Ora faccio quello che voglio

Ero confuso, non capivo bene i miei sentimenti

In due anni e sette mesi di relazione e convivenza?

All’inizio ero in una bolla dorata, a un certo punto si è rotta e non sono riuscito più a risollevarmi

Dopo la rottura della bolla, come dici tu, hai però cominciato a nascondere. Hai mentito, tradito la fiducia. Insomma non l’hai mai detto

Sono sleale, lo so

Stavi sempre zitto o approvavi o fingevi sottomissione

Non è che fingevo, all’inizio non avevo argomenti per controbattere, mi sembrava tutto giusto.

Non hai una personalità?

Mi lascio molto influenzare dalle persone

Ora mi sembri uno che sa quello che vuole

Mi sento più forte, ho capito che non sono matto, ho avuto riscontri positivi

E come mai prima non li avevi?

Non volevo tornare dai miei da perdente, fallito. Ero insicuro.

Avevi il terrore di essere lasciato?

Per molto tempo l’ho avuto, poi mi sono abituato a sentirmi dire ti lascio

La tua confusione però non l’hai mai espressa a voce, nonostante ti venisse richiesto continuamente di prendere decisioni. Insomma, o dentro o fuori.

Non sapevo cosa fare. Avevo paura di sbagliare

Senti, mi sembra che tu non abbia mai pagato i tuoi errori.

Mi sono appoggiato molto nella vita, è vero. Ma adesso non più

Adesso da quando?

Da quando ho visto che me la so cavare da solo

Bè, da solo….i tuoi ti pagano la casa e ti sei trovato subito un’altra che ti sostiene e anche lei ti ha dato lavoro…

Mi sono confrontato con i creativi, nessuno ce la fa senza aiuto economico. E lei l’ho trovata per caso

Insomma, per caso… Hai detto che facevi quello che volevi e l’hai fatto

Non volevo più soffrire. Volevo voltare pagina

Naturale…ma per la prima volta hai detto un bel no agli accordi a una a cui hai detto sempre sì. Si chiama inganno…

Io credo di aver pagato abbastanza sentendomi schiacciato

Però ti facevi schiacciare. Potevi ribellarti, andartene, parlarne. C’era un secondo fine?

Mi sono sentito trattato male, non riconosciuto.

Te lo sei tenuto per te, però.

Coi caratteri forti non riesco a farmi valere

La colpa è dei caratteri forti quindi?

No. Ma è così

Hai scelto un carattere forte e poi dici che ti schiacciava. Qualcosa non quadra…

Ora sono maturato

In due mesi sei maturato…che record!

Ho capito che non sono un bambino.

E come l’hai capito?

Ho successo, mi apprezzano, guadagno, lavoro e nessuno mi critica

Come sai la gente normalmente si fa gli affari suoi e tace piuttosto che dire quello che pensa di una persona. Per convenienza, proprio come fai tu. Ma tu hai fatto di peggio per un tempo lunghissimo: hai ingannato una persona che ti voleva un sacco di bene e non capiva chi eri, chi sei. L’ambiguità è tremenda…uccide dentro.

Io ho già pagato soffrendo durante il rapporto. E’ storia passata

Allora, vediamo. Secondo te le relazioni che non funzionano si esauriscono quando finiscono. Senza responsabilità?

Mi son preso delle colpe ma adesso sono migliore

Eggià, con gli altri…Se sicuro di essere migliore sapendo che hai devastato una persona e fregandotene?

Sapevo che sarebbe stato un trauma, lo è stato anche per me. Ma io sono maschio e giovane. E comunque ancora ne soffro

Detto così, sembra assolutamente logico. Peccato che non lo sia. Peccato per te dico. Posso fare una sintesi? Hai detto sempre sì e a un certo punto hai detto un bel no, non mi sottometto più. Perfetto, è una cosa giusta e doverosa. Ma purtroppo hai detto no solo quando non avevi più bisogno. Facile e da vigliacchi…

Se devo pagare pago. Ma cosa devo pagare? Non è colpa mia se io sono riuscito ad andare avanti.

Sei andato avanti in modo perverso. Togliendo tutti gli spazi che non erano tuoi, rubando progetti e idee pur di fare quello che volevi e raggiungere i tuoi scopi ben precedenti alla tua relazione. Ha comportato un danno enorme!

