La pietà


Il sentimento che mi ha animato il venerdì 4 febbraio, inizio pubblico di questa storia di duplice scomparsa di bambini, era di frenetica attività per ritrovarle. Il sospetto che fossero morte è sempre stato più forte di quello di ritrovarle vive, vuoi per esperienza di casi simili, vuoi per un dato di fatto eclatante: il suicidio dell’unica persona che era con loro. Il secondo sentimento che mi ha spinto a continuare le ricerche delle piccole oscillava, a volte, sulla possibilità che nella sua follia Matthias Shepp le avesse affidate a qualcuno con l’inganno: le verrò a riprendere tra tre giorni. Non sarebbe stato facile trovare una persona disposta a tanto, soprattutto se sconosciuta, ma non conosco i corsi, e nemmeno i francesi del Sud di paesi sperduti e l’ho ritenuto difficile ma non impossibile. Col passare dei giorni e le tante cose che si sono sapute, il quadro è molto più chiaro e anche i miei sentimenti sono decisamente cambiati. La rabbia verso un padre che uccide le figliolette si è trasformata di colpo in pietà. Voglio ripercorrere questa storia dall’inizio, mettendo insieme tutti i dati disponibili (a volte, alcuni un po’ contradditori) non solo per capire meglio cosa può essere successo, e quindi dove sono le gemelline, ma anche per rispondere alle domande che la gente normale si fa, cercando in questo sito e in altri. Domande curiose poste nei motori di ricerca.
Prima di tutto chi è Matthias Shepp. Un ingegnere della svizzera tedesca (Basilea), dove risiede ancora la sua famiglia. Ha una madre, un padre, una sorella e un fratello gemello. Il rapporto con il fratello gemello può essere stato problematico (non lo sappiamo, ma sappiamo che tra i gemelli si istaurano rapporti speciali), di sicuro non così unito da non permettergli di fare un viaggio da solo fino alla morte. Matthias ha sposato una donna italiana, bella, colta, in carriera. Il loro matrimonio non dura tantissimo, va in crisi dopo pochi anni. Lui è materno, affettuoso, un po’ ossessivo sugli orari e le abitudini. Lei ha sempre vissuto a Bruxelles dove vive il fratello (medico chirurgo) a cui si vede che è legatissima. E’ lui che parla coi giornalisti, lui che la porta via dalla casa del dolore, lui che la protegge dalle telecamere, lui che veglia su di lei. Sono decisamente uniti, come forse non era Matthias con la sua famiglia di Basilea. Matthias padre e marito è una figura più femminile che maschile in senso classico. Ma gli svizzeri, agli occhi di noi italiani, sono così perfetti e rigidi da faticare a capirli. La loro pulizia esteriore non sempre corrisponde a quella interiore e difatti non è un caso se la polizia non ha cercato subito le bambine all’allarme della madre sostenendo che ogni giorno padri seprati fuggono coi loro figli e quindi non c’era da preoccuparsi. La mitezza di quest’uomo e il rapporto paterno-materno con le figliolette femmine e gemelle (come era lui, vorremmo dire il suo femminile in senso psicologico, cioè la sua parte più emotiva e accogliente) non impedisce una separazione (che infatti avviene), ma non fa preoccupare Irina Lucidi. Gli affida appunto le figlie per dieci giorni prima di Natale per una vacanza ai Caraibi, nonostante la separazione sia effettiva da mesi e per lei senza ritorno. Lui pensa , forse ossessivamente, che non sarà più ricucibile il loro matrimonio, ma pensa anche che lei non sarà ( o forse ai suoi occhi non lo è mai stata) una buona madre. O che le sue figlie non sopravviverebbero senza di lui (tratti di narcisismo ed egoismo forse preesistenti e qui accentuati dalla depresione e dal senso di fallimento e perdita).
Essendosi eletto lui padre e madre può disporre delle figlie come crede. Tutto fila liscio finchè qualcosa lo rende irreparabile: la richiesta di divorzio, cioè rottura definitva. Siamo abituati a padri molto più distaccati dai figli di questo. Ma dovremo prepararci a vedere altri padri simili a questo, molto più effemminati, molto più materni, molto più fragili durante le separazioni da donne forti, cioè quelle che sanno esattamente cosa vogliono prima, durante e dopo dalla vita e non la fanno dipendere da un compagno. Invece Matthias Shepp è totalmente dipendente. Da Irina, dalle figlie, dalla famiglia intesa come nucleo protettivo. Quando le va a prendere per il weekend, l’uomo è già in depressione acuta. A differenza di altri depressi però reagisce: coltiva il giardino con ossessività. Il giardino, simbolo della vita che si rinnova e dei figli che crescono. Le sue figlie sono la sua ragione di vita e lui si attacca sempre di più a loro. Ma loro sono troppo piccole per decidere con chi stare e Matthias sa che sarà un giudice a decidere e lui probailmente perderà sia nell’affidamento sia in un possibile trasloco della moglie. La depressione aumenta quando a gennaio l’ex moglie fa proprio l’ex: gli manda una mail per stabilire come dovrà essere la separazione effettiva, cioè l’accordo in tribunale. Sembra tutto perduto agli occhi di una persona dipendente. Non si nota la sua rabbia perchè forse rabbia non c’era. E questo fa pensare che non ci sia stata nemmeno vendetta.
