Rubo, però poco

Tenersi 40 centesimi sembra una dimenticanza. Appena conosciuto, ha attraversato la strada e si è offerto, gentilmente, di comprare le sigarette. Un galantuomo d’altri tempi, che però non restituisce il resto di 40 centesimi.

E’ ovvio che mi sono dimenticato, che me ne faccio di 40 centesimi?

Lo dice dopo giorni, quando gli viene chiesto di quel resto trattenuto. Un comportamento che non è passato inosservato.

L’hai fatto altre volte?

Bè sì, monetine.

Agli sconosciuti ?

No, alla nonna e ai miei genitori

Erano resti anche quelli?

Mmm, no. Prendevo monete senza chiedere

Dunque non sono dimenticanze…

Tace

Cos’altro hai rubato?

Merendine, dolci. Anche la colazione di un signore che vive con noi. Questo mi dà fastidio. Ci penso spesso ai dolci. Non riesco a trattenermi.

Perché solo i dolci?

Mi fanno ingrassare e non mi piace non avere autocontrollo. E’ sempre stato un problema essere impulsivo.

Ti mancano i solid? Mi pare che lavori e hai uno stipendio fisso…

Sono sempre senza soldi. Li spendo.

In cosa li spendi?

Per fare cose che mi piacciono. Andare a ballare, fare piccoli viaggi, fare regalini, pagare il ristorante. E comprarmi le attrezzature per il lavoro.

Non è per caso che ti senti in diritto di avere?

Bè anche. Gli altri li hanno e io no. Cioè, gli altri hanno più cose di me, ma so che non è giusto infatti ora chiederò scusa alla nonna. E forse andrò dallo psicologo, è da tempo che ci penso

Per i soldi dalla psicologo? Lo psicologo si paga….

Mi dà fastidio essere uno che dimentica,  disorganizzato, impulsivo. Mi stressa. E sono sempre insoddisfatto.

Hai compiuto altri furti?

Sì, in Australia. Mi hanno derubato di tutto mentre dormivo in auto e non potevo nemmeno mangiare

Avevi amici cui chiedere un prestito, potevi andare all’Ambasciata o farti mandare soldi da casa. Arrivano in giornata….

Mi hanno fatto un torto. Ero arrabbiato.

Ah ecco. E dove hai rubato?

In un supermercato.

Hai rubato solo cibo?

Sì. Una volta. Poi mi hanno mandato i soldi i miei genitori

Due anni dopo, durante una discussione su altri furti, guarda dritto negli occhi, le mani in tasca. Lo sguardo è di sfida.

Non è vero che ho rubato una sola volta al super in Australia, ho rubato tre volte.

Aggravi la tua immagine ai miei occhi. Hai mentito prima o menti ora?

Non mento. Sto dicendo la verità. Ho rubato tre volte

Tu sei stato mai derubato, a parte l’Australia?

Mi hanno rubato computer e ho fatto acquisti in internet che si sono rivelati truffe.

Ti sei anche spacciato per poliziotto, vero?

Ero molto arrabbiato, sì.

Trovi giusto rubare?

Rubo poco, non sono furti veri.

Veramente una moneta o cento euro sono sempre un furto se non sono tuoi…Mi hai raccontato che prendevi le penne ai compagni a scuola. Hai cominciato presto a portare via le cose agli altri…

Sì ma sempre cose piccole…

Ora che sei grande però hai cominciato a prendere altre cose non tue. Le chiami sempre dimenticanze…

Ma sì è chiaro che mi dimentico. Non faccio niente contro le persone

Hai per caso un senso del diritto?

Penso di avere meno degli altri.

Gli altri chi?

Un po’ tutti quelli che hanno più di me.

Ora che sei grande però rubi di più e non solo monetine..

Per me non è rubare. Magari uso le cose degli altri senza chiedere, questo sì. O mi dimentico di restituire. Non lo faccio apposta

Ci hai messo una settimana, e solo dietro richiesta, a restituire 250 euro… E non ti sei giustificato in nessun modo.