La mia vita non può cambiare.

La tua vita è andata tutta così…rubacchiare, appoggiarsi, pretendere, sottomettersi se necessario e ribellarsi senza dirlo.

Ora non ne ho più bisogno

Sicuro?

Mi sento insoddisfatto, ma aiuto le persone.

Tutti meno una…

Non devo più niente. Ora sono forte

Appena  ne hai avuto l’occasione hai schiacciato tu..

Tutti mi hanno dato ragione

Tutti meno una…quella che sa come ti sei comportato con lei (e anche prima di lei)

Ho spiegato, ho chiesto scusa. Non pensavo fosse così grave

Veramente lo sapevi. Hai scelto di fregartene, come fanno tanti, per carità. Non sei l’unico.

Sono stato trattato male. E comunque ora sono diverso. Sono qualcuno.

Hai trattato male anche tu. Chi mente senza dare la possibilità all’altro di capire è un po’ farabutto. Chi truffa, fa la vittima, mente e nasconde i suoi veri progetti silenziosamente, memorizza tutto per usarli quando sarà libero…. Come lo chiami?

Ora non mento più

Eggià. E il passato si cancella con un colpo di spugna. Ero confuso, ecc. ecc. Le truffe sentimentali sono le peggiori e anche questo sai benissimo, ma siccome non l’hai mai provato sulla tua pelle….

Io cancello le persone che mi hanno fatto del male. Provo risentimento ma poi mi passa dopo qualche mese.

Ma le persone che hanno ricevuto male e continuano a riceverlo non sono te…

Non ci posso fare niente. Sono egoista.

Sei riuscito a dire a distanza di un anno che vuoi aiutare e ti sei messo a dare consigli non richiesti. Sei molto abile a non fare quello che andrebbe fatto per riparare, ma soprattutto per non ferire ulteriormente.

Se l’altro soffre non è colpa mia, è solo sua. Io sono andato avanti.

E’ un modo di pensare ricorrente, direi giustificativo. Invece ci sono diritti e doveri etici, a volte anche risvolti penali. Tipo usare per avere successo professionale i progetti inventati per amore, dell’altro ovviamente.

Non eravamo sposati.  E quei progetti mi sono piaciuti, ora sono miei.

Però volevi sposarti, o lo dicevi per il quieto vivere, cioè prolungare l’inganno.

Ho cercato di non provocare conflitti ulteriori

Ammazza…usare il matrimonio per non provocare conflitti? A te forse…

Ora sono cambiato. Sono maturato e non faccio più questi errori

Li hai fatti, ne resti responsabile. E comunque chi sa fare certe cose  (i documenti del matrimonio per mettere a tacere l’altro) non è una bella persona e non maturerà mai finchè non capisce fino in fondo quello che ha fatto e trova il modo per riparare, non certo chiedendo solo scusa o comportandosi meglio con un’altra (che oltretutto non dà nessun peso a quello che uno ha fatto prima).

Io sono disponibile a limitarmi un po’.

Dopo un anno e solo perché ti è stato richiesto e avevi paura delle conseguenze.

Ho sempre avuto paura, ma non di tutti. Di chi limita la mia libertà.

Si può dire la stessa cosa di te…

Non faccio niente di male

Non fai niente apparentemente. Nessuno può accusarti. Basta dire che hai amato ed è finita. Cavolo se sei furbo!

Ho riconosciuto i meriti.

Mi sa che leggi tante cose su internet e cerchi di avere ragione. E i meriti li hai riconosciuti per mail privatamente per paura e non certo pubblicamente per diritto di crediti come si dice in gergo fotografico che ben conosci e rivendichi.

Sono maturato, te l’ho detto.

Sai che chi cerca la verità potrebbe anche avere torto marcio? La trova solo dentro di sé, non nei consigli degli altri che normalmente sono anche interessati a dare la ragione…e soprattutto che niente sanno delle tue idee “geniali” che non sono nemmeno tue.

Io so che abbiamo sbagliato in due.

Anche questa è una affermazione che chiude il discorso. Peccato che il discorso  sia ancora ampiamente aperto. Tu hai tolto, non dato. E continui a togliere aprendoti spazi che non hai conquistato da solo ma attraverso le donne, dalla mamma alle fidanzate. Che orrore!

