Dario Argento: il male dentro di me

Gianni Canova (critico cinematografico) intervista Dario Argento

Riesci a parlare con tutti..

Non lo so, forse i temi che affronto, anche i giovani molto giovani.. penso che tutto sia legato a come faccio il cinema io, le storie che affronto, esprimo le mie idee, non è legato a una generazione. Più che altro a uno stato d’animo, la mia sincerità.

Nei film di Dario Argento c’è una vitalità rabbiosa. I tuoi film sono molto vitali. Morte-vita è il paradosso. In Usa piace moltissimo il tuo cinema.

Io racconto la mia parte oscura, i miei pensieri più brutali e nascosti, c’è una parte psicologica nel mio cinema  che ha influenzato quello americano e orientale.

Il tuo libro Paura presentato a Milano. Ci sono flash di Dario Argento al lavoro.

Io scrivo in uno stato di trance, non sono ma andato in analisi, quando emerge un conflitto mi butto in un film.. Nel libro ho raccontato del mio passato, la mia infanzia filtrata attraverso la mia memoria, pure fallace. C’ho sempre questo pensiero che la famiglia è l’origine dele nostre pulsioni. I miei assassini dei film hanno sempre avuto passaggi gravi nella loro famiglia.

Il tuo miglior film?

Non so quale sia in assoluto. Per alcuni versi Profondo Rosso, per altri Suspiria, Phenomena. Usavo le giovani ragazze protagoniste.. a Tenebre sono molto affezionato..

Quale è la tua concezione del male?

E’ dentro di noi, lo vediamo riflesso nella faccia dei nostri conoscenti, al Tiggì è una malattia diffusa, ma quello che tocco io è più profondo, non è quello che vediamo al Tiggì, è un male che viene dai miei pensieri un po’ strani, un po’ perversi ma molto raccontati. E’ come se i trovassi in una stanza tutta chiusa e fuori c’è il panorama…

 

 

 

 

 

 

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