri, francesi e italiani confondono, volutamente o no, le notizie su Matthias Shepps e le gemelline. Quello che appare un puzzle intricato da decrifare non consente, a noi testimoni a distanza di una tragedia, nemmeno di aiutare a cercare, se qualcosa c&#8217;è ancora da cercare. Torna alla mente Irina Lucidi che mostra a Chi l&#8217;ha visto gli zainetti delle figlie e i loro pupazzi senza che neppure la voce le si incrini. Oltretutto giovedì sera lei già aveva letto quella lettera: le bambine riposano in pace, non hanno sofferto, non le rivedrai mai più. Già sapeva e nonostante tutto ha deciso di recitare la commedia su consiglio degli investigatori perchè non si sa mai che un marito così folle non si sia inventato anche di aver ucciso le proprie figliolette. Nella sua follia perà Matthias ha compiuto atti logici, ha messo sassolini come Pollicino per farsi trovare e solo per caso non è stato visto da Morge, dove abita in Svizzera, a Marsiglia. Nessuno l&#8217;ha fermato perchè aveva due bambine in auto senza seggiolino benchè su questo gli svizzeri e nemmeno i francesi scherzino. Era domenica, non c&#8217;era nessun controllo sulle strade? Quando decide di spegnere il cellulare l&#8217;uomo non ha più niente da dire, a voce, all&#8217;ex moglie. Ma ha molte altre cose da farle sapere e lo farà come Pollicino, mettendo sassolini ovunque. Le certezze di  questa bruttissima storia sono poche e sono tante. La prima è che le bambine erano a casa del padre alle 13 del 30 gennaio, la seconda che lui era a Marsiglia il 31 a comprare tre biglietti per andare in Corsica per sè, le figlie e l&#8217;auto. A Propiano. A fare che? Ad attraversare l&#8217;isola tagliandola in due verso il nord, fino a Bastia, dove aspetterà un altro traghetto per tornare a Tolone, Francia, vicino a Marsiglia. Da qui arriverà dritto in Italia. Non è tornato a Marsiglia con lo stesso traghetto, ma che senso aveva tornare in Francia se aveva programmato di andare in Italia? Dalla Corsica avrebbe potuto aspettare un altro traghetto per l&#8217;Italia. Invece no. Segno di tre cose: o doveva cercare la tomba giusta per le bambine tra i rovi di un&#8217;isola veramente isolata, o doveva complicare la caccia la tesoro oppure, banalmente, un non saper cosa fare estatamente dopo aver compiuto un delitto tanto atroce certo di avere pochissimo tempo da vivere davanti. L&#8217;altra certezza è che l&#8217;uomo ha spedito otto lettre all&#8217;ex moglie il giorno stesso in cui si è suicidato: 7 contenenti soldi e una con il messaggio che lei si aspettava, quello sulle figlie. Glielo fa sapere per lettera e non per sms come aveva fatto prima, quando ancora era in Francia e si dirigeva verso la morte (per lo meno la sua) . Allora aveva avuto il coraggio di parlarle anche al telefono poi ha chiuso per sempre con la comunicazione verbale e diretta ma non ha chiuso per sempre con la sua ex. La sua ex è ormai solo la madre di due bambine, non è più l&#8217;Irina che ha sposato. Stesa frase che dirà lei di lui: non è più l&#8217;uomo che ho sposato. Invece sono le stesse persone di prima ma non lo vogliono riconoscere perchè è troppo terribile. Uno dei due ha sensi di colpa o forse entrambi. Non litigano apertamente ma si fanno apertamente dispetti. Lei vuole portare via le bambine a Bruxelles, lui le porta via davvero. Sono piccole merci di scambio per grandi vendette, l&#8217;uno contro l&#8217;altro. C&#8217;è chi tradisce con amanti e lo fa sapere all&#8217;altro, chi ha due figlie bellissime e un&#8217;arma straordinariamente forte per fare soffrire fino alla morte. Matthias voleva la morte di sua moglie, non c&#8217;è dubbio. Ma voleva una morte lenta, un&#8217;agonia che si riserva a chi pensi ti abbia fatto un male estremo, cioè a chi in fondo ha generato la tua morte precoce. I gesti di quest&#8217;uomo sono paradossalmente strani, controversi e logici insieme. Tranquillo di facciata (i familiari lo descrivono così) e diabolico dentro. Ma non gioca da solo. Gioca con Irina. Le fa trovare il testamento perchè sappia che sta per uccidersi. Lascia tutto alle figlie ma lascia anche aperta la