Sono dimenticanze.

Hai paura della polizia?

Non voglio finire nei guai. Non ho precedenti penali.

Quindi rubi solo alle persone che ti vogliono bene e sai che non ti denunceranno…

Tace.

E L’Australia è lontana…

Tace.

Senti ma ti arrabbi molto se ti truffano o ingannano?

Sì, molto, e ho desideri di vendetta. Però non li metto quasi mai in atto.

Sicuro? Forse non direttamente con chi ti truffa o deruba…

Ci soffro molto a essere truffato.

Eh però lo rifai!

Per me non sono truffe. E poi chiedo sempre scusa.

Non è che usi le persone per ottenere quello che vuoi?

Mi chiedo sempre se ho dei tornaconti personali. Credo di no.

In realtà li hai, eccome.

Ho pochi soldi e mi servono.

Per cosa?

Per diventare qualcuno.

Devi dimostrare di essere qualcuno?

Sì, sono stufo di essere umiliato.

Ah, allora ti vendichi?

Non è una vendetta per me. Restituisco facendo favori e chiedendo scusa.

Ma le persone a cui restituisci sanno che lo fai per senso di colpa?

No. Non lo dico mai. Però ce l’ho

Che senso di colpa è se non lo espliciti e magari smetti di portare via agli altri?

A volte sono molto, molto arrabbiato. Ora mi prendo sempre le colpe, lo scrivo anche in Facebook.

Ti senti vittima?

Del mondo intero?

No. Di chi mi tratta come un bambino

Bè, se rubi i resti tanto adulto non sei….

Ti senti vittima o fai la vittima?. No perché sai, addossarsi sempre le colpe è un bel modo per continuare a fare le stesse cose uscendone con la faccia pulita e facendo provare compassione…

Nessuno crede che io sia buono.

E allora fai il cattivo.. però senza farti beccare! Sei furbo!

Sono furbetto….

Ps: Questa è una storia vera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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“Sono fatto così per colpa del bullismo”

Nel momento in cui lo fa sapere è già grande, ed è l’unica volta che abbassa gli occhi. Lo sguardo diretto, fin troppo fisso, che lo contraddistingue, di colpo diventa sfuggente e assomiglia a quello della vergogna.

Sono stato vittima di bullismo

Che ti hanno fatto, chi?

A scuola, da bambino. E anche dopo.

Cosa facevano?

Dicevano che ero cleptomane, mi chiamavano cleptomane.

Cosa facevi?

Rubavo le penne ai miei compagni, poi anche i pupazzi Trudy. Un giorno, mi ricordo, sono andato sotto la scrivania della maestra a piangere.

Non ricordi nient’altro?

Sì, che non mi invitavano mai a casa loro.

Alza la testa e guarda di nuovo dritto, quasi con orgoglio.

A sette anni mi sono spogliato in classe, ho tirato giù anche i  pantaloni davanti a tutti.

E la maestra cosa ha fatto?

Non mi ricordo.

E i tuoi? Li avranno chiamati…

Non mi ricordo.

Viene allora richiesto alla madre che nega l’episodio. Due anni dopo questo racconto non si è sentito creduto sulla storia dello spogliarello in classe e torna alla carica, spontaneamente.

Nel mio paese ho incontrato una compagna delle elementari che non vedevo da vent’anni e subito mi ha detto..uh!!! quello che si  è spogliato in classe! Visto che era vero?

Ricostruiamo questo bullismo, no perché sai che è un reato, e se stai male per quello che è accaduto anche se tanti anni fa facciamo qualcosa…guarda anche a costo di andare a prendere a sberle qualcuno. Hai detto che è successo anche alle medie e dopo no?.

Ma no è inutile. Sì avevo 13 anni. Ma non a scuola.

Senti, ma ti hanno fatto avance sessuali per caso? Molestie?

Non ne vuoi parlare?

