Preveggenza o indagine?

Che strage avrebbe potuto fare in Italia Amri? Le parole del questore di  Milano non hanno avuto (finora) nessun riscontro. L’unico vero riscontro, piuttosto ritardatario, viene dai servizi dell’intelligence del Marocco che avrebbe lanciato l’allerta alla Germania a settembre ed ottobre proprio su di lui, il tunisino che era talmente pericoloso (e questo è un fatto assodato perché la strage l’ha compiuta davvero)  e ricercato (questa è una menzogna perché chi cerca trova, visto che era conosciuto come spacciatore di droga a Berlino da agosto) e peggio ancora dopo la strage, mentre si faceva selfie e inviava video in pieno giorno di fianco alla Sprea, il fiume berlinese.

Ieri mattina ho indagato da sola (come sto facendo dal primo giorno della strage a Berlino, città che conosco bene) , senza il supporto di nessuna notizia della polizia, né dei colleghi. Oggi devo correggere alcune informazioni ufficiali che ieri non potevo sapere: il tunisino è partito in treno via Francia e a Torino ha cambiato con un regionale per raggiungere Milano stazione di Porta Garibaldi dove è arrivato intorno alle 9 di sera di giovedì. Da qua si è spostato (a piedi) alla Centrale dove ha cercato, inutilmente, un treno per proseguire la sua fuga, di destinazione sconosciuta. Dalla stazione Centrale, che ha lasciato intorno all’1 di notte (cioè alla chiusura della stessa) si è spostato a quella di Sesto San Giovanni, distante circa 4 chilometri. Forse ha preso un bus notturno, giungendovi pochi minuti prima delle 3. Dieci minuti dopo è stato visto nella piazza dalla pattuglia di polizia che gli ha chiesto i documenti per un normale controllo e ne è scaturita la sparatoria che l’ha ucciso. Non ha gridato Allah, ma poliziotti bastardi. Indossava due paia di pantaloni, segno che ha dormito all’aperto, su treni  o in ripari di fortuna (quindi senza appoggi)  da lunedì a giovedì notte alle 3. Nel suo zaino c’erano soldi (tra i 150 e i 400 euro) un cellulare con batteria scarica, spazzolino e dentifricio. Non aveva documenti né foglietti con nomi e luoghi utili a qualcosa. Aveva, naturalmente, la pistola con la quale aveva ucciso l’autista polacco e che ha usato contro gli agenti, ferendone uno. Ieri ho scritto nel post precedente a questo che da quella piazza partono pullman con destinazione Marocco, ma oggi ho saputo che quella è l’unica destinazione notturna, mentre di giorno ce ne sono altre, Tunisia compresa. Il pullman per il Marocco attraversa Milano e si ferma anche a Lampugnano prima di prendere l’autostrada per Torino. Questo indicherebbe che Amri non era a conoscenza né di orari né di percorsi. Ma in quella piazza davanti alla stazione non c’è giunto a caso. O sapeva dell’esistenza di quella stazione e ha tentato di prendere da lì un altro treno notturno, o voleva prendere il bus per allontanarsi comunque dall’Italia. Una ipotesi potrebbe essere il passaggio di parola tra extracomunitari in stazione Centrale a Milano ai quali potrebbe aver chiesto come raggiungere con pullman o treni la sua destinazione finale o anche una qualsiasi, pur di allontanarsi velocemente da ogni luogo (cioè senza sapere bene dove andare , ma sicuro di dover fuggire e quindi restare in movimento). L’altra ipotesi è che lì ci fosse già stato e sapeva della partenza dei pullman notturni, ma è arrivato tardi ed è stato notato proprio appena arrivato perché non sapeva cosa fare né dove andare.

