FINE DI UN TERRORISTA, RESTA IL MISTERO


Amri Anis, 24 anni, ha lasciato di sé solo una grande chiazza di sangue nella piazza I maggio davanti alla stazione di Sesto, al confine con Cinisello e a tre fermate di metropolitana da Milano. L’altro sangue che ha versato consapevolmente a Berlino è stata una vendetta atroce, e di morire l’ha messo in conto. Ma sperava di vivere.

Cosa ci faceva nella deserta piazza periferica in Italia alle 3 di notte dove l’hanno trovato due agenti di polizia?  Due ipotesi: aspettava qualcuno che tardava ad arrivare, o stava pensando cosa fare dopo aver perso il pullman per Marrakesh (Marocco) che ogni notte alle 2,16 minuti parte da quella piazza. Veniva dalla Francia in treno. Anzi, veniva da Berlino, da dove deve essere fuggito senza troppi problemi nonostante la caccia all’uomo (una “caccia” che continuava tra arresti, carcere, rilasci, ospitalità, fermi, ecc. dal 2011 tra Italia e Germania) e deve aver preso un treno e aver fatto sosta in un altro paese, la Francia.

Due controlli di frontiera evasi da un supericercato. E tre con l’ingresso in Italia e arrivo alla stazione Centrale all’1 di notte di venerdì. Da qui aveva poca scelta: la stazione chiude e lui era ricercato. Dove poteva andare? In un luogo che già conosceva…che guarda caso è giusto a un chilometro e mezzo dalla Omm, macchine industriali per lavaggi di pavimenti di via Cantù a Cinisello Balsamo, due passi dietro l’entrata e uscita dell’autostrada che venerdì scorso ha percorso l’autista polacco. Quale camionista preleverebbe merce il venerdì alle 12 per andare a scaricare a Berlino solo il lunedì e senza nemmeno avvisare l’azienda che infatti non lo fa scaricare perché non era previsto quel giorno? I viaggi costano, i camion fermi costano. Qualcosa non quadra…

Si mormora, ma nemmeno tanto sottovoce, che tra i due (tunisino e polacco) ci fosse una sorta di accordo di viaggio. Che ci faceva però il tunisino a Cinisello? Sappiamo con certezza che lì l’hanno ammazzato e perciò la coincidenza non è più coincidenza. La logica suggerisce che conoscesse quel luogo e non per averlo visto una sola volta. Amri è un lupo solitario, un antisociale già nel suo paese da ragazzino. E’ rabbioso, aggressivo. Segue sul barcone fino a Lampedusa alcuni parenti, ma altri restano in Tunisia, il padre e una sorella. E’ il 2011, si fugge dalla primavera araba che semina morte ma Amir è un fuggitivo di natura e la sua natura aggressiva lo fa finire in carcere che non ha nemmeno 18 anni. A Palermo, all’Ucciardone, ha comportamenti degni di nota per 4 anni. Viene segnalato ovunque, descritto bene e non ha fede religiosa. Infatti Allah verrà a trovarlo dopo un anno, nella sua testa paranoide. Come molti cani sciolti che inneggiano all’Isis e che hanno contatti via internet soltanto dall’Europa, anche Amri diventa fanatico: è come se avesse trovato finalmente un motivo per scaricare la sua rabbia vendicativa. La sua strage è facile, molto più facile di quella di Nizza. Conosce Berlino, è lì che spaccia droga nei parchi. E conosceva l’Italia. Teoricamente dell’Italia ha visto solo carceri e campi di prima accoglienza, in realtà il tunisino dimostra di sapersi muovere. Come? Arrivando a Milano da solo, con una piccola pistola in tasca, senza documenti e dalla stazione arrivando probabilmente a piedi a quella di Sesto in circa un’ora. Non ha telefono, non ha soldi. Solo (a parte il polacco) era sul camion che ha ucciso 12 persone e solo è morto in una piazza deserta. Nessun testimone, nemmeno gli extracomunitari sbandati che di notte dormono dentro la stazione.

Chi guidava il camion a Berlino? Il polacco. Perché è stata dichiarata un’assurdità? Il polacco non aveva nemmeno idea di dover guidare un camion per fare una strage e perciò perché sporcare la sua memoria? Il polacco, con tutta probabilità, dava una mano a passare i confini. E’ una mia ipotesi, ma mi sembra la più logica. Nessun terrorista potrebbe guidare un camion senza dichiarare la reale destinazione e tenere a bada l’autista accanto che ha le mani libere, tant’è vero che il pover’uomo sterza forzatamente quando capisce cosa sta realmente accadendo e viene ferito a coltellate. Ma verrà ucciso con la pistola solo a camion fermo. Amri deve uccidere, ma non necessariamente morire. Non è un kamikaze, non è un martire di Allah. E’ durante la fuga da Berlino che lancia lo sberleffo col video, nemmeno tanto lontano dalla strage, il giorno successivo (è giorno, non notte!) e dice soddisfatto che ce l’ha fatta non ad ammazzare ma a restare vivo. La fuga dalla Germania è lenta, normale diremmo, perché il vero allarme è scattato solo a parole: nessuno l’ha fermato nei luoghi più ovvi per tutti i fuggitivi solitari: i treni. E’ così giunto nel luogo che conosceva per andare in un altro (forse in modo confuso) che lo portasse lontano. In Italia? Assurdo. A mio parere voleva tornare a casa sua, in Tunisia (via Marocco).  Oggi ho visto gente indifferente, che non commentava, non era curiosa, né dispiaciuta né contenta. E nemmeno percepiva il pericolo scampato. Sembra tutto un film e in effetti credo che lo sia. I  morti ( chiunque essi siano) sono cronaca: domani è un altro giorno.

 

 

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