Ho lavorato sodo invece e ho dimostrato di essere in gamba. Se sono arrivato in alto è perché altri mi hanno aiutato ma il resto è merito mio.

Scusa, ma tu come hai aiutato gli altri?

Curando i rapporti

E come?

Aiutando, stando vicino.

Tipo separare la spazzatura, fare l’autista, portare le valigie,  pulire il bagno, fotografare, adulare e adesso addirittura insegnare tango per fare un piacere? Ma fammi il piacere!

Se la vedi così… per me è amore

Amore è una parola importante. Chi ha amato non smette di provare dolore se l’altro soffre molto. Si può chiamare empatia o compassione, ma viene sempre da un sentimento profondo. Dici di non aver dimenticato…

Non dimentico, no. Ma vivo un’altra vita. E voglio essere felice in questa vita. Ne ho diritto.

Non si può essere felici sapendo che hai combinato guai grossi per egoismo e vendetta e senso del diritto negato (da chi poi, boh!)

In amore non si compiono errori, per questo è così difficile trovare un modo per riparare. Ma chi ha il senso del diritto e usa tutti i metodi per ottenere, se cammin facendo compie danni emotivi, deve pagare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Ps: questa è una storia vera.
Precedenti post: Sono fatto così per colpa del bullismo. Rubo, però poco.

Peter Pan è squilibrato

Se è stato uno psichiatra (americano) e non uno psicologo, a definirla sindrome di Peter Pan, una ragione ci sarà.  Colpevoli sempre loro: i genitori che coccolano, proteggono, fanno sentire i bambini, e poi gli adolescenti, incapaci (perché li vedono incapaci…) li vogliono autonomi però non tanto, li portano a conoscere il mondo però sotto l’ala protettrice di ogni frustrazione o problema economico che può capitare. Li lasciano liberi dando due messaggi in contemporanea: fai quello che vuoi, non fare quello che vuoi. Li costringono a dare contributi in casa (per farli crescere) e poi li premiano con caramelle, regalini, soldi. Ci tengono a fare bella figura con figli laureati e intanto pensano che non valgono abbastanza per essere laureati. O peggio: poi non si trova lavoro, che ti laurei a fare? Sindrome di Peter Pan significa in parole povere trascinarsi da adulti un complesso di libertà senza regole etiche, senza confini interiori, senza progettualità matura. Senza capacità di amare né se stessi né gli altri. Attenzione: i Peter Pan sanno benissimo cosa significa la parola amore e come ci si comporta, sanno benissimo che si deve lavorare e avere la testa sulle spalle, sanno benissimo che occorre fare sacrifici e assumersi le colpe e anche pagarle, però non lo fanno. E a un certo punto non lo fanno per scelta.

Un conto è essere bambini, un conto è essere adulti e aver deciso che è meglio essere bambini. Un po’ depressi, un po’ incazzati, un po’ frustrati, un po’ caotici, un po’ capricciosi, un po’ teneri, un po’ divertenti, un po’ addolorati, un po’ sfasati e persino un po’ costantemente dissociati. Insomma, in una realtà dell’isola che non c’è dove si soffre, sì, anche,  ma tanto è un’isola che non c’è e si soffre poi  si dorme, si mangia, si beve, si fa sesso, si balla e si lavora (un lavoro divertente però!).  E soprattutto non c’è nessuno che sgrida o educa o ricorda i patti.

Si sta male? Sì e no. Si sta male se viene a mancare l’ombrello accudente di una o più mamme, di uno o più papà, (ed ecco che poi verranno definiti paraculi), si sta bene se e fin quando tutto si può risolvere come se si stesse giocando ora, adesso. Tanto domani è un altro giorno, si vedrà.

