La saliva delle gemelline


Non si comprende mai perchè ci vogliano tanti mesi per analizzare bene un reperto importante per le indagini. Mattias Shepp si è suicidato a Cerignola, in provincia di Foggia, in una stazione defilata e buia, il 3 febbraio scorso. La sua auto, una berlina nera, era parcheggiata appena fuori, chiusa a chiave. Quattro mesi dopo il sostituto procuratore della Repubblica di Foggia ha annunciato che le indagini scientifiche hanno rilevato una minuscola particella biologica di una delle due bambine scomparse, e precisamente una microscopica goccia di saliva. Le due bimbe di sei anni e mezzo sono state cercate a lungo dapprima in Italia (nei pozzi vicini alla stazione) poi in Corsica, sulle tracce di testimonianze vaghe , ma soprattutto di un ultimo viaggio compiuto dal padre ingegnere  svizzero che aveva ed ha ancora dell’inverosimile. Gli inquirenti le hanno sempre cercate morte. Uccise poco prima del suicidio del padre sotto il treno, oppure sul traghetto che porta in Corsica o, ancora, in qualche caletta della bellissima isola corsa. Poi è arrivata la volta della Svizzera. Andando a ritroso nel tempo, controllando gli orari, le telefonate, gli spostamenti del cellulare (che pecca sempre di errori di chilometri), l’uscita dall’autostrada in territorio francese, le immagini delle telecamere nel parcheggio sotterraneo di Marsiglia che lo ritraggono indubbiamente solo così come quelle riprese dal bancomat della stessa città francese, si è cominciato a pensare che Alessia e Livia non fossero neppure mai uscite dalla Svizzera. E gli svizzeri hanno cominciato a cercarle sepolte. Solo le televisioni, i giornali e la gente comune (in Facebook per esempio) ha seguito le altre piste, cioè, quelle delle testimonianze di avvistamento o dell’ipotesi, pur se peregrina, che l’uomo avesse potuto darle in affidamento a qualcuno pur di salvarle. I primi giorni di questa bruttissima storia ho scritto che le bambine potevano essere nel lago di Losanna, forse dentro le due valigie mai ritrovate e sicuramente sparite dalla casa paterna. Il ragionamento proveniva dall’attenzione verso i dettagli (diversi), di cui uno in particolare: i seggiolini dell’auto trovati in casa, all’entrata, quasi abbandonati lì come gli zainetti delle bambine. Sapendo che gli svizzeri da decenni usano i seggiolini e non disobbediscono ai codici della strada, suonava alquanto improbabile che Shepp avesse portato via le bimbe senza assicurarle come aveva sicuramente fatto centinaia di volte, in forma addirittura automatica. Pensarle nel lago rendeva logico il motivo del renderle introvabili (il lago non restituisce i corpi e, se zavorrati, non riemergeranno mai neppure in caso di movimenti violenti delle onde) e il trasporto in auto da morte e non da vive. Un caso del lago di Iseo (a Tavernola) era stato un esempio: due coniugi si erano suicidati gettandosi in acqua con l’auto e molto tempo dopo i sub professionisti che lì si allenano, avevano trovato la borsetta della donna (coi documenti intati) che si era arenata su una scogliera sommersa, ben più in alto dell’auto colata a picco. Un ritrovo assolutamente casuale, dunque legato a più di una circostanza fortunata. 

Nei giorni successivi la teoria del lago di Losanna, è sopraggiunta la pietà verso le piccole e il bisogno di cercarle vive. Questo significa che chi indaga non dovrebbe neppure chiamare per nome le vittime per ragionare a mente fredda e non farsi prendere dalle emozioni. L’indagine, benchè sempre spronata da sentimenti di pietà, non può farsi condizionare da niente, tantomeno dalla speranza di un risultato che non sia doloroso per nessuno.

A distanza di tanto tempo la saliva ritrovata sul tappetino del bagagliaio, benchè minucola traccia che non consente per il momento nessuna certezza (portata da un oggetto della bimba, per esempio) dice ancora una volta che è la logica a dover guidare le ricerche. La saliva nel baule di un’auto significa normalmente che lì c’è stato un essere umano. Avvelenato? Non credo. Il veleno è dolorissisimo e non uccide in pochi secondi senza far soffrire. Invece una massiccia dose di farmaci addormenta fino alla morte. Le valigie diventano contenuitori per due corpicini morti da nascondere in un luogo dove non verranno trovate. L’obettivo di Sheppe era questo, non dimentichiamolo.  Dove sarebbero allora le due piccole? Nel lago di Losanna, o a Nord o a Sud di San Sulpice, dove lui e la moglie abitavano benchè in case separate. Dove le avrebbe addormentate a morte? In casa sua, luogo più sicuro e lontano da occhi indiscreti. Un bicchiere d’acqua prima di promettere loro di andare insieme al ristorante alle 13, per esempio. Due bicchieri c’erano, sul tavolo della cucina, ma non contenevano alcuna sostanza. Shepp era molto furbo: se ha usato bicchieri o bottiglie d’acqua con sostanze sciolte per uccidere le figlie ha buttato tutto insieme perchè sapeva che il suo vantaggio sulla moglie che avrebbe cercato in casa non era tantissimo. E, infatti, la moglie avrebbe potuto fermarlo prima che si suicidasse se soltanto avesse funzionato anche in Italia il tam tam partito dalla polizia di Marsiglia il giorno successivo per fare arrestare un uomo accusato di furto d’auto (l’escamotage che il bravissimo ispettore di Marsiglia aveva trovato). Irina l’avrebbe forse visto marcire in manicomio o in galera, ma delle bambine, c’è da giurarlo, lui non avrebbe mai detto una sola parola.

Annunci

Lascia un commento

Non c'è ancora nessun commento.

Comments RSS TrackBack Identifier URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...