La mia teoria, personalissima e non suffragata da alcune fonti ufficiali, che la vicenda della strage di Berlino sia iniziata a Cinisello (un chilometro e mezzo dalla stazione di Sesto) è si sarebbe conclusa nella stessa zona è stata condivisa con un collega per telefono tre giorni fa. Nessun elemento sufficiente per poter scriverne sul giornali, solo una sorta di intuizione, quelle che nascono dalle investigazioni ossessive: controllo dei percorsi, degli orari, delle abitudini, conoscenza dei luoghi e di tutte le informazioni a disposizione più altre recuperate dalla gente (chiunque, passanti, extracomunitari, baristi, ecc.) e la psicologia che è sempre fondamentale per capire i comportamenti umani di chi delinque, molto più della politica italiana od estera.  La verità è che il terrorista è stato freddato (senza sapere che di lui si trattasse, vicinissimo all’ultima sosta del tir che ha poi usato per la strage del mercatino d Berlino. Trovare un Tir da usare non è facile. Corrompere con soldi (ben difficile sequestrare un autista grande e grosso anche solo per 4 ore e tenerselo al fianco non legato o ucciso) un autista per farsi portare fino a Berlino, nei pressi di un luogo già scoperto precedentemente per la strage da compiere è relativamente facile se si sa come fare e dove trovare Tir giusto e autista disposto a farsi pagare per il passaggio. Potrebbe essere andata così a Berlino: Amri avrebbe provato a guidare il camion alle 16 e 30, inventandosi di voler imparare. Diverse sono le accensioni (da fermo) registrate dal gps. L’ultima, alle 19 e 45, è invece una partenza in piena regola che in 17 minuti piomba nella piazza. Forse guidava lui, mentre il polacco al fianco ignaro di essersi fatto amico un terrorista, si è accorto solo all’ultimo momento di quello che stava accadendo e ha sterzato beccandosi coltellate di rimando. Se l’incontro e l’accordo di viaggio tra i due non c’è mai stato ed è stato tutto casuale l’inizio e la fine tra Sesto e Cinisello, come sostiene la polizia italiana, sono pronta a smentire la teoria. Comunque non si spiega come io abbia potuto prevederlo.

 

FINE DI UN TERRORISTA, RESTA IL MISTERO

Amri Anis, 24 anni, ha lasciato di sé solo una grande chiazza di sangue nella piazza I maggio davanti alla stazione di Sesto, al confine con Cinisello e a tre fermate di metropolitana da Milano. L’altro sangue che ha versato consapevolmente a Berlino è stata una vendetta atroce, e di morire l’ha messo in conto. Ma sperava di vivere.

Cosa ci faceva nella deserta piazza periferica in Italia alle 3 di notte dove l’hanno trovato due agenti di polizia?  Due ipotesi: aspettava qualcuno che tardava ad arrivare, o stava pensando cosa fare dopo aver perso il pullman per Marrakesh (Marocco) che ogni notte alle 2,16 minuti parte da quella piazza. Veniva dalla Francia in treno. Anzi, veniva da Berlino, da dove deve essere fuggito senza troppi problemi nonostante la caccia all’uomo (una “caccia” che continuava tra arresti, carcere, rilasci, ospitalità, fermi, ecc. dal 2011 tra Italia e Germania) e deve aver preso un treno e aver fatto sosta in un altro paese, la Francia.

Due controlli di frontiera evasi da un supericercato. E tre con l’ingresso in Italia e arrivo alla stazione Centrale all’1 di notte di venerdì. Da qui aveva poca scelta: la stazione chiude e lui era ricercato. Dove poteva andare? In un luogo che già conosceva…che guarda caso è giusto a un chilometro e mezzo dalla Omm, macchine industriali per lavaggi di pavimenti di via Cantù a Cinisello Balsamo, due passi dietro l’entrata e uscita dell’autostrada che venerdì scorso ha percorso l’autista polacco. Quale camionista preleverebbe merce il venerdì alle 12 per andare a scaricare a Berlino solo il lunedì e senza nemmeno avvisare l’azienda che infatti non lo fa scaricare perché non era previsto quel giorno? I viaggi costano, i camion fermi costano. Qualcosa non quadra…

