L’anestesista e l’infermiera


I primi commenti di due criminologi intervistati subito dopo l’arresto di Leonardo Cazzaniga, vice primario di anestesia dell’ospedale di Saronno e dell’infermiera Laura Taroni,  hanno definito lui narcisista (patologico) dominante e lei  fortemente subalterna. Le affermazioni fatte a caldo, soprattutto nella cronaca nera, sono sempre un po’ rischiose. Nel 2012 Laura Taroni aveva già ampiamente dato segni di voler risolvere con l’omicidio la relazione con il marito che, a detta di lei (ma magari è anche vero) era uomo che la costringeva a pratiche sessuali innaturali. Ha impiegato due anni per farlo fuori (con farmaci) e alla fine ce l’ha fatta. A parte la stupidità dell’uomo che mai ha avuto dubbi sui suoi strani malesseri fino a farsi persino convincere che avesse il diabete, il rapporto tra i due varrebbe la pena di essere analizzato per arrivare a capire come la donna in 40 anni non abbia dato altri segni di squilibrio in famiglia. L’avvelenamento del consorte è di antichissima memoria storica e la Taroni non ha inventato niente se non il differenziarlo coi più comodi farmaci ospedalieri rispetto agli intrugli del passato. Le donne sanno uccidere più facilmente in modo subdolo e apparentemente meno aggressivo rispetto agli uomini e, dice sempre la cronaca antica e anche meno antica, per punire i mariti dai torti subiti. Chi uccide una prima volta di solito smette perché ha raggiunto l’obiettivo, ma nel caso dell’infermiera l’odio covato verso la famiglia di lui e verso la sua stessa famiglia era talmente incancrenito da decidere che via il primo via anche il secondo e la terza e forse la quarta componente familiare. Una escalation che benchè possa avere nel passato della donna una qualche valida ragione, resta una escalation criminale di cui, al giorno d’oggi (semmai è questo il dramma) non si accorge nessuno facendo almeno due più due fa quattro. La sindaca del Comune di Lomazzo, dove la donna abitava coi bambini, intervistata in televisione, ammette che c’erano problemi per le numerose assenze dei bambini a scuola, ma siccome avevano perso il padre, nessuno si è premurato di capire se per caso stava succedendo qualcosa di più grave, cosa che in effetti stava avvenendo (somministrazione di psicofarmaci al maschietto). Leggo anche che i bambini, secondo gli esperti, potranno ” riassettare” il cervello col tempo e l’Istituto dove sono ospitati, soprattutto il maschio di 11 anni, dimenticando non si sa come le  frasi deliranti della madre intercettate nei due anni di indagini della Procura di Busto Arsizio affidate ai carabinieri. Solo l’atto finale dell’omicidio del marito e padre dei bambini è stato compiuto dal suo amante (sempre secondo quanto riportato dai giornali) nel 2013 con il falso prelievo di sangue per evitare le accuse di omicidio. Prelievo che farà scattare la prima denuncia anonima (per timore di ritorsioni) di un medico donna che è anche cugina dell’infermiera. E dal 2013 arriviam a fermare i due a fine 2016…
Anche questa dottoressa è stata indagata perché non ha esplicitato in un esposto all’ospedale quanto aveva visto e saputo. Corretto, ma va riconosciuto almeno (cosa che la Procura farà) che questo medico è stato l’unico a tentare di smuovere le acque per qualcosa di grave che era avvenuto. Fanno tutti così negli ospedali? Direi di no. Saronno è soltanto la punta di un iceberg che ha scoperchiato alcune pratiche diffusissime soprattutto nella sanità: tacere. Tacciono i colleghi, tacciono i sottoposti, tace la direzione. Possono essere stato così protetti dal sistema sanitario ospedaliero  un anestesista e la sua amante infermiera? Ben difficile. Semmai la protezione indica la non volontà di smascherare scandali decisamente costosi in termini economici e di immagine e infine anche di perdita di potere con rimozioni di incarichi manageriali o spostamenti interni. Era ben noto che Cazzaniga facesse uso di cocaina. Ora, in un ospedale viene ammesso un cocainome? E un cocainome può avere in mano un paziente, addormentarlo per un intervento chirurgico e sperare che non sbagli i dosaggi? Quello che fa rabbrividire, ben più della coppia, è che si sapesse che un medico operativo fosse cocainomane e che dal 2013 una infermiera, con il suo aiuto, fosse sospettata di avere ucciso il di lei marito. Siamo in un ospedale pubblico dell’area milanese-lombarda, non dell’Angola. L’onnipotenza di lui, leggo sui giornali, che movente ha? Questa domanda, se non facesse rabbrividire visto gli esiti finali (i decessi) farebbe impietosire per la sua assurdità. Che movente c’è nel delirio di onnipotenza di un cocainome squilbrato in simbiosi con una squilibrata? Certamente, come hanno obiettato psichiatri che lavorano nel campo