L’inizio delle frasi dei Peter Pan è dovrò, farò. però. Se gli chiedi di dialogare ti guardano con la faccia di chi deve ascoltare una lezione di matematica e non ci capisce un tubo e speriamo che finisca presto. Sanno anche addormentarsi di colpo, sul bracciolo della sedia, come i bambini. Se osservi che sono incoerenti  o ambigui o contradditori  (ti sembravano così maturi fino a cinque minuti prima o nella mail ben scritta, ben pensata, piena di attenzioni e riflessioni e progetti)  rispondono sono fatto così, non è mica grave. Se guardano la pornografia o chattano con donne dicono che si sentivano soli e mica hanno mai tradito né fisicamente né sentimentalmente. Se si abbuffano a tavola in pubblico e mandi occhiatacce schifate, sono capaci di nascondere un pezzo di pane in bocca, diventare pallidi e dire che non hanno in bocca niente. Se perdono ogni cosa si prendono tutte le colpe e poi te lo dicono con un’aria così drammatica e con le lacrime agli occhi che non sai se prenderli a  sculacciate o piangere a dirotto per la loro sfortuna (e la tua). Se di comprano tutto quello che vogliono e svuotano il conto corrente (loro) non sai se togliere la carta di credito o metterli ai lavori forzati. Loro ti guardano sempre come se tu dicessi eresie tipo: non ho fiducia in te, vali poco. E  ti odiano. E  si vendicano. Però come i bambini, di nascosto, con mezze frasi,  o vigliaccamente in silenzio e sottomessi per modo di dire. Ti derubano, ti umiliano, ti fanno credere che. Ti mandano in una confusione totale con il sei tu che non hai fiducia, non io che sbaglio . Ma che è, figlio mio?

Se svuotano il frigorifero (e ovviamente non ricomprano) guardano per aria tentatissimi di dire che non sono stati loro anche se a casa ci sono solo loro. E’ che prima c’erano altri familiari, era più facile incolparli, adesso si guardano in giro e … che fregatura, non c’è nessun altro.

Se guardano la pornografia al computer sanno dire non sono stato io. Non c’è nessun altro, ma lo sanno dire anche per due giorni di fila. E quando non possono più farne a meno, confessano: non so perché lo faccio, ma giuro che non è contro di te. Dove e quando hanno imparato certe frasi non lo scoprirai mai. Probabilmente hanno  risposte selezionate nel cervello per entrare, stare dentro e uscire da ogni situazione. Magico e invidiabile persino.

I Peter Pan non decidono niente. Nemmeno di fare il primo passo. Creano le condizioni perché sia tu a sceglierli senza sapere che dentro quell’uomo tenero, educato, spesso bello, c’è un capriccioso e ignorante bambino, ignorante nel senso che ignora di esserlo e ignora perché non ha studiato sui libri ma ha arraffato informazioni qua e là,  né fatto esperienza di maturazione culturale e figuriamoci sessuale e affettiva.

Sparare sui Peter Pan ti sembra di sparare sulla Croce Rossa perchè fanno pena e compassione e tenerezza. Ti sembra di arrabbiarti come si fa coi bambini capricciosi, ma siccome sono bambini sono sempre perdonabili. Se poi ami i bambini sei fottuto. Ecco che salterà fuori ogni tanto il Peter Pan vittima o ancora più bambino del bambino piccolo.  Non si può arrabbiarsi con un neonato. E’ troppo.

Però siccome sono alti 1,86 ti mandano su tutte le furie. Dissociato è lui, non tu,  e la realtà la vedi benissimo. E’ un uomo, mica un bambino.

A un certo punto Peter Pan chissà come mai diventa Capita Uncino. Non lo fa apposta, però lo diventa. Perde una mano e si infila un ferro acuminato, si mette la benda sull’occhio e gioca a fare il cattivo. Il problema è che non fa affatto ridere e comincia a fare paura. Anche perché la sua stazza fisica non è affatto quella di un bambino di tre o sei anni e nemmeno di un adolescente di 14.

Attenzione: non ha una multipersonalità, è difettoso. Non è camaleontico, è tutto e niente insieme. Fa quello che vuole e intanto ti obbedisce, e mentre ti disobbedisce ti accusa e mentre è assertivo ti pianta una uncinata così acuminata che sanguini e sanguini e sanguini. Lo fa apposta? Ma no!!! Negherà sempre. Perché lui si considera un bambino e tutt’al più può dare una manatina con le mani piccole e che male può fare? Ti può lanciare acqua come acido a seconda di cosa ha in mano. Poi ti dice ma era solo acqua sapendo perfettamente che il gesto era violento e solo la fortuna ha voluto che avesse in mano l’acqua. Sa scusarsi per paura di esser cacciato via, mai per amore. Ti confonde con parole da uomo che escono dalla testa di un bambino. Capirlo è maledettamente difficile. Si dissocia così bene che finisce sulle nuvole in continuazione, così giusto per non dire mai che è colpa sua o dare risposte definitive o far capire chi cavolo è. Colpa della mamma, colpa del papà? Non lo dice nemmeno più, li odia e basta (però li usa senza vergogna). Ha verso di loro un odio così atavico,  ribollente, che ogni persona che oserà anche solo lontanamente fargli venire alla mente che è inaffidabile (e lo è davvero!) avrà in cambio tutti i comportamenti più beceri di un adolescente ribelle. Tutti, ma proprio tutti. Anzi, di un adolescente borderline e narcisista. Sempre però in un corpo da uomo educato, bello, rispettoso degli altri, gentile. E alla fine per forza  falso. Questo fa la differenza.