No

Parliamo delle medie a scuola

Ero un po’ il buffone della classe. Ho anche preso una nota perché con un compagno dalla finestra abbiamo gridato lampadina al preside che aveva la testa pelata.

Sorride, sembra soddisfatto come per l’episodio dei pantaloni abbassati davanti a tutti.

Non chiamavano mai i tuoi genitori?

No. Credo di no, non mi ricordo

Hai ricordi un po’ sfumati, come mai?

A scuola mi dicevano che ero sempre sulle nuvole, andavo spesso al bagno, pensavo, guardavo fuori dalla fenestra. Eh sì avevo 4 in italiano e matematica. Ho una scrittura brutta e fatico a leggere, questo da sempre. Il 7 in condotta ho cominciato a prenderlo alle medie. Facevo tante assenze per preparare la festa. Mai bocciato no, però ho rischiato. Studiavo di notte per recuperare.

Non sei cambiato tanto mi pare. Sei sempre distratto e vai sempre in bagno. A cosa pensavi in classe?

Alla festa del paese che da noi è un grande evento e si prepara mesi prima. Io suonavo i tamburi. E poi pensavo ai miei compagni che non mi invitavano a casa loro e li sentivo mettersi d’accordo.

Non hai spiegato bene perché hai pochi ricordi…

Mi vengono in mente adesso. Non ci ho mai pensato. Me lo stai chiedendo tu adesso e mi vengono in mente.

Però sei pieno di rabbia, lo ammetti.

Sì, ma forse anche prima del bullismo. Non lo so bene. I miei ci tenevano molto alla condotta e non mi facevano vedere la tivù per idee loro. Non sopporto chi mi tratta da bambino, e ho un senso di rivalsa e di insoddisfazione che mi attanaglia.

Quindi non è solo per colpa del bullismo?

La rabbia non lo so. Ma la rivalsa sì. Verso il mio paese e anche verso i miei genitori.

A 13 anni cos’è successo?

Niente, avevo dei vicini di casa più grandi di me e stavo con loro. Non avevo amici. Per tre anni sono stato vittima di bullismo con loro. Cioè, quello più grande, che aveva 5 anni più di me ed era già maggiorenne, da solo era simpatico, mi trattava bene. Ma quando era con l’altro o con il gruppo faceva il leader.

Cosa ti facevano i vicini di casa? (Ci pensa..poi abbassa di nuovo gli occhi)

Mi facevano camminare a quattro zampe, come i cani. O mi facevano fare esercizi di logica e io fallivo.

Senti dai, in quel paese la logica non mi sembra il forte di nessun ragazzo…ma che vuoi dire con logica?

La costruzione della frase.

Mmm, mi sembrano tutti abbastanza ignoranti i ragazzi di lì. Si divertivano?

Loro sì. Io no. Però da loro imparavo delle cose perché erano più grandi e poi ti ho detto non potevo scegliere di andarmene perché mi sentivo solo

Certo la casa era isolata e tu non avevi il motorino a quell’epoca. Ma potevi anche smettere di subire, se volevi, in fondo erano vicini di casa. Tre anni sono tanti…

Un giorno l’ho raccontato a mio padre e lui è intervenuto.

E come mai gliel’hai detto?

Perché mi aveva sgridato e io gli ho detto tu non sai cosa patisce tuo figlio da tre anni…

Così ti sei liberato dei bulli, ma anche degli amici…

No, in realtà poi ci siamo spostati in un bar nel paese più sotto. I miei proprio non volevano che frequentassi quel bar. C’erano due gruppi e io quando avevo 16 anni ho trovato un amico di scuola, che è stato il più grande amico che ho avuto e uscivo solo con lui, e gli altri li ho mollati

Hai obbedito ai tuoi?

Bè anche. Però me l’hanno fatta pagare per averli mollati

Cioè?

Nel bar mi hanno portato nella toilette e una ragazza mi ha dato un pugno in faccia e mi ha rapinato.

Una ragazza?