Si mormora, ma nemmeno tanto sottovoce, che tra i due (tunisino e polacco) ci fosse una sorta di accordo di viaggio. Che ci faceva però il tunisino a Cinisello? Sappiamo con certezza che lì l’hanno ammazzato e perciò la coincidenza non è più coincidenza. La logica suggerisce che conoscesse quel luogo e non per averlo visto una sola volta. Amri è un lupo solitario, un antisociale già nel suo paese da ragazzino. E’ rabbioso, aggressivo. Segue sul barcone fino a Lampedusa alcuni parenti, ma altri restano in Tunisia, il padre e una sorella. E’ il 2011, si fugge dalla primavera araba che semina morte ma Amir è un fuggitivo di natura e la sua natura aggressiva lo fa finire in carcere che non ha nemmeno 18 anni. A Palermo, all’Ucciardone, ha comportamenti degni di nota per 4 anni. Viene segnalato ovunque, descritto bene e non ha fede religiosa. Infatti Allah verrà a trovarlo dopo un anno, nella sua testa paranoide. Come molti cani sciolti che inneggiano all’Isis e che hanno contatti via internet soltanto dall’Europa, anche Amri diventa fanatico: è come se avesse trovato finalmente un motivo per scaricare la sua rabbia vendicativa. La sua strage è facile, molto più facile di quella di Nizza. Conosce Berlino, è lì che spaccia droga nei parchi. E conosceva l’Italia. Teoricamente dell’Italia ha visto solo carceri e campi di prima accoglienza, in realtà il tunisino dimostra di sapersi muovere. Come? Arrivando a Milano da solo, con una piccola pistola in tasca, senza documenti e dalla stazione arrivando probabilmente a piedi a quella di Sesto in circa un’ora. Non ha telefono, non ha soldi. Solo (a parte il polacco) era sul camion che ha ucciso 12 persone e solo è morto in una piazza deserta. Nessun testimone, nemmeno gli extracomunitari sbandati che di notte dormono dentro la stazione.

Chi guidava il camion a Berlino? Il polacco. Perché è stata dichiarata un’assurdità? Il polacco non aveva nemmeno idea di dover guidare un camion per fare una strage e perciò perché sporcare la sua memoria? Il polacco, con tutta probabilità, dava una mano a passare i confini. E’ una mia ipotesi, ma mi sembra la più logica. Nessun terrorista potrebbe guidare un camion senza dichiarare la reale destinazione e tenere a bada l’autista accanto che ha le mani libere, tant’è vero che il pover’uomo sterza forzatamente quando capisce cosa sta realmente accadendo e viene ferito a coltellate. Ma verrà ucciso con la pistola solo a camion fermo. Amri deve uccidere, ma non necessariamente morire. Non è un kamikaze, non è un martire di Allah. E’ durante la fuga da Berlino che lancia lo sberleffo col video, nemmeno tanto lontano dalla strage, il giorno successivo (è giorno, non notte!) e dice soddisfatto che ce l’ha fatta non ad ammazzare ma a restare vivo. La fuga dalla Germania è lenta, normale diremmo, perché il vero allarme è scattato solo a parole: nessuno l’ha fermato nei luoghi più ovvi per tutti i fuggitivi solitari: i treni. E’ così giunto nel luogo che conosceva per andare in un altro (forse in modo confuso) che lo portasse lontano. In Italia? Assurdo. A mio parere voleva tornare a casa sua, in Tunisia (via Marocco).  Oggi ho visto gente indifferente, che non commentava, non era curiosa, né dispiaciuta né contenta. E nemmeno percepiva il pericolo scampato. Sembra tutto un film e in effetti credo che lo sia. I  morti ( chiunque essi siano) sono cronaca: domani è un altro giorno.

 

 

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