Papà e mamma di Peter Pan andrebbero messi in galera, ma Peter Pan non merita il ti amo di Wendy perché a lui di Wendy gliene frega solo finchè lo stimola a giocare  e a sfidare Capitan Uncino per dimostrare  di essere uomo (ma non lo è).  E’ un bambino. Se il gioco finisce ne ha pronto un altro e si dimentica in un nanosecondo e a Wendy dice ciao senza rimpianto né nostalgia. I bambini insinceri, problematici e non empatici, dimenticano le persone. Ringraziano educatamente e voltano pagina.

I bambini vivono nel presente. Perciò secondo loro le azioni senza consapevolezza di fare del male, rubare, ingannare, ferire, ecc. ecc. sono perdonabili (i bambini si perdonano e si autoperdonano) e con un po’ di furbizia cercano la scusante più scusante che ci sia. Socialmente accettata, tipo eravamo in una relazione affettiva, non ho fatto niente apposta.  Ecco, Peter Pan dovrebbe essere informato meglio (già a scuola) che se vuole restare tale (cioè bambino) e combina seri guai da grande, deve farsi carico delle conseguenze  delle sue bambinate.

Se Peter Pan era un ragazzino con disturbo psichiatrico e la favola sottintende proprio questo, bè si spera che non la chiamino più sindrome di Peter Pan per riderci su (non stiamo parlando di leggerezza ma di incoscienza) ma va individuata come patologia vera e propria. Se invece sono adulti che non vogliono crescere meritano calci in culo (e anche denunce, nel caso di reati). E le Wendy? Non sono mamme, non sono crocerossine. Sono state attratte da una  personalità così rara e così interessante da volerla conoscere senza riuscire a capire un tubo, perché le mille facce di Peter Pan (cioè tutte le età, da zero a 90 anni  mescolate insieme) confondono anche un poliziotto o uno psichiatra. In fondo avevano ragione i suoi genitori: peccato che lo abbiano accudito e vezzeggiato e protetto sempre  invece di prenderlo a calci nel culo (soprattutto da adulto).

 

Rubo, però poco

Tenersi 40 centesimi sembra una dimenticanza. Appena conosciuto, ha attraversato la strada e si è offerto, gentilmente, di comprare le sigarette. Un galantuomo d’altri tempi, che però non restituisce il resto di 40 centesimi.

E’ ovvio che mi sono dimenticato, che me ne faccio di 40 centesimi?

Lo dice dopo giorni, quando gli viene chiesto di quel resto trattenuto. Un comportamento che non è passato inosservato.

L’hai fatto altre volte?

Bè sì, monetine.

Agli sconosciuti ?

No, alla nonna e ai miei genitori

Erano resti anche quelli?

Mmm, no. Prendevo monete senza chiedere

Dunque non sono dimenticanze…

Tace

Cos’altro hai rubato?

Merendine, dolci. Anche la colazione di un signore che vive con noi. Questo mi dà fastidio. Ci penso spesso ai dolci. Non riesco a trattenermi.

Perché solo i dolci?

Mi fanno ingrassare e non mi piace non avere autocontrollo. E’ sempre stato un problema essere impulsivo.

Ti mancano i solid? Mi pare che lavori e hai uno stipendio fisso…

Sono sempre senza soldi. Li spendo.

In cosa li spendi?

Per fare cose che mi piacciono. Andare a ballare, fare piccoli viaggi, fare regalini, pagare il ristorante. E comprarmi le attrezzature per il lavoro.

Non è per caso che ti senti in diritto di avere?

Bè anche. Gli altri li hanno e io no. Cioè, gli altri hanno più cose di me, ma so che non è giusto infatti ora chiederò scusa alla nonna. E forse andrò dallo psicologo, è da tempo che ci penso

Per i soldi dalla psicologo? Lo psicologo si paga….