carcerario, c’è anche il fascino del male, e ci sono coppie che si cercano e si trovano proprio nel momento in cui il rispettivo malessere interiore sta esplodendo, creando un collante talmente forte e simbiotico per poter giustificare e darsi una mano vicendevolmente nel loro bisogno di vendetta. Di che? Del niente apparentemente, per il medico che nemmeno conosceva quei pazienti. Del marito, suocero e madre e zia, cioè della famiglia, per l’infermiera. Il movente del crimine è sempre fare del male a chi ci ha fatto del male, vero o presunto. Se fosse vero però non toglierebbe nessuna responsabilità a chi compie la vendetta agendo con le sue mani (cioè togliendo una vita). La chiamano folie a deux, oppure, come in questo caso, con complicità di omertosi silenzi che hanno consentito al delirio onnipotente di trovare anche una giustificazione plausibile, quella data dal medico: erano malati terminali, abbreviavo le loro sofferenze. Detto così è financo accettabile, segno che non di follia psicotica si tratta, ma di una decente lucidità e assenza di rimorso (ecco qua: narcisismo e psicopatia hanno lo stesso nucleo). I giornali riportano ogni giorno dal 30 novembre cose piuttosto diverse l’uno dall’altro e più spesso dimenticano di raccontare la storia dall’inizio non in senso morboso (come per la coppia diabolica dell’acido) ma di informazione per capirci qualcosa. I numerosi stralci di intercettazioni consegnati dalla magistratura alla stampa fanno intuire cose  che poi vengono ridimensionate (voleva uccidere anche i figli)  perché prese fuori contesto. I due vivevano insieme e a quanto pare Cazzaniga era affezionato ai bambini. La di loro madre invece, che fa sapere anche in Facebook di voler bene al suo bambino, sembra avere verso di lui, almeno negli ultimi tempi, una sorta di rapporto ambiguo: ti proteggo e ti coinvolgo, mi giustifico e ti insegno, ti tengo fuori e ti tiro dentro. Direi un rapporto materno distorto, ma pur sempre madre-figlio, perciò importante. Stesso rapporto importante, ma amoroso-sessuale, con l’amante che poi diventa a tutti gli effetti compagno di vita (e poteva essere diversamente?) in cui la manipolazione psicologica-affettiva è evidente. A questo punto viene da chiedersi: chi è il narcisista maligno e chi il suo braccio? Si potrebbe dire entrambi sono narcisisti patologici (appunto maligni) e si sono rinforzati a vicenda con modalità differenti. Ma torniamo in ospedale, dove sono accadute cose di cui ancora poco di sa. Le cartelle cliniche sequestrate: non significano che Cazzaniga abbia fatto fuori tutti, ma soltanto che una volta aperta l’indagine si spulcia tutto e molti parenti sospettosi si fanno avanti per avere giustizia magari di un morto che sarebbe morto comunque. E’ un atteggiamento psicologico dei parenti ampiamente riscontrato in altri casi appunto ospedalieri. Così come psicologico è il fenomeno di Facebook con una valanga di insulti all’infermiera. Naturalmente, come è diventato normale e liberatorio di questi tempi, tutti insulti con accezione sessuale (nemmeno il medico viene risparmiato dalle accuse di impotenza sessuale..) , voglia di vendetta, ecc. ecc. Normale che questo caso scateni rabbia molto più di altri, ma la prima rabbia dovrebbe essere contro la struttura, i suoi vertici e quei lavoratori che hanno accentuato il pericolo e, se i due non venivano fermati dall’arresto, potevano continuare indisturbati fino al vero e grande passo falso che prima o poi anche gli onnipotenti finiscono col fare proprio perché onnipotenti non sono (per esempio uccidere chiunque perché non hanno più niente da perdere e vogliono essere fermati) .

Anche sull’indagine ci sarebbe da dire. Due anni per verificare sono decisamente troppi in questo contesto pubblico. Solo a gennaio i due erano stati messi in condizione di non nuocere (emarginati diciamo…) all’interno dell’ospedale e chissà quante cose si sapevano e venivano dette sul loro conto e nei confronti di altri Un ospedale dovrebbe essere luogo non solo sicuro, ma anche di fiducia, e di assenza di veleni interni. Saronno ha scoperchiato soltanto quello che avviene in molti altri luoghi pubblici sanitari o delicati perché hanno a che fare con le persone. Peccato che tutto resterà concentrato sulla coppia diabolica per mettere a tacere anche le nostre paure e poterli definire due pazzi isolati.

Ps: non ho seguito il caso e nemmeno letto le accuse del Pm. Le mie fonti sono esclusivamente quelle riportate o fatte emergere tramite interviste da altri colleghi. Mi occupo di nera da trent’anni e qualche volta ho sbagliato la mia ipotesi iniziale di colpevolezza. In molti casi invece, l’esperienza mi ha aiutato a capire velocemente.

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