Sì, aveva 14 anni, ma giuro che sembrava un uomo!

Tu avevi due anni di più e non hai saputo difenderti da una ragazza?

(Alterato..). Ti ho detto che mi sembrava un maschio! Con i miei genitori l’abbiamo denunciata alla polizia

Hai denunciato una ragazzina?

(con una punta di soddisfazione) Si.

Raccontami com’è andata al commissariato…

Questa ragazza aveva già problemi, era conosciuta dagli assistenti sociali.  C’era anche la mamma con lei. Il padre è in carcere e anche il fratello è un poco di buono. Che faceva…piangeva perché era una denuncia di aggressione e furto.

Piangeva…e tu hai fatto parlare i tuoi genitori e sei orgoglioso di averla punita anche a distanza di anni?

Tace.

Senti, visto che dici che soffri tanto da molti anni, perché non cerchiamo questo bullo maggiorenne?

Mette il nome in Facebook, vediamo che fa il dj, è adulto, sembra un tipo normale. Non ci sono post strani.

Andiamo a parlargli. Vengo con te.

Ma no, ormai.

Dici sempre che i tuoi problemi derivano dal bullismo…affrontiamoli!

Ma no, ormai

Sono passati dieci anni, ormai che? Telefono azzurro ha detto che devi andare dallo psicologo a farti aiutare e anche denunciare quel ragazzo. Almeno lo psicologo, a lui puoi dire quello che ti è successo.

Eh sì ci andrò. Ma gli psicologi, bah, forse ci vogliono anni.

Un giorno, nella sala comunale del suo paese,  abbraccia una signora elegante, bella, spigliata. La saluta come due che non si vedono da anni. C’è quasi tenerezza in entrambi.

Chi è quella signora?

La mamma del mio vicino di casa

Chi, il bullo?

Sì, lui

Ps: questa è una storia vera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FIGLI MIEI

I figli si fanno, si amano e si crescono. Sono i figli della vita, diceva il profeta, i genitori sono solo l’arco che li lancia verso la vita. E invece. Poche ore fa a Busto Arsizio, provincia di Varese, una madre quarantenne ha letteralmente lanciato i suoi due figli dal balcone, al terzo piano. La piccola per prima, di tre anni, il maggiore di sei anni per secondo. Non era sola in casa: in cucina c’era la nonna e il marito sarebbe tornato di lì a poco. Ha solo detto, appena arrestata: non ce la facevo più.

Ieri mattina all’alba in una casa di Palermo. Un poliziotto va nella stanzetta del figlio di sette anni che dorme ancora, gli avvicina la pistola alla tempia e spara. Subito dopo ripete la scena contro la sua stessa tempia e muore. Il bimbo è morto oggi.

Della tragedia di Palermo già si sa che il 38enne (omettiamo il nome) era giocatore d’azzardo, che aveva perso 60.000 euro al gioco e aveva dovuto ripianare il debito. La depressione è la più forte spinta compulsiva (incapacità di smettere) delle tante dipendenze (il gioco, la pornografia, il sesso a pagamento, ecc.) e anche quella che da queste dipendenze viene continuamente alimentata con sensi di colpa intollerabili verso se stessi e soprattutto la propria famiglia. Mandare sul lastrico i propri cari è intollerabile. Il sistema regge, di solito, finchè la moglie non lo scopre e scoperchia anche l’intollerabilità dell’azione distruttiva verso lei e i figli. Il poliziotto però non si è ucciso e basta, ha ucciso prima il suo bambino e poi se stesso. I suoi coleghi hanno subito raccontato che quel bambino lo adorava e che forse ha voluto portarlo via con sè. Si potrebbe però anche dire che uccidere un figlio (per di più bambino indifeso che dorme) favorisce il suicidio, nel caso ci fossero difficoltà a metterlo in pratica. Chi era dunque questo bambino per suo padre? Esattamente come per le madri assassine, era una parte di sè, il suo bambino interiore che dorme e rifiuta di crescere e assumersi le responsabilità di un adulto. La psicologia spiega molte cose ma non riporta le persone in vita. Nè può giustificare e dare pace a chi resta. Nessuno si era accorto di una depressione così grave? Non la moglie, non i parenti, non, soprattutto i colleghi di lavoro che in questo caso sono agenti di polizia, cioè per lo stesso mestiere che compiono devono essere attenti a varie componenti, comprese quelle psicologiche.

