Narcisismo, troppa confusione


Nella confusione sul termine narcisista ci cascano un po’ tutti. Primo errore: leggere in internet il disturbo narcisistico di personalità e i cinque punti fondamentali per riconoscerlo. Nelle tante pagine in internet (in inglese, tedesco, francese e spagnolo), libri, blog, psicologi che ne parlano nei propri siti, si deduce che nessuno abbia mai compiuto o sia in possesso di una vera diagnosi psichiatrica stilata dopo aver sottoposto una persona a diversi test e diverse osservazioni nel tempo. Praticamente impossibile: i veri narcisisti patologici (perciò con un disturbo di personalità) si possono trovare nelle carceri o negli ospedali psichiatrici giudiziari (ora Rems) e se vanno in uno studio di psicoterapia non lasciano il tempo neppure di far capire al terapeuta di cosa soffrono poiché dopo poche sedute se la squagliano guardando dall’alto al basso chi osa diagnosticare loro una malattia mentale. Gli studi sul narcisismo come disturbo di personalità invece sono stati tanti e vengono ripresi appunto in modo molto succinto le caratteristiche principali che lo determinano senza però tenere conto della complessità del disturbo e delle sue comorbità (cioè altri disturbi correlati) né dei periodi storici di questi studi in una società occidentale che sta rilevando sempre maggiori problemi di identità, personalità e sofferenze interiori. Perciò, mi fanno quasi sorridere i commenti di donne (soprattutto) o anche uomini che leggo da mesi. Sembra che il mondo sia popolato da disturbati mentali gravi con cui si possa vivere, mettere su famiglia e restare una trentina d’anni senza avere ripercussioni gravissime sul piano psichico. Definire un uomo (ma anche una donna) narcisista, è decisamente un’impresa titanica anche per gli addetti ai lavori. Non ho nessuna intenzione di ripercorre il mito di Narciso che ha fatto nascere il termine, ma è ovvio che chi soffre del disturbo (e lo fa soffrire anche agli altri) è egocentrato, cioè spinto nelle sue azioni e nei suoi comportamenti al proprio benessere, cioè compensare il proprio malessere (ecco perché si chiama disturbo).
Come si fa perciò a dire che chi è profondamente egoista e lo manifesta sia anche affetto da un disturbo? Come si fa a dire che chi si fa cento selfie al mese è profondamente egoista e vuole apparire e cercare like?
Personalmente credo che chi si fa cento selfie al mese sia stupido ed anche egoista ed anche a caccia di like e che chi non si occupa della sua famiglia, mettendo davanti il lavoro, come fa la maggior parte degli uomini, sia egoista e anche maschilista. Ma il disturbo d personalità è una malattia mentale e chi ha avuto un partner o un figlio o un collega con questo disturbo e ne ha condiviso da vicino o intimamente la patologia non la racconta in giro perché non la riconosce o perché è stato condotto vicino alla follia o al suicidio.
L’etichetta diagnostica è una delle cose più difficili anche per gli psichiatri. Negli Istituti che hanno sostituito i manicomi chiusi dalla legge Basaglia o negli ex ospedali psichiatrici giudiziari (ora Rems) dove vengono internate persone pericolose socialmente, ma ritenute incapaci di intendere e volere al momento di commettere il reato (ad esempio le mamme asassine) quasi tutti i malati hanno più di un disturbo associato che fa riferimento ai nuovi e sempre più aggiornati manuali diagnostici americani (Dsm), sorta di tabelle divise in cluster di personalità. Per definire una personalità (anche malata) occorre un tempo lungo di osservazione dei comportamenti con gli altri, con lo psichiatra e numerosi quanti corposi test. Occorre conoscere la storia della persona, il suo ambiente di crescita, le sue frequentazioni, le sue risposte ai conflitti e alle emozioni e addirittura capire se di emozioni ne ha o le sa simulare. Persino la menzogna, caratteristica di numerose patologie, può essere conscia o inconscia, abitudine acquisita o forma manipolatoria di ottenere benefici o addirittura nascondere la verità che neppure la persona è in grado di conoscere. Ci sono personalità disturbate che effettivamente disturbano e lo fanno soprattutto con persone vicine, come la maggior parte dei delitti avviene appunto in famiglia, luogo di affetti e conflitti di affettività. Ci sono persone che scatenano reazioni narcisistiche (cioè di difesa) che non sono affatto malate di mente. Provate a ricevere una secchiata d’acqua in faccia e vedrete se non avete una reazione di narcisismo (te la faccio pagare, non sai chi sono io, sberla, ecc.) così come ogni volta che si viene umiliati in famiglia o in pubblico o al lavoro. Il narcisismo patologico è qualcosa di ben diverso e fa paura. Si conosce poco ma si percepisce. E’ una sorta di freddezza emotiva, di vuoto esistenziale, di angoscia visiva che trasmette inquietudine indefinita e stato d’allerta anche nei più remissivi. Non è detto che sia violento, né che usi maldicenze o offese. Un esempio calzante? Carretta e la sua confessione di triplice omicidio familiare in diretta tivù. Ciò che fece gelare il sangue era la sua espressione gelida, senza pentimento, giustificativa addirittura per uno scopo non ben definito con la logica normale. Perché confessare se i corpi non esistono più e mancano le prove? Perché confessare se non si hanno sensi di colpa? In Opg a Castiglione delle Stiviere, dove è stato internato dieci anni, l’hanno descritto come uno che non parlava mai con gli altri, che faceva sorrisetti ironici, tutt’al più, quando lo schernivano davanti alla tivù che parlava di lui, che gli infermieri oscillano nel dire che era buono o cattivo, furbo e colpevole o ingenuo ed innocente. Non conosco la diagnosi fatta a Carretta ma azzardo a dire che era un narcisista maligno (o perverso) e che da questa patologia non si guarisce anche se lui ha “risolto” defintivamente il suo “problema” conflittuale familiare e non è in effetti più socialmente pericoloso.

Narcisismo, disturbo di personalità, media, psicologia,

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