Cosa fa Matthias Shepp il 30 gennaio? Ha già deciso che non ce la fa più ma non ha le idee chiare come sembra. Controlla i siti internet sui traghetti per la Corsica (l’ultimo viaggio dove probabilmente vuole morire con le sue bambine) e il modo di morire. Non pensa al mare ma a due forme totalmente distinte di morte: una morbida (avvelenamento, inteso come farmaci) con passaggio dal sonno alla morte, l’altra violenta, cioè un’arma da fuoco. Sicura, immediata. Ma lui non sa come procurarsi un’arma nè forse saprebbe usarla contro quei due angioletti che ha messo al mondo, incredibilmente belle e felici di vivere. Perchè non pensa al mare?. Probabilmente lui e le bambine sanno nuotare bene e l’istinto di sopravvivenza potrebbe salvarli tutti e tre. Restano i tranquillanti che fanno dormire come tante altre volte ha visto fare alle sue figlie. Per sè cercherà invece una morte punitiva, tremenda, dolorississima, ma solo perchè si punisce per quello che ha fatto (ha ucciso le figlie, peccato mortale). Non doveva morire a Cerignola, ormai è chiaro. Matthias doveva morire in Corsica con le sue bambine ma non ce l’ha fatta. “C’è stato un problema” scrive in una delle ultime lettere a Irina da Cerignola. Che problema? Passava gente? I tranquillanti erano pochi per tutti e tre? Quello che ha reso insensato questo viaggio è stato proprio questa piccola mancanza: la morte insieme alle figlie, come avrebbe dovuto essere e come quasi sempre avviene in casi simili. Invede Matthias sopravvive a loro per due giorni. Torna in Francia e non ha le idee chiare. Forse vorrebbe addirittura tornare a casa perchè non riesce a suicidarsi. Da Tolone, dove sbarca, compie un tragitto assurdo e lunghissimo per arrivare a Cerignola: sarebbe potuto sbarcare a Piombino da Bastia e trovarsi già in ITalia invece non lo fa. Questo fa intuire che non c’era niente di programmato se non la partenza per la Corsica. Tutto quello che avviene dopo è un girovagare per trovare il coraggio di morire in qualche luogo. La stanchezza lo aiuterà a decidere che è “stanco della vita”, come scrive a irina da Tolone, ma la scelta di farsi tanto del male (buttarsi contro una locomotiva in velocità) è più difficile che aver chiuso gli occhi alle gemelline. Deve anche chiudere i conti con la moglie e le invia i soldi rimasti (non gli servono più), la chiama cara, l’avvisa che le bimbe sono in un luogo sicuro, non hanno sofferto. Condivide con lei non la pazzia, ma l’amore per le loro figlie. Incredibile, ma vero. Lui non odia Irina. Ama morbosamente, ossessivamente, in modo malato. Ma ama, non odia. Non dice dove sono le figlie, è vero. Probabilmente non lo ritiene importante dal momento che oscilla tra quello che avrebbe potuto fare e non ha fatto, quello che ha dovuto fare e quello che ormai è fatto. L’avvisa sempre, questo sì, dal primo momento che è in fuga. Alle 15 e 50 del 30 gennaio, domenica, le dice che non riporterà le bimbe a casa alla sera. Prende tempo per fuggire più lontano possibile, ma non mente. Non le riporterà. L’ultimo sms dirà: le bambine hanno bisogno di me. Vero. Lui si sente una madre senza prole. Quando mente? Mai. Non si nasconde, non compie percorsi fuori dalle autostrade, non fugge. Non ha fretta. Deve solo prendere due traghetti e morire. Ultima vacanza? No. La Corsica non è un luogo di ricordi, è un luogo bellissimo scelto per le sue bambine. Davanti al mare, in cima all’isola. Come le ha uccise e dove sono i corpi? Io credo siano sepolti in un luogo meraviglioso, dove non c’è nessuno e loro davvero possono riposare in pace. provo pena per quest’uomo che non sapeva amare neppure le sue figlie. Ho pena per Irina, a cui il marito ha raccomandato di non sucidarsi (quindi appunto non voleva farle del male direttamente, il suo obiettivo era “salvare” le sue bambine da una ipotetica sofferenza). Ho pena per Alessia e Livia che niente c’entravano e hanno pagato solo il fatto di essere nate lì, da quei due genitori destinati a non stare più insieme e soffrire così tanto per averle messe al mondo.

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1 commento

  1. a me piacce molto la vostra analysi della mente del padre .Anche io lo vedo comme Lei, e sono sodisfata leggere per una volta che lui non era solo mostruoso ( quello che a fatto è mostruoso) et che era in una lettura irrazionale delle cose da fare .Ma le a fatte con cura .

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