Anche a Busto Arisizio una madre ha considerato i figli sua proprietà. Ma stavolta non si è gettata di sotto con loro. L’ha fatto (con fatica, indubbiamente, perchè un bambino di sei anni non pesa poco e lanciarne due uno appresso all’altro richede forza fisica e perciò una rabbia interiore eccezionale) e ha dato una giustificazione orrendamente normale per ogni madre: non ce la facevo più. Normale, se si pensa che le madri spesso non ce la fanno più, orrendamente se si pensa che tra il  pensare o il dire ti butto dalla finestra e il farlo davvero ci corre un abisso. La morale, l’istinto e l’esser madre prima di tutto. Non è andata così. La depressione di questa donna era considerata poca o minore o addirittura nulla. Lei invece considerava i suoi figli un impiccio, un conflitto insanabile, una parte di sè andata in pezzi e perciò da gettare. Ancora una volta, i suoi bambini interiori e non i figli reali, bambini veri, cioè altro da sè.

Cosa succede?

Una società benestante, più colta ma più sola. Una società che allontana le patologie e i conflitti e vuole la normalità anche dove normalità non c’è. Una società che spinge a nascondere i problemi sotto il tappeto del privato e a non chiedere aiuto a nessuno, una società che isola volutamente gli imperfetti , una scoeità così superficiale e lontana che non ha più professionisti. Il medico di famiglia non vede, la polizia non vede, gli assistenti sociali non vedono, gli psichiatri, persino loro, se anche vedono non comprendono la gravità della situazione psicotica. La rete familiare è venuta a mancare, i condomini belli e comodi (ma anche le villette) hanno snaturato le relazioni anche di aiuto e attenzione che prima fungevano da contenitori. Ma dietro queste tragedie dolorose, compresa quella di Kabobo il ghanese, io ci vedo ancora e sempre più la cecità e la mancanza di sensibilità compassionevole che queste tragedie preverrebbe: capire quanto male si può compiere durante il lungo e solitario cammino verso il nulla.

Los Roques, il mistero non è mistero

Bruna Bianchi LOS ROQUES (Venezuela) – Rimasti senza carburante. E’ la tragica ipotesi che accomuna due piccoli aerei da turismo scomparsi davanti all’arcipelago di Los Roques: il Britten Norman su cui viaggiava il figlio del magnate della moda Vittorio Missoni e il Trnsaven scomparso nel 2008 nelle stesse acque. Per un totale di 20 persone (12 italiani) inghiottite nel mare dei Caraibi.
La drammatica ricostruzione di quello che potrebbe essere accaduto lo scorso venerdì 4 gennaio, è in un video in 3D creato dal capitano Israel V. Marique S, venezuelano di stanza a Caracas che opera per l’organizzazione Onsa, ong di salvataggio e sicurezza marittima negli spazi acquatici del Venezuela. “Quello che è accaduto al Britten Norman è lo stesso che è accaduto anche al Transaven: entrambi i piloti non avevano più carburante. Ma mentre il Transaven ha tentato l’ammaraggio e ha avvisato la torre di controllo, il pilota del britten ha taciuto l’emergenza”.
Il capitano esperto di soccorsi marittimi in coordinamento con la divisione sicurezza del volo, fa ben più di un’ipotesi, spiegando come sono nati i primi sospetti: “Il pilota Marchan aveva dichiarato a Maiquetia, alla partenza per andare a prelevare i turisti italiani, di avere carburante per tre ore. Lo stesso ha fatto a Los Roques, prima di rientrare a Caracas con i 4 passeggeri italiani. Come poteva avere a disposizione tre ore anche al ritorno se sull’isola non c’è carburante? E’ evidente che ne aveva consumato almeno per 40 minuti del viaggio di andata”.

