Io, tossico, vi racconto cosa succede al boschetto di Rogoredo

 

Biondo, alto, 26 anni. Roberto è un bel ragazzo pavese rovinato dai due anni trascorsi in strada e dalla droga. I suoi genitori vivono a Londra e fanno i camerieri. Non ti cercano? “No”. Non vuoi rapporti con loro? “No”. Ha una fidanzata 19enne di Pavia che ogni tanto incontra e gli ripete: mi riavrai solo quando entrerai in comunità a disintossicarti. Chiedo di mostrarmi le sue braccia. Ha diverse cicatrici, ma nessun segno di buco recente. Mostra il collo con un segno rosso fresco: “Ora me li faccio qui”. Il tono di voce è bassissimo. La sua andatura è lenta, senza energie, l’equilibrio imperfetto. Si è appena alzato dal pavimento di piazza Diaz dove ha dormito insieme a tanti altri clochard. Non ci vuoi andare in comunità? “Forse ci andrò. O forse mi faccio una overdose e la chiudo qui”. Lo mando al diavolo: e fatti l’overdose, così prendi una decisione secca. Cambia tono: “E’ che una spinta vitale ancora ce l’ho”. Stai meglio dopo la dose? “Molto meglio”. Conosci tutte le conseguenze fisiche dell’eroina e della cocaina? Non è solo la morte… “No non le conosco, sono giovane”.
Un habituè di piazza Duomo all’alba lo saluta con enfasi e lui lo manda a quel paese. “E chi lo conosce, cosa vuole da me? Che mi stiano tutti alla larga”. Il ragazzo gentile e sottomesso di poco prima è sparito. Mi racconta le sue giornate, tutte uguali, tutte scandite da due soli bisogni: procurarsi i soldi e andare a comprare la droga.
Come fai coi soldi? 120 euro al giorno non sono pochi.
“Chiedo l’elemosina in piazza e nel metrò. Entro nei vagoni scavalcando, non mi hanno mai fermato. Me la danno. Una volta un signore mi ha dato 50 euro, altre me ne hanno date dieci. Certo che la gente fa l’elemosina. Se non raccolgo che faccio? Non mi drogo, sopporto i sintomi dell’astinenza perché rubare no, non rubo”.
Hai i documenti?
“No, li ho persi e dovrei rifarli”.
Non ti fermano mai?
“Qualche volta, ma sono regolare”.
Hai studiato?
“Sì, tre anni di superiori, un istituto tecnico, poi ho lasciato”.
“Quando ho abbastanza soldi prendo il metrò e vado a Rogoredo, ogni giorno, ci vado anche sette volte al giorno. Al boschetto, quello vicino alla stazione. Una dose di eroina costa venti euro, una di coca quaranta. Io mi faccio di ero e di coca, almeno tre volte al giorno. La droga la vendono gli stranieri, marocchini e albanesi. Gente schifosa e piena di soldi, hanno certe macchine lì fuori! Ho visto ragazze fare pompini per una dose, costrette a farlo perché non hanno i soldi. La polizia certo che lo sa. La incontro lì vicino e a volte mi ferma. Son gentili. Guarda questo piede, proprio ieri mi hanno chiesto come andava che si era infiammata l’unghia dell’alluce”.
Si tocca lo stomaco, cambia espressione. Sta male.
“Mi viene da vomitare, sono in astinenza da ieri sera, devo andare a Rogoredo”. Lo vedo scendere le scale del metrò.
Faccio una verifica in piazza Duomo: sono molti a confermare che i clochard, soprattutto italiani soli o in coppia o con i cani, raccolgono molti soldi, più di cento euro al giorno. Li usano per drogarsi o per bere o tutte e due.
La cronaca: più di un anno fa il boschetto della droga di Rogoredo è stato “assaltato” in pompa magna da esercito e forze dell’ordine con tv al seguito per due volte. Io stessa sono andata (ben dopo questi “assalti” ) e ho visto gli spacciatori entrare e lo stesso identico degrado di prima, stessa foresta, stessa zozzeria di fianco alla tangenziale. Due giorni fa il Partito democratico a Palazzo Marino ha fatto una serie di proposte “sociali” per l’area, senza mai parlare di intervento definitivo, primo fra tutti radere totalmente al suolo tutta la boscaglia, pretendere l’arresto di tutti gli spacciatori (che non sono drogati) e accusarli anche di violenza sessuale sulle ragazze. Poliziotti che si fingono drogati per entrare “nel giro” non sono una novità. Telecamere e fermi continui nei pressi del fortino nemmeno. Molti dormono lì accanto, e sono tutti conosciuti. L’obiettivo non è necessariamente arrestare, ma obbligarli a sloggiare.
Il Pd di Sala chiama in soccorso (o correità…) il quartiere e anche il comune di San Donato, verso il quale lo spaccio si estende. E fa proposte di prevenzione sociale per i drogati. L’area della stazione è enorme e abbandonata da vent’anni. L’eroina, si sa da tempo in tutti gli ambienti pubblici, è tornata come negli anni ’80 e a prezzi decisamente inferiori. Il fenomeno cresce, la voce si sparge sempre di più tra i drogati.
Non è che non si può fare niente, è che nessuno vuole fare niente.
Consiglio di fare un giro in macchina, per chi non ha idea di cosa sia quel luogo (io l’ho fatto a piedi).
Consiglio di fare girare la voce sul perché non vanno mai dati soldi ai questuanti di strada, anche se ci fanno pena.

