Sono clandestino, vivo di elemosina


Neughaye è davanti a un piccolo supermercato Pam con un cappellino in mano. Oggi vedo lui, ieri ne ho visto un altro. Da oltre un anno osservo questi ragazzzi neri neri fermi davanti ai supermercati o le farmacie dei quartieri di Milano. Sono sempre diversi, ma sono tutti uguali: se passi vicino a loro dicono sempre buongiorno signora. Stop. Vedo persone che escono con la spesa in mano e lasciano una moneta, spesso un euro. Vedo anche persone che lasciano un piccolo sacchetto di plastica con qualcosa da mangiare. Nessuno parla con loro. Loro dicono solo buongiorno e grazie. Stop. I primi giorni che li ho notati ho chiesto ai vigili. Chi sono? I vigili hanno risposto: stiamo verificando. E’ una cooperativa? Un racket? Sono regolari o irregolari? I vigili hanno risposto: stiamo verificando.

Oggi mi sono fermata a chiedere a uno di loro.

Neughaye viene dal Ghana. E’ arrivato con un barcone alla fine del 2016 e l’hanno spedito in un campo a Bergamo secondo le decisioni della prefettura e la spartizione territoriale dei profughi . Sa poche parole di itlaiano. Parliamo in inglese.

Dove vivi?

A Milano, in una stanza in affitto in zona porta Garibaldi. Nell’appartamento viviamo in cinque. Paghiamo 250 euro ciascuno.

Hai lo stato di rifugiato?

No. Ho un permesso della Questura di Bergamo. E’ scaduto nel 2017. Te lo faccio vedere.

La polizia ti ferma?

Sì, qualche volta. Gli mostro il permesso scaduto e non mi dicono niente.

Perchè non sei rimasto nel campo di accoglienza di Bergamo?

Perchè il giudice mi ha detto che dovevo prendere un avvocato, ma era a pagamento e io non avevo soldi.  Ho fatto la richiesta dello stato di rifugiato nel 2016. Sono venuto a Milano con la mia famiglia e ho trovato un avvocato che sta facendo per me le pratiche gratis. Ti faccio vedere il biglietto da visita, è a San Babila.

Prendi soldi dallo Stato?

No, niente. Chiedo aiuto alla gente e con questi soldi che mi danno pago l’affitto e viviamo io e la mia famiglia.

Vorresti lavorare in Italia?

Sì, ma forse adesso lo trovo. Il signore del negozio qui vicino mi ha promesso un lavoro a Palermo.

E tu andresti a Palermo per lavorare?

Sì, con la mia famiglia. Sono molto contento.

Sai che se non hai documenti non possono darti lavoro?

So che mi servono i documenti, ma sta facendo l’avvocato per me la pratica di rifugiato.

Che lavoro ti ha promesso?

Non lo so. Non è importante.

Vi conoscete tutti voi che state davanti ai supermercati? Ci sono accordi?

No, non ci conosciamo. L’unica cosa che facciamo sono rispettare i turni. Ognuno di noi sta dal mattino alle 14 e dalle 14 alla chiusura nello stesso posto, poi deve cambiare.

 

Questo breve dialogo si è svolto in mezzo alla strada, questa mattina. Neughaye parlava solo se sollecitato in un buon inglese. Grande e grosso, appariva spaesato, caratterialmente umile, tranquillo e sincero. Della situazione italiana non sapeva niente, l’ho informato io della nuova linea del governo.

 

 

Ps: i commenti a questo post, per la delicatezza del tema e il particolare momento politico italiano,  sono moderati.  Non sono ammesse condivisioni che non riportano la fonte.

Bruna bianchi, giornalista professionista

 

 

 

 

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