Perchè non ha lanciato il mayday?
“Un pilota perde la licenza di volo con simili errori”

Però rischiava la morte.
“Potrebbe essersi aggiunto un guasto al segnalatore di carburante che abbia fatto credere di averne a sufficienza”
Perciò il pilota, quando si accorge, a 5000 piedi, che il velivolo sta perdendo quota, si abbassa a 3000 uscendo perciò dalla vista di entrambi i radar di maiquetia e Los Roques e non avverte le torri di controllo sperando di rientrare a Gran Roque con un ammaraggio il più possibile vicino alla barriera corallina?
“La stessa cosa secondo noi è accaduta al Transaven”
A che distanza siamo perciò dalla costa?
“A 10 miglia dalla barriera corallina, cioè 20 dall’aeroporto di Gran Roque”
Come mai tanta certezza?
“Il trasponder. E’ una traccia che l’aereo lascia in giallo: ha smesso di dare segnali a dieci miglia dalla barriera corallina”
La virata a destra, secondo il capitano dell’Onsa, indica il bisogno urgente di avvicinarsi il più possibile alla barriera da poco lasciata alle spalle per tentare l’ammaraggio.
A che profondità ci troviamo in quel punto?
“Circa 800-1000 metri”
Perché è certo che sia rimasto a secco?
“In questo casdo, così come nel 2008, non sono state trovate tracce di carburante sull’acqua: se non c’erano allora come non ci sono oggi è perché i srbatori di entrambi i velivoli erano vuoti”.

2012 in review. Thanks!

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

The new Boeing 787 Dreamliner can carry about 250 passengers. This blog was viewed about 1.800 times in 2012. If it were a Dreamliner, it would take about 7 trips to carry that many people.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

tango_front

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Voglia di fuggire dall’Italia

