Giovani assassini crudeli


Forse li ho conosciuti, Salvatore Vincelli e Nunzia Di Ganni, uccisi a colpi di ascia in testa mentre dormivano, nella loro casa in provincia di Ferrara, due giorni fa. Dico forse perché sono stata a cena in un ristorantino di Comacchio, cittadina incantevole e romantica , un po’ fuori dai circuiti turistici – e a torto – schiacciata da Ravenna e Venezia. Sono stata, in quel Polesine dove abitavano (Codigoro compresa), una volta cosi in miseria e vuoto e poco ospitale per l’uomo, da costringere a lasciarlo per vivere altrove e ora così normalmente pieno di villette. Non ho riportato grandi emozioni, non mi ha colpito la gente. Anzi, la gente di lì mi è apparsa ibrida un po’ come queste terre create dal Po, buono ma imprevedibile, un po’ come descrive il papà di M. il figlio 17enne che ha massacrato i genitori del suo migliore amico 16 enne. Una storia brutta, di quelle che ci sembra di aver già sentito varie volte e che io ho scritto per altri casi, ma questa non è come le altre. I motivi che spingono ad uccidere non sono molti: rancore, invidia, possesso, vendetta. Fare uccidere a un amico promettendo soldi è la giustificazione dell’assassino mandante e dell’assassino concreto (colui che uccide concretamente) perché un motivo logico bisogna pur sempre trovarlo. Lo stesso motivo logico a cui si aggrappa il papà di M, che nemmeno odiava i genitori del suo amico R. ma da lui era totalmente dipendente. Davvero? Questi due ragazzi non venivano sgridati a caso dai loro genitori. Entrambi. Non a caso sono diventati inseparabili, in una sorta di specchiamento reciproco di disturbo profondo che ha le stesse radici. Se i genitori di R. fossero vivi e morire fossero stati quelli di M, avrebbero detto la stessa cosa del loro figlio: era buono, l ha fatto per…cattiva compagnia, soldi, debolezza, ecc. Quanta debolezza ci può essere nel programmare un duplice omicidio con legami di sangue (il figlio) o di persone che vedi spesso e parli loro, e pranzi e ceni con loro e hai perfettamente chiaro che sono i genitori del tuo amico? Quanta debolezza può esserci nel prendere un’ascia e spaccarla sulla testa 3 volte (l’uomo) e 5 volte (la donna) vedendo il sangue che schizza, il volto che si deturpa, percependo la tua mano che impugna l’arma e violentemente colpisce non due tronchi d’albero ma due esseri umani che dormono e che ben conosci? Quanta debolezza può esserci nel chiedere scusa al papà  che grazie a quel “ravvedimento” tanto immediato, può dire “non lo abbandonerò mai, è un buono”? Quanta bontà può esserci in ragazzi che compiono omicidi per vendetta, malessere, senso dell’ingiustizia? Quanta moralità hanno appreso a 2 anni, età in cui già si può distinguere il bene dal male? Quanta empatia a 4, età in cui si riconosce il dolore dell’altro e si prova compassione? (Compassione non significa simbiosi).

Appena ho letto la notizia del duplice omicidio (titolo e luogo) e il sottotitolo che diceva “i corpi trovati dal figlio 16enne” ho pensato fosse stato il figlio. Benchè solo il caso di Erika, a Novi Ligure, riporti nella cronaca italiana degli ultimi trent’anni quest’età così giovane per delitti tanto efferati, è piuttosto consueto che chi lancia l’allarme sia anche l’assassino. Il cane che non aveva abbaiato a Novi Ligure (come in questo caso) mi aveva fatto pensare la stessa cosa: è stata la figlia. Per cui negare l’orrore non ha senso. I concittadini hanno sempre ritenuto (quasi di fronte all’evidenza) talmente assurdo un fatto eclatante commesso da una persona che conoscevano (per di più giovane e magari educata o figlia di gente normale, come il caso di Garlasco) da volerlo in qualche modo giustificare. In effetti, è ben difficile collocare nella nostra mente la crudeltà dei ragazzi o i loro problemi (chiamiamoli disturbi) compressi sotto un’apparente normalità. Fa spavento. Fa chiedersi come mai non ci si è accorti di niente. Fa persino pensare che se la madre di M. non l’avesse sgridato tanto e il padre di R. non l’avesse punito tanto per raddrizzarlo, non sarebbe successo niente. E poi ci sono i commenti (degli esperti) sul vuoto dei ragazzi d’oggi, sul bisogno dei soldi, sulla ribellione non incanalata, sull’immoralità dilagante. Tutto vero. Ma i delitti familiari ci sono sempre stati e la bassa età di chi li commette significa soltanto che il malessere non visto prima da nessuno, traformatosi in male e punizione, ha avuto l’occasione per farlo: un’amicizia, una folie a duex, che dà potenza e giustifica il successivo scarico di responsabilità, come sempre avviene quando una coppia diabolica viene arrestata e deve pagare la colpa. Perciò sì, i ragazzi sono colpevoli, la scuola è colpevole, i genitori sono colpevoli ,  chi giustifica è colpevole. Anche le vittime che si trasformano in carnefici possono scegliere. M e R. hanno scelto. Peccato che non avranno mai rimorso, ma solo vergogna.

Annunci

Lascia un commento

Non c'è ancora nessun commento.

Comments RSS TrackBack Identifier URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...