Rogoredo, gli spacciatori ringraziano

Il tassista davanti alla stazione di Rogoredo, infreddolito e in attesa vana di clienti il 31 dicembre, si lascia andare e racconta. Dopo il servizio della Rai su tutte le reti, il boschetto dello spaccio accanto ai binari della stazione, è meta ambita. Ragazzi che chiedono dov’è, altri che si fanno portare in taxi appositamente dalla stazione Centrale. Aveva fatto scalpore, alle porte di Milano, la decisione della Questura di intervenire con il falcetto e le motoseghe per abbattere alberi e impedire in modo piuttosto deciso, il nascondiglio della droga. Eroina. Lì si compra e ci si buca. Problema risolto?  Macchè. Il tassista indica un’auto parcheggiata, incidentata e bruciata. Al posto di quella, ricorda, prima ce n’era un’altra con spacciatori che dormivano dentro. Cento metri dall’entrata della stazione dove parte Italo per Roma.

Attendo che la nebbia si alzi e mi incammino verso il ponte sopra la ferrovia costeggiando l’unica strada asfaltata. Salgo i gradini della scala di pietra attenta a dove metto i piedi. Mai vista tanta sporcizia in pochi metri. C’è di tutto: vestiti rotti, cartacce, spazzatura, plastica. Non vedo siringhe. La vegetazione è fitta e sotto di me c’è il boschetto ben nascosto alla vista. Salgo fino al ponte: non c’è anima viva. Ridiscendo e provo a proseguire sulla strada. Vedo uno con il turbante, lo seguo. Si volta, mi fermo. Fingo di guardare i binari. Riprende a camminare e io anche. Si volta di nuovo a guardarmi e di colpo si infila a destra. Nel boschetto. Devo rinunciare. La mia collega mi aveva detto sicura: ci sarà polizia. Dove?

Sono stata in area stazione dalle 8 alle 11, ho parlato con i ferrovieri,  ho bevuto un caffè nel bar duecento metri prima del piazzale, ho visto l’arrivo delle auto che parcheggiavano e scendevano persone con trolley, gente per bene che andava a passare il capodanno viaggiando con Italo. I tassisti dicono che ogni tanto la polizia c’è, gira davanti alla stazione e dentro. Io non l’ho vista.  Incontro una signora romena che vive lì vicino e nn so perché deve sfogarsi contro Pisapia e parlare benissimo della Moratti. Parla solo di politica e fa la donna delle pulizie in piazza Cavour, alla palestra. Dice che il quartiere è degradato per colpa di Pisapia, mentre prima era bellissimo con la Moratti. Non so cosa glielo faccia sostenere con così tanta convinzione: l’area stazione è squallida e, prima ancora, venendo da via Toffetti, non vedi altro che muri  bianchi di aziende e camion che arrivano fino all’Ortomercato. La tangenziale si interseca e le auto sopra il cavalcavia che conduce a piazza Corvetto non fanno più caso a quello che vedono dai finestrini. Ma del boschetto della droga che è vecchio di anni, fino all’operazione di polizia in grande stile con telecamere, fotografi e giornalisti, sapevano solo i residenti, i tassisti e i ferrovieri. Bianchi e neri si dividono uno spazio considerato una piazza milanese succulenta che frutta migliaia di euro. rogoredoeolympia-6.jpg