Va a finire che prende il magone a leggere i motivi per cui la gente, e quanta gente! spulcia nei siti che mettono in contatto fuggitivi e fuggiti dal Bel Paese. E’ paradossale , a pensarci bene: tutti ammettono che l’Italia è bellissima. A volte uno si crede vecchio a pensare di essere fallito, nel lavoro o in amore e aver voglia di cambiare aria per trovare almeno uno dei due. Invece no. Si scopre che i giovani tra i 20 e i 30 anni delusi dalla politica, dalla gente, dal clima, dai problemi e, certamente, dal futuro che non si vede nemmeno col binocolo, sono più di quelli vicini alla pensione o già pensionati.  Non sembra che la gente faccia grandi analisi sociali per decidere che non ne può più. Magari fa solo una vacanza all’estero e si innamora di quel luogo lì, proprio quello, e ci vuole tornare a vivere per sempre. Ci sono famiglie intere che si sono trasferite all’estero e se c’è una cosa difficile da fare è proprio chiudere una casa, fare i bagagli, disdire le bollette e la residenza e partire per ricominciare tutto daccapo.  Le delusioni hanno delle categorie ben specifiche: tasse, politica, rapporti umani, mafia, facce tristi e stressate intorno. Berlusconi è spesso citato come esempio dell’inaccettabile. Ora. Berlusconi rappresenta bene la doppia faccia degli italiani già da molti anni e il fatto che invecchiando sia sull’orlo della psicosi da figa (scusate il termine) non cambia proprio niente. Che si vada a cercare tutto quello che fa è lapalissiano. Tutti sanno, per esempio, che per evitare guai bisogna assicurarsi che le ragazze con cui si esce siano maggiorenni (dico uscire, non andarci a letto) per una sorta di passa parola stratificato nel tempo che prescinde persino dalle leggi.  Quindi, nelle sue ultime scelte di donnine da compagnia, il premier non si è comportato neppure come quella  maggioranza degli italiani che cercano svaghi a pagamento. Nè Berlusconi, che tutto dovrebbe sapere, si sofferma a pensare alle conseguenze delle sue bambinate se così vogliamo chiamarle dal punto di vista strettamente comportamentale. Tutto quello che dice e che fa è, da anni, materia psichiatrica e non certo da premier di uno Stato e non si deve nemmeno scomodare uno psichiatra per interpretarlo. Sarebbe persino giustificabile se fosse incapace di intendere e volere. Invece no. E  una parte degli italiani prova una profonda vergogna, cioè, purtroppo, ama così tanto l’Italia da non riuscire a sopportare di essere messo alla berlina da tutto il mondo.  Chi non prova fastidio se uno straniero ride di noi come popolo? La derisione fa scattare subito una sorta di difesa. Individualisti sì, ma pur sempre orgogliosi di avere un’identità nazionale perchè senza, ahimè (argentini , americani, israeliani, palestinesi, curdi, ecc. insegnano)  si vive molto male. Non che gli altri premier siano perfetti, ci mancherebbe. I gossip di scandali e scandaletti sesssuali sono avvenuti e avverrano ancora a tutte le latitudini e civiltà (Inghilterra, Francia, Usa, ecc.) e se andiamo più indietro nel tempo troviamo amanti in tutti i letti del comando (Mussolini, Hitler, ecc.). Quello che infastidisce tanto di Berlusconi perciò non è il fatto che abbia un’amante e nemmeno due o tre. Amareggia e irrita  che sia strafottente del suo popolo, il quale rispetta alcune regole base, tra le quali quella di non pagare 7000 euro a botta una ragazza scappata da una comunità per ragazzi stranieri disagiati in cambio di favori sessuali. E, a parte gli ultmi scandali più moralmente odiosi degli altri, ne abbiano viste tante  per capire bene, se mai ci fosse sfuggito, chi è il Premier della nostra bellissima Italia. La storia di Ruby non è lo specchio degli italiani. E’ Berlusconi, purtroppo, ad esserlo. La Franzoni, ad esempio, ha diviso in due l’Italia esattamente come fa Berlusconi (o il referendum della Fiat).  La Franzoni ha ben rappresentato le fette di salame sugli occhi dell’Italia benpensante e cattolica, ma anche quella ignorante che non vuole sapere la verità perchè la verità  è tropppo immorale da accettare e ci fa sentire tuti immorali, volenti o nlenti, Siamo così: ci identifichiamo. Non sempre però si può dare la colpa alla follia di una madre o ai comunisti (ma chi sono i comunisti, dove sono?  ) A meno che (ma perchè Berlusconi non ci ha pensato?) sia stato Putin a mandargliela ad Arcore. La cosa più strana, dal delitto di Cogne ai tipi come Nicole ritratta in mutande e seno al vento prima di sedersi sui banchi del Consiglio regionale (un’istituzione…) e che nemmeno Formigoni il ciellino ha moralmente rifiutato,  è che in Italia c’è sempre quel sì che vince con poco scarto e diventa perciò maggioranza pur rappresentandosolo la metà abbondante degli italiani. Mi sono sempre chiesta pechè l’Italia dacchè la conosco non esca mai da quel 50 per cento e poco più.  Tutto è sempre circa la metà. Le assemblee di condominio, le decisoni prese in azienda tra colleghi, quelle in famiglia. Dove c’è possibilità di contarsi democraticamente siamo un popolo che la pensa per metà in un modo e per metà in un altro con poche differenze che non fanno nemeno da spartiacque  Ora. Come si  inserisce Berlusconi in tutto questo? Il politico rappresenta un’area, ma l’uomo, da solo, chi rappresenta? Insomma, per dirla fuori dai denti: se si facesse un referendum sulle puttane di Berlusconi, voterebbe a favore il 50 per cento più qualcosa dei suoi elettori? Tanto per sapere se è il caso di fare le valigie.