Mi dà fastidio essere uno che dimentica,  disorganizzato, impulsivo. Mi stressa. E sono sempre insoddisfatto.

Hai compiuto altri furti?

Sì, in Australia. Mi hanno derubato di tutto mentre dormivo in auto e non potevo nemmeno mangiare

Avevi amici cui chiedere un prestito, potevi andare all’Ambasciata o farti mandare soldi da casa. Arrivano in giornata….

Mi hanno fatto un torto. Ero arrabbiato.

Ah ecco. E dove hai rubato?

In un supermercato.

Hai rubato solo cibo?

Sì. Una volta. Poi mi hanno mandato i soldi i miei genitori

Due anni dopo, durante una discussione su altri furti, guarda dritto negli occhi, le mani in tasca. Lo sguardo è di sfida.

Non è vero che ho rubato una sola volta al super in Australia, ho rubato tre volte.

Aggravi la tua immagine ai miei occhi. Hai mentito prima o menti ora?

Non mento. Sto dicendo la verità. Ho rubato tre volte

Tu sei stato mai derubato, a parte l’Australia?

Mi hanno rubato computer e ho fatto acquisti in internet che si sono rivelati truffe.

Ti sei anche spacciato per poliziotto, vero?

Ero molto arrabbiato, sì.

Trovi giusto rubare?

Rubo poco, non sono furti veri.

Veramente una moneta o cento euro sono sempre un furto se non sono tuoi…Mi hai raccontato che prendevi le penne ai compagni a scuola. Hai cominciato presto a portare via le cose agli altri…

Sì ma sempre cose piccole…

Ora che sei grande però hai cominciato a prendere altre cose non tue. Le chiami sempre dimenticanze…

Ma sì è chiaro che mi dimentico. Non faccio niente contro le persone

Hai per caso un senso del diritto?

Penso di avere meno degli altri.

Gli altri chi?

Un po’ tutti quelli che hanno più di me.

Ora che sei grande però rubi di più e non solo monetine..

Per me non è rubare. Magari uso le cose degli altri senza chiedere, questo sì. O mi dimentico di restituire. Non lo faccio apposta

Ci hai messo una settimana, e solo dietro richiesta, a restituire 250 euro… E non ti sei giustificato in nessun modo.

Sono dimenticanze.

Hai paura della polizia?

Non voglio finire nei guai. Non ho precedenti penali.

Quindi rubi solo alle persone che ti vogliono bene e sai che non ti denunceranno…

Tace.

E L’Australia è lontana…

Tace.

Senti ma ti arrabbi molto se ti truffano o ingannano?

Sì, molto, e ho desideri di vendetta. Però non li metto quasi mai in atto.

Sicuro? Forse non direttamente con chi ti truffa o deruba…

Ci soffro molto a essere truffato.

Eh però lo rifai!

Per me non sono truffe. E poi chiedo sempre scusa.

Non è che usi le persone per ottenere quello che vuoi?

Mi chiedo sempre se ho dei tornaconti personali. Credo di no.

In realtà li hai, eccome.

Ho pochi soldi e mi servono.

Per cosa?

Per diventare qualcuno.

Devi dimostrare di essere qualcuno?

Sì, sono stufo di essere umiliato.

Ah, allora ti vendichi?

Non è una vendetta per me. Restituisco facendo favori e chiedendo scusa.

Ma le persone a cui restituisci sanno che lo fai per senso di colpa?

No. Non lo dico mai. Però ce l’ho

Che senso di colpa è se non lo espliciti e magari smetti di portare via agli altri?

A volte sono molto, molto arrabbiato. Ora mi prendo sempre le colpe, lo scrivo anche in Facebook.

Ti senti vittima?

Del mondo intero?

No. Di chi mi tratta come un bambino

Bè, se rubi i resti tanto adulto non sei….

Ti senti vittima o fai la vittima?. No perché sai, addossarsi sempre le colpe è un bel modo per continuare a fare le stesse cose uscendone con la faccia pulita e facendo provare compassione…

Nessuno crede che io sia buono.

E allora fai il cattivo.. però senza farti beccare! Sei furbo!

Sono furbetto….

Ps: Questa è una storia vera