Il batterio mai visto


Duemila casi esplosi, 1600 accertati, 17 persone morte e dieci paesi coinvolti. L’E-coli 104, così battezzato dal biologo molecolare che l’ha scoperto nelle feci  di una persona infettata, ricorda altri batteri, virus o retrovirus scoperti sui pazienti all’inizio di grandi epidemie che poi, inspiegabilmente (e senza trovare le giuste cure) sparivano così come erano venute. Uno dei casi più eclatanti è stato quello dell’influenza A, denominata suina. Nel 2009 la pandemia partita dal Messico veniva spiegata così:

Da aprile 2009 sono stati accertati focolai di infezione nell’uomo in Messico. Il numero dei casi, la presenza di morti accertati e la trasmissione da uomo a uomo hanno fatto salire il livello di allarme. Casi sporadici sono sospettati anche in altri paesi americani. Il virus sembra colpire caratteristicamente le persone adulte sane e molto meno, al contrario della influenza classica, anziani e bambini. Questo è probabilmente dovuto al fatto che bambini e anziani sono in gran parte vaccinati contro l’influenza stagionale, e sembra che questa protezione diminuisca la capacità di infezione su questi individui. L’alimentazione a base di carne suina non aumenta le probabilità di contrarre l’infezione che si trasmette da uomo a uomo per via aerea come le comuni influenze. Secondo il prof. Calvielli  i casi di virus di origine animale mutati e trasmissibili da uomo a uomo sono dovuti ai metodi di allevamento del bestiame nutrito a base di mangimi animali[. Anche se alcuni Stati hanno autorizzato l’abbattimento di maiali indiscriminato nel loro territorio, consumare carne di maiale cotta ad almeno 70 gradi sembra azzerare la probabilità di trasmissione maiale-uomo della malattia attraverso carne di suino infetta. È deducibile che questa pandemia è stata oggetto di un “bombardamento” mediatico. Stando a risultati di analisi statistica, si può tranquillamente dedurre che la semplice influenza stagionale, produce un numero di vittime di gran lunga superiore a quelle provocate dal virus A/H1N1.

Ci furono, l’anno seguente, anche denunce esplicite contro le case farmaceutiche produttrici di farmaci e di gel disinfettanti che fecero affari d’oro. Poi tutto cadde nel dimenticatoio. Oggi molti si chiedono, più consapevoli del potere sanitario nel mondo, se anche questo batterio non sia per caso una bufala creata appositamente sia  per riequilibrare il mercato import-export, sia per “inventare” un nuovo antibiotico.

Appare in ogni modo sospetto l’atteggiamento della Germania, nella fattispecie dell’Istituto superiore della Sanità, che per prima cosa punta il dito su cetrioli d’importazione mettendo in ginocchio di colpo l’economia già fragilissima della Spagna. A seguire, il premier russo Putin annuncia che non farà avvelenare dall’Europa (tutta) il suo popolo in nome dell’Unione del Commercio europeo.

Il primo ragionamento da fare, in questi casi, è sospettare delle persone “fantasma” che sarebbero state infettate. Così come per l’influenza A, si è scoperto poco a poco che quelle che ne morivano erano tutte persone già malate o immunodepresse o poco reattive ai farmaci. Il secondo ragionamento da fare è il numero elevato di donne rispetto a quello degli uomini. I numeri di cui si tratta sono piuttosto bassi per una statistica vera e propria ma danno certamente un’idea veritiera del fenomeno suddiviso per sesso ed età. Il terzo ragionamento riguarda il cibo ingerito dai pazienti che hanno incubato il batterio dai 7 ai 15 giorni e non si è visto, invece, alcun elenco di alimenti sospetti (e il motivo) pubblicata dai tedeschi e ripresa dagli italiani. 

Cosa manca in questo quadro? I controlli della falda acquifera della zona più prossima alla produzione agricola,  i cui prodotti sono stati commerciati nella zona sotto attenzione. Germania e Russia in questo sono identiche: in casa propria è meglio guardare il più tardi possibile e se anche le colpe sono interne è meglio non farlo sapere. Ecco spiegato perchè la prima accusata è stata la povera Spagna.

E’ legittimo però chiedersi anche perchè il cetriolo sia stato messo sul banco degli imputati per poi venirne velocemente tolto. Probabilmente si è semplicemente andati per esclusione dovendo trovare una verdura di grande consumo. Altra ipotesi ben poco convincente: perchè britannici , americani e francesi (notare bene: gli italiani che ad Amburgo volano spesso per afffari sono intoccati dall’infezione) dovrebbero abbuffarsi di cetrioli crudi durante i loro pasti al  ristorante? Chi va in Germania difficilmente sfugge a un hot dog, ma del cetriolo può fare tranquillamente a meno. Gli hot dog di provenienza suina però non sono mai stati accusati. Vogliamo sperare che sia perchè c’è una spiegazione scientifica su questo tipo aggressivo di escherichia coli non presente nell’intestino degli animali (e dell’uomo). Le accuse precise riguardano i liquami fognari che sarebbero entrati nelle falde acquifere con la cui acqua è stata poi annaffiata la verdura. E perchè cetrioli e non insalata? Verdura, quest’ultima, peraltro molto più comune e di gran lunga prefertita, a tavola, dalle donne, che spiegherebbe la più alta percentuale di infetti di sesso femminile.

Avendo in prima persona sperimentato una grave forma di gastroentertite acuta (così denominata  in assenza di una specifica diagnosi) al rientro dall’Argentina, con gli stessi sintomi dell l’E-coli 104, mi sono chiesta se il mio caso non fosse isolato. Al ricovero in pronto soccorso (era il 2008) ho pensato che cosa avessi mangiato e dove negli ultimi tre giorni. Pesce d’oceano, lattuga  in abbondanza (di campo) e budino di latte fatto in casa. Essendo intollerante al latte ho accusato subito quest’ultimo e così hanno dedotto anche i medici non trovando assolutamente niente (batteri generici, tifo, salmonella, celiachia, ecc) che potesse aver dato un quadro tanto grave (emorragia dall’intestino, anse ispessite e versamento di liquidi all’esterno dell”ansa intestinale). Sono guarita in 4 giorni (solo con digiuno quasi totale e litri e litri di fisiologica), ma il dubbio (e il timore che si ripetesse) mi hanno fatto approfondire il problema. Niente: dopo 3 mesi di analisi mirate  (in un ospedale molto più specialistico) è risultato solo una ipersensibilità viscerale, cioè facilità a infiammarsi. Eliminata l’ansia, ho ricominincato a viaggiare ma ho inventato una dieta ad hoc che seguo anche in Italia: niente insalata e niente latticini (a parte il parmigiano reggiano che non contiene lattosio). Sono tornata in Argentina altre tre volte, fermandomi per diversi mesi e non ho mai più avuto un solo episodio. Fortuna? Caso? Può essere. Personalmente resto convinta che la causa fosse stata l’insalata mangiata a 38 gradi di temperatura in una estancia molto turistica a 100 km da Buenos Aires .  In quella estancia c’erano maiali, galline e orto, tutto nello stesso fazzoletto di terra.  Il tremendo batterio che a seconda dei casi i medici chiamano, popolarmente, maledizione di Montezuma o in nessun modo proprio perchè sconosciuto al microscopio,  esiste da sempre e ovunque ma nessuno si premura di fare statistiche. Al Nord dell’Argenrtina, per esempio, i bambini indios lo scorso anno sono stati decimati (14 morti in due settimane) dalla gastroenterite dovuta all’acqua inquinata. Qualcuno ha annunciato l’epidemia a lettere cubitali?

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