La soia colpevole?


I morti sono 33, gli infettati 3000 e adesso sappiamo con certezza che la colpa è stata della soia. Anzi, dei germogli di soia perchè la soia era stata messa sotto accusa da subito per poi dire che non c’entrava niente.  Di solito dei tedeschi ci si fida. Ma in questo caso di batterio killer (o altamente aggressivo) chiamato E-104, stessa famiglia degli escherichia coli ma mai scoperto prima,  qualche dubbio viene. La metodologia per scovarlo pare impeccabile, da veri 007. Prima una sbirciata nel cassonetto della spazzatura dove un malato grave aveva gettato gli avanzi del pranzo micidiale, poi una visita a tutti i 28 ristoranti vche pronevano nel menu i germogli mescolati all’insalata o da soli. Se ben si ricorderà, i primi giorni dell’allarme, si era parlato di turisti che ad Amburgo avevano pranzato una sola volta. La parola turisti ora è scomparsa, e dalla Bassa Sassonia, dove i germogli vengono prodotti in un’azienda Bio, coltivati delicatamente in vaschette con acqua (attenzione: non infetta!) e venduti nei pressi perchè facilmente deperibili, l’allarme risuona circoscritto. Ma solo apparentemente. Infatti, visto che pare certo che i responsabili siano i germogli e non l’acqua che li coltiva, il batterio mutato da dove proviene? Dai semi. E dove sono i semi di soia? Verrebbe da dire in Cina.

C’è qualcosa però che i tedeschi hanno taciuto e che invece un medico di Berlino, sentito per telefono, dice senza reticenze:  l’E-coli 104 è un batterio che esiste da almeno dieci anni,mai scoperto non significa che non esisteva e non uccideva o faceva ammalare anche prima. I bassi numeri  (3000 infettati da un batterio che si trasmette da uomo a uomo, ha un’incubazione dai 7 ai 15 giorni, sono pochi per parlare di epidemia) non sono paragonabili nemmeno lontanamente alle tante infezioni tossicologiche gastroenteriche che spediscono spesso al creatore gli anziani e i debilitati.  Il medico berlinese ha notizie più interne rispetto a quelle rese pubbliche dal ministero della Sanità tedesca. E la logica dice che ha ragione. Prima di scoprire un batterio o un virus refrattario agli antibiotici tradizionali alcune persone devono morirne.  Quante ne sono morte prima dell’ultimo mese o quante si sono ammalate in chissà quali e quanti parti del mondo non è dato saperlo semplicemente perchè non era circoscritto come è successo ad Amburgo. Quindi, tranquilli. Tempo un anno e verrà scoperto un altro sconosciuto batterio o virus aggressivo, resistente anche a questi antibiotici. Non è detto che sia colpa delle case farmaceutiche ma certamente le case farmacutiche ci vanno a nozze.

Ps: il medico berlinese è stato contattato dalla sottoscritta ma non può rilasciare una dichiarazione pubblica, purtroppo.

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