possibilità che muoiano. Aveva già deciso la loro morte o l&#8217;ha decisa strada facendo? Voleva solo giocare crudelmente con la ex moglie minacciandole una sofferenza atroce o non era affatto una minaccia, bensì semplicemente la verità da raccontare? E&#8217; sincero con sua moglie? Che coppia erano? Si dicevano tutto? Sembra di sì, perchè a Irina dice effettivamente molte cose che avrebbe potuto tacere, anche se lo fa a rate. Comincia con il testamento lasciato a casa, poi con gli sms stada facendo e infine con le lettere inviate prima di suicidarsi. Spedisce i soldi, regola i conti materiali con lei e anche quelli psicologici. Ma non regola quelli con Dio, cioè la sua coscienza. Le bambine non riposano affatto in pace finchè lui non dirà dove sono. Quindi prima o poi lo sapremo. </p>
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		<title>Le gemelline e gli errori</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 13:19:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vorrei che il primo errore fosse il mio. Non sono state uccise, nè nel lago di Losanna, nè nel giardino di casa del padre Matthias, le bellissime gemelline italo-svizzere. Le ultime notizie che arrivano dalla Svizzera sono più precise rispetto agli spostamenti del cellulare del padre (l&#8217;ultimo rilevato è alle 14 del 31 gennaio, lunedì, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=brunabianchi.wordpress.com&amp;blog=1457698&amp;post=152&amp;subd=brunabianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei che il primo errore fosse il mio. Non sono state uccise, nè nel lago di Losanna, nè nel giardino di casa del padre Matthias, le bellissime gemelline italo-svizzere. Le ultime notizie che arrivano dalla Svizzera sono più precise rispetto agli spostamenti del cellulare del padre (l&#8217;ultimo rilevato è alle 14 del 31 gennaio, lunedì, in un parking di Marsiglia) e a testimoni che asseriscono di aver visto Alessai e Livia in compagnia del padre sul ferry che da Marsiglia arriva in Corsica. Uno dei testimoni asserisce di aver sentito bambini piangere a fianco alla sua cabina, l&#8217;altro di aver visto un padre con due bambine scendere dalla nave quando ha attraccato in Corsica.<br />
Restano tre misteri: un padre in fuga con le figlie non affidate a lui nella separazione dalla moglie, arrischa il fermo della polizia stradale non legandole ai seggiolini obbligatori (li ha lasciati a casa)) o arrischia addirittura domande e controlli se fermato alla frontiera francese (non è obbligatorio, ma i controlli sono a campione) e poi addirittura a quella italiana?<br />
E mentre i testimoni del ferry (pare tre) vengono creduti dal Procuratore di Marsiglia che indaga sul caso, si cerca sottoterra del giardino del padre. I cani stanno anche fiutando possibili tracce delle bimbe sulle rive del lago di Losanna. Anche a Cerignola, in Puglia, dove il canadese si è suicidato gettandosi sotto un Eurostar alle 23 di sera del 4 febbraio (venerdì), una donna è sicura di averlo visto con due bambine.<br />
La logica dice che due bambine di sei anni non vagherebbero da sole in nessun luogo abitato senza essere fermate da qualcuno, nè che potrebbero sopravvivere da sole in una foresta come Pollicino. La logica dice anche che più passano i giorni, e perciò la notizia è di dominio pubblico in diversi Stati (tv, giornali, internet) più diventa difficile che qualcuno le tenga con sè, una delle prime ipotesi avanzate. Oltre al fatto che i soldi prelevati a Marsiglia dal bancomat non sono serviti nemmeno a pagare notti di albergo (7500 prelevati, 7000 resi, 100 rimasti in tasca) durante un viaggio di quasi 2000 km e due traghetti presi in 5 giorni. Altra curiosità: nessunh albergatore ha segnalato, nè in Francia, nè in Corsica, nè in Italia, di aver avuto ospite l&#8217;uomo, con o senza gemelline, per la notte.<br />
Si sta cercando da venerdì scorso (5 giorni) due bambine scomparse in realtà da dieci giorni.<br />
Spero che l&#8217;errore di ritenerle già morte intorno alle 2 del pomeriggio di domenica 30 gennaio, sia mio. </p>
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